Barbara Fabrizio presenta Uomo di mezzo. Eterno check in

Il thriller intimista presentato a Casa Sanremo Writers 2026

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Nel salotto di Casa Sanremo Writers 2026, Uomo di mezzo. Eterno check in si presenta come un thriller intimista: la corsa contro il tempo convive con una lenta ricostruzione di sé. La lingua è visiva, concreta; i capitoli alternano la tensione dell’indagine ai lampi del passato, dove la casa non è più un luogo sicuro. Il lettore entra in camera con i personaggi e ne esce cambiato. Editore: SBS Edizioni. Anno: 2025. Prezzo: € 15.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere quando Carmen passa dall’obbedienza alla scelta?

“La parte più difficile non è stata l’azione finale ma l’istante psicologico in cui Carmen prende la sua prima, vera decisione autonoma. Il lavoro è stato quello di trovare il momento narrativo, e la forza interiore, che le permettesse di dire basta e di reclamare il proprio destino”.

Il corpo è spesso termometro della paura: freddo, nausea, respiro corto. Quanto lavoro ha fatto su sensazioni fisiche e lessico sensoriale?

“Il corpo è stato centrale nel mio lavoro di scrittura. In un romanzo dove la protagonista è sotto pressione, il corpo diventa narratore secondario. Volevo che il lettore provasse la paura e lo smarrimento di Carmen, rendendola un’esperienza autentica e immersiva. Le sue sensazioni oltre che descrittive sono predittive, poiché il modo in cui il corpo di Carmen reagisce è sempre un segnale che anticipa un colpo di scena o un nuovo stato di cose”;

La memoria irrompe in cucina, in auto, nei corridoi. Come ha gestito i ritorni del passato senza spezzare il ritmo dell’azione?

“I ritorni del passato sono stati gestiti come vere e proprie iniezioni di verità e tensione. La sfida è stata quella di non spezzare il ritmo dell’azione ma, al contrario, di alimentarla. La memoria non irrompe a caso: è sempre scatenata da un trigger sensoriale o emotivo nel presente. I flashback non sono pause ma acceleratori psicologici che intensificano l’azione in corso”;

L’indagine di Marcos ha una doppia posta in gioco: il caso e la coscienza. In quale momento capisce che “la procedura” non basta più?

“Marcos comprende questa verità attraverso una lenta, inevitabile erosione delle sue certezze. Il caso svanisce e subentra l’uomo, che sente che in quel luogo c’è in gioco qualcosa di più grande di un crimine. Ciò avviene quando capisce che la sua indagine non riguarda più la giustizia ma la possibilità di redenzione. In questa fase Marcos apprende il senso del suo ruolo e decide, dopo un iniziale rifiuto, di  portarlo a compimento senza esitazioni”;

Se dovesse leggere un solo passaggio alla vetrina, quale sceglierebbe per presentare il cuore del libro a chi non lo conosce ancora?

“Mi viene in mente la scena in cui lei varca la soglia dell’hotel e si ferma per la prima volta. Era come se le avessero elargito un assaggio di Paradiso, dove poteva lasciarsi coccolare dall’incenso che bruciava in angolo dell’atrio e dallo scricchiolio della pelle che rivestiva il sofà. […] Chiuse gli occhi per qualche secondo e sospirò, trovando sollievo alle fitte allo stomaco. Quando li riaprì, si perse fra le pennellate di un olio su tela appeso alla parete di fronte, percependo il contrasto tra la scena ritratta e le traversie patite durante il viaggio: la fanciullina in mezzo al campo di ginestre, col suo bel gilet e la gonna leggera, era baciata dal sole, mentre si godeva la natura rincorrendo un cagnolino; la invidiò, voleva sperimentare quell’idillio senza tempo e, invece, era imbrigliata a un destino dai contorni incerti”;

Che cosa le piacerebbe chiedessero a lei, come autrice, dopo una presentazione: sulla scrittura, sui personaggi o sulla realtà che il romanzo tocca?

“Vorrei discutere con i lettori di come il romanzo, attraverso la finzione del thriller e del limbo, cerchi di esplorare la verità che per guarire si deve smettere di scappare dal proprio passato, anche se spietato.

Disponibile il preordine www.sbsedizioni.it/preordine”.