Franco Fontana, la retrospettiva

Al Museo dell'Ara Pacis di Roma, fino a agosto 2025, più di 200 scatti del maestro modenese. Tra paesaggi, ombre e colori che fluttuano davanti al suo obiettivo

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C’è tempo fino al 31 agosto 2025 per visitare la prima, grande monografica di Franco Fontana: una tra le migliori proposte culturali del momento nella Città Eterna.
Appena inaugurata al museo dell’Ara Pacis, la mostra, per gli appassionati non solo di fotografia, è tra quelle davvero imprescindibili: una retrospettiva sul fotografo modenese, che ne ripercorre la carriera con tante citazioni e un meritato intento celebrativo.
Già maestro della linea, ora, alla soglia dei 100 anni, l’artista mette da parte una biografia lunga e costellata di successi, iniziata da amatore (faceva l’arredatore d’interni…), discutendo, qui, di uno stile che lo rese un pioniere del colore negli anni in cui i coevi proponevano per lo più scatti in bianco e nero, e che lo consegnò all’Olimpo della Fotografia.
Sul Lungotevere Augusta, l’esposizione, a cura di Jean-Luc Monterosso (critico d’arte e storico fondatore e direttore della Maison Européenne de la Photographie a Parigi), guida lo spettatore alla scoperta di un universo creativo elegante, intenso e particolarissimo, svelando spesso aspetti inediti del suo lavoro, oltre alla profonda influenza sulla fotografia contemporanea.
Un’occasione che è anche una festa per gli occhi di chi guarda, che può, così, compiere un viaggio attraverso il tocco unico di un “rivoluzionario” gentile che riuscì a creare immagini astratte – e minimaliste – in cui colori brillanti e forti contrasti trasforma(ro)no la realtà in vera poesia visiva. La realtà, appunto: quella dei paesaggi nelle quattro stagioni; del mare e delle piscine (dove ci si immerge letteralmente, scoprendo l’arte di esaltare un vibrante elogio delle curve); della neve e delle pianure verdeggianti; delle auto e dell’asfalto e dell’architettura urbana (memorabile il reportage metafisico realizzato nel 1979 al Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR) che enfatizza il personale stile iperrealista del maestro; l’uomo e i nudi attraverso lo studio delle ombre, perché: “La fotografia non è ciò che vediamo, è ciò che siamo” (come ripete il lucidissimo Fontana, ora 98enne, presente al taglio del nastro della personale romana).
I suoi soggetti non sono “cartoline vaganti”, ma archetipi di ciò che significano, perché ciò che si vede lo si capisce solo se lo si conosce. Un eclettico – Fontana – che scatta d’istinto perché l’ispirazione è un fatto immediato e perchè il carpe diem vale anche per un paesaggio statico. Che si cimenta in vari generi, destreggiandosi tra accostamenti cromatici, campiture e stratificazioni di piani, mentre focalizza la sua ricerca principalmente su “due leve”: colore e geometrie, capaci non solo di rappresentare quel che si vede, ma anche la sua astrazione. “Il mio colore non è un’aggiunta al bianco e nero – ha detto – ma un modo diverso di vedere… I colori esistono, io li interpreto…perché li ho accettati come un traguardo inevitabile nell’evoluzione della fotografia”.
Al Museo dell’Ara Pacis ci si potrà muovere tra inquadrature ardite e profondità di campo ridotta, in spazi immersivi e video che, assieme a una selezione di oltre 200 fotografie, offrono una ragionevole panoramica della sua prolifica produzione, dov’è vano qualsiasi tentativo di cronologia.
Questo, mentre dalle diapositive alle polaroid (“appunti visivi” dei vari reportage) e fino al digitale, Fontana continua a sperimentare…
L’esposizione è promossa da Roma Capitale-Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei; di Zètema Progetto Cultura e Franco Fontana Studio.
La mostra è dotata di servizi accessibili ai visitatori con disabilità visiva e uditiva.
Info: www.arapacis.it; www.zetema.it