Eden, musica elettronica per un racconto generazionale

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La regista e sceneggiatrice francese, Mia Hansen Love, con Eden, già presentato al Toronto Film Festival, ci porta negli anni ’90 che segnano l’affermarsi in Francia della musica elettronica. Nelle eccitanti notti parigine Paul muove i suoi primi passi come amante della musica house. Con il suo migliore amico crea il duo “Cheers” che trova immediatamente un fedele seguito sotterraneo. I due amici sono presto risucchiati da un breve ma euforico successo. Poetico e romanzesco, Eden ripercorre i passi del “French Touch” dal 1992 a oggi, rievocando una generazione che è stata capace di riscrivere le regole della musica dance grazie a musicisti come i Daft Punk, Dimitri from Paris, Cassius e Alex Gopher.

Durante il Festival Internazionale del Film di Roma, in conferenza stampa, la regista ha incontrato i giornalisti.

Come è stato ricostruire un momento particolare della musica francese che ha influenzato la vita dei teen -ager?

Il progetto di questo film è stato impegnativo. Ho cercato di cogliere e restituire l’energia degli anni ’90, nell’intento di descrivere una generazione. Mio fratello ha fatto parte di quel mondo, è diventato un deejay, ho passato molto tempo nei locali con lui, incamerando molti ricordi. Avendo scelto di raccontare la storia di un deejay, l’ho interpellato. Si può dire che il film sia il frutto di una co – scrittura.

Nella costituzione del casting, la scelta di volti freschi è dovuta alla volontà di rappresentare un’epoca?

La scelta è coerente alla trama: gli attori, tra i venti e i venticinque anni, sono nuovi alla professione di attore. La mia intenzione era quella di creare un gruppo.

Il film appare come un racconto generazionale che evita ricadute sentimentali e nostalgiche, quasi un documentario. Perché questa scelta estetica?

Più che un documentario, Eden per me è un film di fiction. Forte è stato il lavoro sul suono, sui brani, ho lavorato affinché si sfuggisse alle convenzioni del genere generazionale ed ai clichet. La mia scelta è ricaduta sul realismo e non sull’iconografia dei locali: l’obiettivo era una nuova rappresentazione del locale come simbolo di un’epoca.

Cosa rappresentava in quegli anni per i ragazzi francesi la musica elettronica americana?

Quella che dai Francesi è chiamata generazione “French Touch” in realtà si ispira a uno stile americano. Le sue origini risiedono nella Black Community, nell’Underground americano. Le fonti di questa musica sono New York e Chicago.