Riceviamo e pubblichiamo dall’ex Consigliere Comunale di Grottaferrata Michele Mazza, un contributo di riflessione sull’ultima crisi di maggioranza che ha portato alla sfiducia del Sindaco Mirko Di Bernardo.
“La tecnica del “divide et impera”
Letteralmente “dividi e domina”, è una strategia politica antica quanto il potere stesso. Già utilizzata nell’epoca dell’Impero Romano per controllare territori e popolazioni diverse tra loro, consiste nel frammentare il fronte degli interlocutori o degli avversari in modo che non riescano a presentarsi uniti. Quando le persone sono isolate o messe in competizione tra loro, diventa infatti più semplice per chi governa mantenere il controllo della situazione.
Questa logica può emergere anche nella politica locale.
Un esempio tipico è quello di un sindaco che, di fronte a critiche interne alla propria maggioranza, evita di affrontare i problemi in modo collettivo e preferisce gestirli singolarmente, parlando separatamente con ciascun consigliere o attribuendo responsabilità mirate. In questo modo il confronto politico si trasforma in una serie di rapporti individuali, riducendo la possibilità che si formi un fronte compatto di dissenso.
La strategia appare evidente nell’ultima comunicazione pubblica.
Nell’ultimo discorso in piazza, l’ex-sindaco ha scelto di personalizzare, ancora una volta,il conflitto: ha accusato apertamente soltanto gli ex-consiglieri Vinciguerra e Mazza, nonché l’ex-assessore Rossotti, indicandoli come principali responsabili della sua caduta; ha invece omesso di citare l’ex-consigliere del PD ed il suo ex-assessore-vicesindaco, nonostante lo avessero criticato fermamente a meno dell’ultimissimo periodo sfilandosi dalla responsabilità della caduta del sindaco. Infine ha anche elogiato l’assessore Roncati da lui sfiduciato.
Questo modo di impostare il discorso non è casuale.
- Colpire uno,
- premiare un altro
- ignorarne un terzo
crea dinamiche diverse tra i singoli attori politici: isolamento per chi viene attaccato, legittimazione per chi viene lodato, silenzioso reintegro per chi ha scelto di rientrare nei ranghi. Il risultato è che le tensioni interne non vengono affrontate come questione politica complessiva, ma trasformate in una serie di relazioni personali.
- Nel breve periodo la tecnica del “dividi et impera” può risultare efficace per mantenere il controllo della maggioranza,
- Nel lungo periodo, tuttavia, rischia di indebolire il dibattito politico e la fiducia reciproca, perché sposta l’attenzione dai problemi amministrativi alle dinamiche di potere tra singole persone.
In una comunità politica sana il confronto dovrebbe restare aperto e collettivo basato sulle idee e non sulla frammentazione degli interlocutori”. Conclude Mazza nella sua nota.




















