
Cecità è la prima poesia che abbia mai scritto ed anche per questo ne sono molto affezionata.
Oltre ad essere una poesia, la definirei un inno alla vita ed un omaggio alla primavera, che simbolicamente altro non è che una rinascita, in questo caso una rinascita interiore che invita ad apprezzare in ogni sua manifestazione la vita che ci circonda e che è dentro di noi.
La vera cecità è quella dell’anima, il ceco è colui che non riesce a ‘vedere’ con gli occhi interiori senza riuscire a cogliere la bellezza della propria esistenza che gli scorre davanti imperterrita…La Cecità dell’anima non è permanente se noi lo vogliamo, quegli ‘occhi’ ce l’abbiamo tutti e possiamo curarli, aprirli e spalancarli per sentirci di nuovo vivi!!!
Buona lettura e felice ‘primavera’ a tutti voi…
CECITA’
Se qualcun mi chiedesse
Che vedi? Chiuderei gli occhi E risponderei…
Un sole ancor pigro
Che scalda dolcemente Indumenti e pensieri Una leggera brezza
Fa suonar foglie d’albero
Che danzano a festa. Un suon d’amore, Due giovani rondini
Sventolando i lor aquiloni
Metton su casa.
Il cangiante aroma Rammenta la primavera… Tra vanitosi profumati Riconosco il rosso rosa Dono di tanti amanti.
Il giallo casalingo del limone
E d il fascino spontaneo
Di un geranio.
Ognun di loro partecipa al concorso di bellezza, premiata La sincera stravaganza!
Api paffute banchettano Per le nozze primaverili Ronzando in ogni dove.
E poi ancor musica
Risa di fanciulleschi giochi
Graffiar di gatti che
Si apprestano alla manicure Odor di fresco, odor di boschi, Odor di te vita mia.
Ma or è a te, mio compagno, che porgo la domanda.
Tu, dagli occhi spalancati
E la pupilla che par carpire Il più criptico dei misteri…
Che vedi? Dimmi Che vedi? Nel tuo silenzio io taccio. Perdona, non m’ero accorta Della tua palese cecità. Povero, triste uomo che
Non può vedere
La vita che urla.
Marzia Mancini



















