Parte il progetto “Arte da bere-Le dimore del vino” per unire tradizione gastronomica e scoperta del territorio laziale

Presentazione “alcolica” del progetto “Arte da bere-Le dimore del vino” e la nuova DMO “Bibere de arte” (“Arte da bere”) all’Enoteca regionale Vyta, in un’affollata via Frattina, Roma.

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Parte il progetto “Arte da bere-Le dimore del vino” per unire tradizione gastronomica e scoperta del territorio laziale. Tanti i comuni coinvolti

da Tiziana Mercurio

Presentazione “alcolica” del progetto “Arte da bere-Le dimore del vino” e la nuova DMO “Bibere de arte” (“Arte da bere”) all’Enoteca regionale Vyta, in un’affollata via Frattina, Roma.

Ospiti del direttivo e del Presidente DMO, Pierluigi Cianni, i partner: Roberto Cipresso (winemaker di fama internazionale e scrittore), lo chef Paolo Gramaglia (1 Stella Michelin, Ristorante President di Pompei) e il testimonial, l’attore Antonello Fassari.
Lo scopo di “Arte da bere” è raccontare la storia dei luoghi intorno alla Capitale, per proporre esperienze che parlino del nettare di Bacco, e, in particolare, del Cesanese, vitigno autoctono, fra i più rappresentativi del Lazio. Questo territorio che ha ancora bisogno di essere promosso, specie perché vi si conservano e tramandano tradizioni e rapporti umani che nella Capitale sono andati un po’ perduti.
Dal canto suo, “Bibere de arte” darà luogo a narrazioni traversali, che spazieranno da eventi enogastronomici a quelli artistici. Perché la grande cultura gastronomica italiana e le nostre eccellenze produttive rappresentano un punto di riferimento per tutti, chef e semplici appassionati, capaci di far esprimere creatività ed innovazione.

“Questo progetto parte dal fatto che il vino sia espressione di diversità e ricchezza per un territorio che, nel nostro caso, va da Piglio a Valmontone, due città che dedicano già grandi eventi al vino e che conservano due dimore storiche: il Castello Colonna di Piglio e il Palazzo Doria Pamphilj di Valmontone”, ha spiegato Pierluigi Cianni, presidente DMO “Bibere de Arte”.

Ben 20 gli Enti coinvolti (7 pubblici e 13 privati) nell’ambizioso progetto che si avvarrà di un programma a lungo termine, tra cui: il Comune di Valmontone e di Piglio, l’Università “Sapienza” di Roma, Valmontone Outlet, IIS Gramsci di Valmontone, IISP Rosario Livatino- Turistico Alberghiero di Cave, IPSSEOA Buonarroti Alberghiero di Fiuggi, le associazioni culturali Artenova e Xenia, la rete di imprese dei Castelli della Sapienza, Monti Lepini e Prenestini, rete di imprese di Valmontone città, le agenzie di viaggi e tour operator Think Away Viaggi e Wanderlust Viaggi, Enoteca di Pi, Autoservizi Cerci, Piglio in arte, Associazione per la gestione della strada del vino Cesanese, Azienda speciale servizi integrati comunali e le Proloco di Piglio e Valmontone.

Inoltre, l’occasione è stata quella giusta per presentare “Tartufo più”, per avvicinarsi al mondo dell’omonima prelibatezza e conoscere i segreti di un prodotto d’eccellenza italiano e del Lazio attraverso la degustazione delle creazioni realizzate con tartufi “a km 0” dagli chef Stefano Bartolucci (di Rosso Divino) e Riccardo Cori e Sonia Pontecorvi (di Elle et Lui).
Forse non tutti lo sanno, ma il Lazio è una delle poche regioni, in Italia, dove si trovano tutte le specie di tartufo, sia bianco che nero. Purtroppo, però, negli ultimi tempi, anche questo nobile fungo sta subendo gli effetti del cambiamento climatico e diventa sempre più difficile da reperire.

Alla serata sono intervenuti anche: Antonella Parodi, cavatrice di tartufi; l’Azienda agricola “Il Tartufo Lepino”, nonché la professoressa Anna Maria Giusti, presidente CdL in Dietistica-Università Sapienza di Roma che ha chiosato: “Noi puntiamo alla divulgazione dei saperi fuori dalle mura dell’ateneo. L’obiettivo che ci poniamo è quello di creare attrattività e flussi di cultura che contribuiscano ad arricchire il territorio e far crescere l’economia”.

 

 

 

 

 

 

 

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