Frida Kahlo, un ritratto intimo

Al Museo Storico della Fanteria di Roma, fino al 20 luglio 2025, il volto meno noto dell’artista messicana, svelato dagli scatti di Nickolas Muray

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Dici: Frida Kahlo e dici Messico. Dici: Frida Kahlo e parli di emancipazione femminile, anticonformismo e comunismo militante. Ma pure di fascino, esotismo, eccentricità.
Una parte di tutto questo è oggetto della mostra: “Frida Kahlo through the lens of Nickolas Muray”, al Museo Storico della Fanteria di Roma fino al 20 luglio 2025.
Un percorso espositivo, organizzato in sette sezioni tematiche, che vuole raccontarla con rara delicatezza, catturandone la parte meno nota: la persona dietro l’artista.
Frida Khalo, vera e propria icona pop del XX secolo, torna protagonista in Italia con un evento che ne restituisce l’immagine attraverso la “lente” di chi la conobbe da vicino: Muray, testimone privilegiato, amico e amante.
L’obiettivo del fotografo ungherese – naturalizzato statunitense – che le fu accanto per dieci anni, infatti, tenta di rivelarne il temperamento e la resilienza da un punto di vista più intimo, scevro dal rappresentare gli innumerevoli problemi di salute che furono la cifra dei suoi anni e di gran parte della sua produzione artistica. Muray, pioniere della fotografia a colori, trovò grande ispirazione nel lavoro di Frida Kahlo e in lei come persona: molte delle sue fotografie sono entrate, così, nell’immaginario collettivo riferito all’artista, ritratta con i suoi caratteristici abiti tradizionali e gli accessori floreali, in momenti pubblici e privati.
L’appeal scenografico della mostra è garantito dall’abbondanza delle tinte: un po’ come un viaggio nell’esistenza della pittrice messicana (nell’incipit, anche un pezzettino della sua Casa Azul, che ospitò personaggi da tutto il mondo, da Trotskij a André Breton), qui alcuni dettagli inediti aiutano a comprendere meglio il suo magnetismo. Esposti oltre 100 manufatti, scelti meticolosamente prendendo spunto dalla documentazione fotografica, da informazioni da fonti ufficiali e dalle sue stesse opere. Circa 50 scatti in b/nero e a colori, provenienti dall’archivio di Muray; gli ambienti domestici come lo studio-atelier di Coyoacán (con scrivania, pennelli, cavalletto e sedia a rotelle: tutto ricopiato in scala); abiti (otto completi tradizionali) e gioielli (circa sei parure) fedelmente riprodotti e realizzati artigianalmente, con materiali di origine naturale, come piaceva a Frida, perché, per lei erano qualcosa di più di meri prodotti estetici: erano espressioni artistiche e identitarie.
Questo, senza dimenticare i francobolli, quelli che, dal 2001, numerosi Paesi hanno emesso in omaggio alla Kahlo: una serie unica, originale e di grande pregio. È stata la prima donna ispanica ritratta su un francobollo USA: un omaggio ad una delle artiste più importanti del Novecento.
Bohémien e sarcastica, Frida entrò in contatto con personaggi che avrebbero fatto la Storia, senza mai perdere di vista le sue radici. Trasformò il dolore in immagini cariche di simbolismo, in cui i riferimenti all’arte precolombiana si fondono con un primitivismo che non rinuncia allo slancio surrealista.
Oggi, la “celebriamo” anche perché simboleggia la libertà sessuale, la lotta contro la discriminazione e la violenza di genere, ma soprattutto perchè, a tanti anni dalla morte, continua a ispirare uomini e donne di tutto il mondo.
A cura di Vittoria Mainoldi, la mostra è prodotta da Navigare srl, da un’iniziativa di Difesa Servizi S.p.A-Ministero della Difesa, con il patrocinio di Regione Lazio, Città di Roma e Ambasciata del Messico in Italia.
Info: www.navigaresrl.com