Roma celebra il Maestro Sergio Leone

Tante iniziative e una mostra all’Ara Pacis per ricordare Sergio Leone, maestro del western all’italiana e di pellicole indimenticabili

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Mostra Sergio Leone Ara Pacis

Fino al 3 maggio 2020, Roma celebra Sergio Leone a 90 anni dalla nascita (3 gennaio 1929) e 30 dalla scomparsa (30 aprile 1989) con un evento al Museo dell’Ara Pacis.
Regista, sceneggiatore e produttore: una grande personalità per troppo tempo sottovalutata. Rispetto e fama sono stati recuperati più tardi, anche con gli interessi, come purtroppo accade spesso. Un artista geniale – romano, non incidentalmente – che ha contribuito a rendere celebre la città, assieme e per mezzo della settima arte.
Ad aprile scorso, il vicesindaco Luca Bergamo depose una corona di fiori in viale Glorioso, dove visse; a fine ottobre, la Casa del Cinema ha dato il via a una serie di iniziative (rassegne e incontri) in suo ricordo. Ora, la mostra dedicata all’Ara Pacis, con un titolo, “C’era una volta Sergio Leone”, non affatto a caso.  La proposta è arrivata dalla Cineteca di Bologna; è prodotta e curata in collaborazione con la Cinémathèque française (dove ha già registrato un notevole record di presenze) e l’Istituto Luce-Cinecittà. Un’esposizione che ha carattere multisensoriale: è un viaggio attraverso l’universo dell’artista (dalla lavorazione dei film cult ai modelli narrativi); dalle influenze del suo stile (leggi: Quentin Tarantino, solo per dirne uno) fino al fumetto, ai videogiochi e alla fotografia, passando per gli anni della formazione. Parafrasando i titoli dei suoi più celebri lavori, l’esposizione è sì un omaggio artistico, ma pure un approfondimento sulla sua figura umana. “Sono certa che questa mostra gli sarebbe piaciuta – ha detto, emozionata, la figlia Raffaella, ad della Leone Film Group (e sorella di Andrea e Francesca, ndr) -. Approvo pienamente anche la scelta della location, perché credo che a Roma non ci sia un posto più bello, più evocativo”.
Il nome di Sergio Leone è associato alle scene del West e dell’America; è considerato il “padre” degli spaghetti-western, ma il suo contributo è ben più profondo e rivoluzionario: è il primo regista post-moderno (diciamo pure Pop) con un gusto per l’arte figurativa che ritroviamo in scenografie e inquadrature (da De Chirico all’amato Goya, di cui collezionava all’acqueforti, da Hopper a Indiana) e un’ispirazione che prende piede dalla “Sfida del samurai” di Kurosawa. La retrospettiva e la pubblicazione del volume “La rivoluzione Sergio Leone”, di Christopher Frayling e Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna che lavora da anni sul suo cinema (restaurando molti film, in collaborazione con Rosaria Gioia e Antonio Bigini e l’ideazione di Camilla Morabito) spiegano tutto molto bene. Rispetto all’allestimento di Parigi, all’Ara Pacis ci sono diversi contenuti supplementari: gli arredi dell’ufficio, foto inedite, ricordi e “la valigia dei rumori” (oggetti che il regista usava per riprodurre i suoni di scena: galoppi o lampi e tuoni di una tempesta). Nonché, in anteprima, qualche minuto del documentario di Tornatore su Ennio Morricone, che ha composto le colonne sonore di tutti i film di Leone. L’amicizia e il sodalizio con il compositore romano, infatti, è fra i più importanti della storia del cinema: a partire da “Per qualche dollaro in più” i brani scritti da Morricone venivano addirittura diffusi sul set, per aiutare gli attori a immergersi nel giusto mood. L’appuntamento sul Lungotevere invita il visitatore ad addentrarsi nell’universo di un genio che ha partecipato al rinnovamento del genere western, apponendo la sua firma a pellicole entrate di diritto nella Storia del cinema mondiale. Senza trascurare un “focus” sulla sua vicenda biografica. Attraverso un percorso di 1000 metri quadrati, diviso in sei sezioni (Cittadino del cinema; Le fonti dell’immaginario; Laboratorio Leone; C’era una volta in America; Leningrado e oltre, ovvero L’eredità Leone) e concepito come un “labirinto emotivo” (con cimeli, porte, specchi, scenografie, documenti, costumi e bozzetti, ricordi di famiglia, interviste e inediti, modellini, oggetti di scena e gli scatti di Angelo Novi) la Capitale omaggia il cineasta italiano e la sua tradizione cinematografica. Un’occasione per conoscere un mito del cinema italiano, leggendario come il paesaggio dell’Ovest di cui si è fatto cantore. “Il cinema è per me la vita, e viceversa”, così diceva Leone, creatore di icone e di piani sequenza memorabili. È stato portato via da un attacco cardiaco a soli 60 anni, dopo averci insegnato a pensare un cinema “in grande”.

Info: www.arapacis.it