Mirko Di Bernardo “Grottaferrata non merita bugie: la mia verità contro il fango di Andreotti”

"Andreotti cita senza fare i nomi persone e ruoli, costruendo una narrazione a tinte fosche su presunti scontri interni. La realtà, documentata e sotto gli occhi di tutti, parla di un’amministrazione che ha fatto della collegialità il suo punto di forza"

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“Le recenti dichiarazioni di Luciano Andreotti non rappresentano solo un attacco alla mia persona, ma un’offesa profonda alla verità, alle istituzioni che ho avuto l’onore di rappresentare e a tutti i cittadini di Grottaferrata. È giunto il momento di rispondere con la forza dei fatti alle illazioni di chi, per coprire il vuoto della propria proposta politica, ha deciso di inventare di sana pianta contrasti, rapporti e retroscena che esistono solo nella sua immaginazione.

Andreotti cita senza fare i nomi persone e ruoli, costruendo una narrazione a tinte fosche su presunti scontri interni. La realtà, documentata e sotto gli occhi di tutti, parla di un’amministrazione che ha fatto della collegialità il suo punto di forza. Sul nuovo Piano Urbanistico (PUCG) hanno lavorato ben tre assessori, tutti dotati di piena libertà di parola e d’azione, sia durante il loro mandato sia successivamente.

I processi decisionali sono stati trasparenti, condivisi con i consiglieri e gli uffici. Affermare il contrario, ipotizzando “doppiogiochismi” o “ombre”, è un’operazione che rasenta la calunnia. Chi ha lavorato con me sa che il confronto non è mai mancato; ciò che  manca, forse, è la capacità di Andreotti di accettare che la politica possa essere fatta senza padroni e senza stanze segrete.

Le accuse di Andreotti svelano un limite culturale preoccupante per chi è stato Sindaco: la totale confusione tra indirizzo politico e gestione tecnica.

Come prevede la norma, la mia amministrazione ha esercitato il potere di indirizzo nei limiti rigorosi della legge, delegando totalmente l’attività gestionale agli uffici.

L’urbanistica è un’azione politica tecnicamente assistita. La politica indica la visione — nel nostro caso una Grottaferrata con meno cemento e più servizi — mentre i tecnici traducono tale visione in atti. Attribuire decisioni di indirizzo a organi tecnici, o viceversa, è un falso ideologico che dimostra come Andreotti (e forse qualche ex assessore che oggi lo accompagna) non sappia dove finisce l’azione politica e dove comincia l’autonomia tecnica.

Il punto dolente per i miei detrattori è il Piano Urbanistico Comunale Generale (PUCG). Abbiamo avuto il coraggio di avviare uno strumento ai sensi della Legge Regionale 38/99 che, per la prima volta, toglieva valore al mattone speculativo per darlo alla comunità. È questo che ha spaventato Andreotti? È il timore che Grottaferrata potesse finalmente dotarsi di regole certe, riducendo drasticamente le volumetrie previste dal piano vigente, a spingere verso una sfiducia frettolosa in uno studio notarile?

Non permetterò che il lavoro di anni, certamente non solo il mio ma anche quello di consiglieri comunali ed assessori che in buona fede hanno lavorato per il bene comune, venga infangato da chi vive di rancore politico. I cittadini, che sul piano sono stati coinvolti tramite incontri, questionari e proposte strutturate come facilmente verificabile agli atti, sanno distinguere chi lavora sulle carte e sui progetti da chi urla “al lupo” senza avere un solo documento in mano ma potendo contare solo su una passata gestione inconcludente e mediocre. La mia gestione è stata ed è agli atti: trasparente, legale e rivolta esclusivamente al bene comune. Le favole di Andreotti le lasciamo a chi non ha più nulla da dire alla città”. Lo rende noto il già sindaco di Grottaferrata Mirko Di Bernardo