Nei giorni scorsi AM.AN.T. ODV, associazione apartitica impegnata da anni nel volontariato presso i canili comunali di Roma, si è vista negare la possibilità di presentare alcuni cani in cerca di famiglia durante una manifestazione pubblica.
La motivazione addotta dal Dipartimento Tutela Animali del Comune di Roma è stata che l’evento si svolgeva all’interno di una manifestazione politica. Eppure, nello spazio riservato all’associazione non erano presenti simboli di partito, materiale di propaganda o attività di carattere politico: l’obiettivo era esclusivamente quello di favorire le adozioni e far conoscere ai cittadini alcuni degli ospiti dei canili comunali.

Pochi giorni dopo, tutti gli organi di stampa hanno pubblicato la fotografi a della deputata Patrizia Prestipino che, durante una votazione alla Camera, indossava una maglietta raffigurante il rivoluzionario comunista Che Guevara.
La circostanza assume particolare rilievo perché Patrizia Prestipino ricopre anche l’incarico di Garante per la Tutela e il Benessere degli Animali di Roma Capitale e organizza periodicamente iniziative dedicate alla promozione delle adozioni dei cani ospitati nei canili comunali.
Sorge quindi una domanda legittima.
Per quale motivo il Comune di Roma ritiene ammissibile promuovere le adozioni attraverso iniziative che vedono protagonisti esponenti politici o fi gure istituzionali con una chiara e riconoscibile collocazione politica, mentre impedisce a un’associazione apolitica di svolgere la stessa attività soltanto perché inserita all’interno di una manifestazione organizzata da una forza politica, pur senza alcun simbolo o messaggio politico nello spazio associativo?
Se il principio è quello di evitare qualsiasi possibile collegamento tra adozioni e politica, allora dovrebbe essere applicato in modo uniforme, senza eccezioni.
Se invece il principio cambia a seconda del contesto o delle persone coinvolte, è inevitabile che si alimenti il dubbio dell’esistenza di un doppio standard.
Le adozioni dei cani dei canili comunali dovrebbero rappresentare un obiettivo condiviso da tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica di chi contribuisce a promuoverle. Ogni occasione utile per far incontrare un cane e una famiglia dovrebbe essere valorizzata, non ostacolata.
Per questo chiediamo al Comune di Roma di chiarire quali siano i criteri adottati per autorizzare o vietare le iniziative dedicate alle adozioni e di garantire che tali criteri siano applicati in maniera imparziale, senza discriminazioni.
Quando si parla del futuro di centinaia di cani in attesa di una famiglia, dovrebbe esistere un solo interesse: il loro benessere.
Se invece le opportunità di adozione vengono limitate per ragioni che appaiono estranee alla tutela degli animali, è inevitabile porsi una domanda: l’attuale amministrazione capitolina sta davvero mettendo al primo posto il benessere degli animali oppure prevalgono altre logiche?



















