L’idea di rendere le sedute del Consiglio Comunale di Albano praticamente clandestine, avendo soppresso ogni tipo di trasmissione pubblica dell’evento in questo finale di legislatura, è stata l’unica scelta strategicamente comprensibile della maggioranza di centrosinistra negli ultimi quattro anni. E’ comprensibile infatti tentare di nascondere il procedere sgangherato di una compagine che ha dimostrato di mancare proprio in quei fondamentali di rinnovamento politico e competenza amministrativa messi alla base di un programma elettorale rimasto lettera morta.
L’ultima chicca emersa dall’assemblea del 30 dicembre scorso è l’uscita dalla maggioranza del “Patto Civico”, il cui capogruppo a Palazzo Savelli ha solennemente annunciato l’appoggio esterno alla giunta Borelli, motivando la decisione nel disaccordo tra le altre cose sulla gestione delle pubbliche manutenzioni. Un fatto molto rilevante, che si aggiunge alle continue fibrillazioni che hanno attraversato il centrosinistra cittadino negli ultimi due anni, acuite dal brutale dimissionamento dello scomparso assessore Sementilli, sulle cui vere ragioni il Sindaco continua ostinatamente a tacere, non ostante restino aperte tutte le questioni su cui quella frattura si era aperta, che di tutta evidenza non potevano limitarsi ai difficili rapporti personali, ma investivano rilevanti dossier amministrativi, fatti emergere anche ieri dall’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Ferrarini, il quale ha manifestato preoccupazioni Sulla poca chiarezza delle procedure inerenti l’avanzamento di importanti opere pubbliche che rischierebbero addirittura di essere attenzionate dagli organi di controllo. Un argomento che dovrebbe teoricamente allarmare anche i consiglieri di maggioranza, tra le cui fila cresce comunque il malcontento, palpabile se non proprio esplicito, a microfoni spenti, financo all’interno del Partito Democratico.
Tuttavia a noi che siamo osservatori distratti desta particolare curiosità l’atto di coraggio del leader del “Patto Civico” Umberto Gambucci, perché alla voce “appoggio esterno”, i manuali di politica spiegano che la lista o il partito che ne assume la scelta, ritira parallelamente l’eventuale sua rappresentanza in giunta. Non giungendo alcuna comunicazione ufficiale sulle dimissioni dell’assessore Anderlucci, che del Patto Civico è autorevole espressione, non vorremmo dover derubricare l’atto di coraggio in una piccola manovra di bassa cucina politica finalizzata ad una qualche miserrima redistribuzione di deleghe rimaste inevase.
Ad ogni modo resta l’immagine di una maggioranza boccheggiante, senza anima e senza nerbo, unita solo dalla voracità nel contendersi gli ultimi brandelli di potere.Che potesse essere questa l’ingloriosa fine di quello che voleva essere un progetto politico però era un rischio insito nella struttura di questo centrosinistra. Costruito con il Partito Democratico nel ruolo di unico soggetto politico, attorno al quale venivano innestati una serie di satelliti sotto forma di liste civiche, sorte come funghi all’ultimo momento, al solo fine di dare agibilità politica ad una serie di assessori e consiglieri uscenti privi Di un vero partito alle spalle che andasse oltre qualche sigla nazionale dallo scarso appeal elettorale il cui simbolo nessuno ha mai trovato sulle schede. Una formula che accentua il personalismo a scapito della politica, che può facilitare l’allestimento di alleanze capaci di vincere, ma assai più complicato governare, specialmente in situazioni complesse come le attuali, che richiedono grandi capacità di visione, programmazione e coesione.
Per questo la classe dirigente del centrosinistra di Albano ha fallito: vittima di un cartello elettorale costruito su accordi personali ma vuoto di politica. In questo contesto appare gigantesca la crisi del Partito Democratico, incapace di assumere su di se la sintesi, diviso ed eterodiretto. Un monito che verrà utile anche per chi si candiderà a succedervi, in un contesto istituzionale degradato da cinque anni di questo governicchio.


















