Rapo al Consiglio Comunale di Marino “Mussolini vs Segre”

L'intervento integrale di Marco Rapo al Consiglio Comunale di Marino nella discussione sulla revoca della cittadinanza a Mussolini e la suaassegnazione a Liliana Segre

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Marco Rapo

“Piddini su Marte” è il titolo, provocatorio, che il Consigliere Comunale Dem di Marino Marco Rapo ha voluto dare al testo del suo intervento in occasione dell’ultimo Consiglio Comunale marinese, in cui si discuteva della mozione presentata dallo stesso Pd, per il ritiro della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e l’assegnazione della stessa a Liliana Segre. Abbiamo deciso di pubblicare integralmente il testo dell’intervento dell’Avv. Rapo, dopo che lui stesso lo ha voluto rendere pubblico in un post sul suo profilo social, ritenendolo utile strumento di dibattito su temi molto seri, ma troppo spesso strumentalizzati da tutte le parti per motivi di bassa cucina politica. Non prendiamo posizione ma intendiamo offrire a voi lettori un punto di vista insolito e fuori dagli schemi che, in qualisiasi modo la possiate pensare sul punto, se in buona fede, non potrà che far riflettere tutti.

“Ringrazio l’Amministrazione e i miei Colleghi di centrosinistra per avere portato all’attenzione del paese un tema di grande importanza storica e culturale, quale emerge dalle due proposte di delibera sulla revoca della cittadinanza onoraria marinese a Benito Mussolini e sulla concessione di essa alla senatrice Segre e a tutte le altre vittime viventi dell’Olocausto.

Volendo sdrammatizzare un argomento che ha radici profonde, controverse, complesse, e che risente di tutta la storia che ha formato il carattere italiano, la prima cosa che è venuta in mente nel confronto tra il bis di iniziative è stata la barzelletta del cacciatore e del pescatore; di quei due amici che per superarsi in prodigi della loro passione, non smettevano di esagerare fino al monito del cacciatore romano: o accorci sti pesci o faccio ‘na strage.

In effetti, non si capisce l’urgenza di (ben) due punti “dedicati” alle cittadinanze onorarie, tanto più in un momento dove gran parte dei cittadini attendono dallo Stato decisioni concrete per risolvere problematiche quotidiane di sostentamento.

Unite dalla comune matrice pseudo ideologica di contrastare qualsiasi forma di manifestazione sociale possa rievocare il pensiero del periodo fascista, mentre l’iniziativa dei miei Colleghi PD si distingue per il carattere battagliero con il quale innalzano l’anziana signora Segre a vessillo della sinistra del bene e del buono, l’offerta speciale di cittadinanza dell’Amministrazione a tutto il “cocuzzaro” degli ultimi dodici testimoni viventi della Shoah è di quelle che, per quantità, avrebbe fatto sfregare le mani al buon Martin Lutero nella sua lotta contro la vendita delle indulgenze della Chiesa di Roma per accaparrarsi, in quel caso, offerte pecuniarie.

Insomma, ne sarebbe bastata una, peraltro emendabile e quindi estendibile, ma, per carità di Dio, io benedico che sia giunta in questa sede.

Voglio sin da subito evidenziare come in gioco non ci sia semplicemente l’approvazione o meno della revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini ed il riconoscimento ai menzionati testimoni italiani dell’olocausto; in ballo c’è la possibilità di superare la dannosissima e non casuale mistificazione ideologica e linguistica ogni qual volta ancora oggi in Italia vi sia un riferimento al Duce e al fascismo, con conseguente corollario nazista, razzista e con l’inevitabile scenografia innevata del cancello d’ingresso del Campo delle atrocità di Auschwitz.

L’idea è quella di approcciare in maniera intellettualmente onesta un dibattito non facile, sgombrando il campo dai luoghi comuni e dagli steccati di Partiti e Movimenti in continua contraddizione, ossia, proprio la strada che ha portato inaspettatamente a Marino la senatrice Segre e le altre vittime dell’orrore. Mi riferisco ad iniziative come quelle dell’ANPI, alla quale il PD è vicino nella fase di oscillazione verso sinistra, simultaneamente piazzate in tutti i Comuni; o, peggio ancora, al teatro deprimente che ne è sorto: odiatori contro buonisti, “fascisti” contro “comunisti”; insomma, categorie inventate da leader politici di piccolo cabotaggio, utilizzate per alimentare il vento populista con icone che forse possono ancora residuare nella fantasia di qualche nostalgico ma che – questo è il vero problema – così facendo, ancora nel 2020, finiscono per assurgere alle prime pagine ed essere oggetto di produzione legislativa come, nel nostro piccolo, sono anche quelle che ci occupano.

Non c’entra tanto il fatto che abbiamo problemi ben più gravi di cui occuparci, come pure è vero che sia; c’entra semplicemente che quel fascismo non esiste più; che Mussolini è morto e che, fino al comunicato che ha dato notizia della mozione piddina, il 99,9% della popolazione marinese non sapeva neanche che fosse nostro concittadino onorario.

C’entra soprattutto il fatto che iniziative come quella che ci impegna finiscono per andare in direzione diametralmente opposta a quella dichiarata finendo esse stesse per realizzare – vedremo come – un’altra e più attualizzata forma di fascismo, ovviamente non come fenomeno storico circostanziato, ma come minaccia autoritaria strutturale.

Quella che è fatta apparire come una vera battaglia di civiltà, per la quale la signora Segre era il massimo che potesse capitare sul mercato, è invece un’iniziativa spudoratamente formale che ricorda quelle che gli antifascisti democristiani opponevano alla dittatura fascista.

Ecco che il tema entro il quale ragionare deve partire dal nuovo significato assunto dal termine fascista dopo la fine del Partito e, immediatamente dopo, fuggirlo come il Covid.

Naturalmente non meraviglia che proprio la sinistra, che del suo pantheon di intellighenzia cura solo il rinnovo del brevetto, continui ad ignorare gli importanti contributi offerti dalla produzione letteraria di straordinari intellettuali.

Impossibile non andare con la mente al contributo pasoliniano per il quale “(…) il Nuovo Fascismo non aveva a che fare con le rinate organizzazioni fasciste dopo la fine della seconda guerra mondiale e la Liberazione, ma con il potere di plasmazione delle vite e delle coscienze che il nuovo sistema dei consumi era riuscito a produrre.”.

C’è qualcuno che possa negare quel potere, tanto più oggi accresciuto dalla informazione inquinata che invade media e social?

C’è qualcuno che non si sia accorto che nel circuito dei consumi ci sono finiti Partiti e Movimenti con il loro susseguirsi di costituzioni, estinzioni, fusioni, scissioni, marketing (si disse anche ora abbiamo una banca), che sono la negazione della politica?

C’è qualcuno al quale sia sfuggito il conformismo politico ed economico di oggi, l’interscambiabilità di soggetti e formazioni ancorché apparentemente opposti, cosi simile a quello del potere fascista prima e democristiano poi, narrato da Pasolini?

“Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda.”.

Quell’Alberto era Moravia al quale Pasolini poneva retoricamente una domanda su un antifascismo rabbioso e strumentale ad un fascismo che quegli intellettuali giudicavano defunto già 50 anni fa.

Così, per venire a noi e al reale significato di fascismo che la politica vuole riportare ai nostri giorni come se fossimo al 1922, se è culturalmente significativa la solidarietà agli ultimi testimoni dell’olocausto e alla signora Segre anche per gli attacchi vili ed infamanti nei suoi confronti, non lo è perché manifestazione antifascista o antinazista ma semplicemente perché è male ciò che è male – tali sono obiettivamente simili espressioni di odio – come è bene ciò che è bene, vale a dire la sensibilizzazione verso il rispetto della persona e dei suoi diritti che la senatrice porta nelle scuole arricchita dall’emozionalità e credibilità di chi ha vissuto quell’orrore.

Per le ragioni anzidette e per altre di ordine storico che vedremo, non dovrebbe quindi trovare approvazione l’accensione improvvisa di una sfida che i Partiti del centrosinistra non hanno lanciato neanche ad un Berlusconi o ad un Verdini con il quale sono scesi a patti politici; a ben guardare nemmeno ad un Salvini, perché non si può mai sapere, dovesse riaprire il Papete; ma che nell’anno 2020 lanciano a Benito Mussolini scomparso da oltre 75 anni.

Ecco, pertanto, che quella che il PD+altri definiscono una battaglia di civiltà è invece il suo esatto opposto, tale è nel testo della loro mozione lo squallido riesumare i cadaveri del Duce, dei 12 marinesi di spicco che ne proposero l’onorificenza al Commissario prefettizio, del Commissario stesso, del Sindaco, della Giunta e del Consiglio che il 30.3.1923 deliberarono l’adesione al Partito Fascista; del cadavere di Giacomo Matteotti e degli avversari che lo hanno soppresso, dei marinesi ai quali le truppe tedesche hanno causato indicibili sofferenze e tragedie. Insomma, indicati tutti pedissequamente, un funerale o una carneficina, che dir si voglia, ma per fare cosa se non per alimentare il fanatismo di un regime anch’esso riesumato e quindi morto?

Quella della revoca della cittadinanza, a chiunque esso sia, è una battaglia che ripete un antico errore storico come quello della romana damnatio memoriae. La storia è memoria e non deve essere cancellata ma mantenuta ad imperitura memoria.

Con la sua infelice iniziativa politica il PD compie oggi quello che nemmeno il PCI osò mai. Persino Giorgio Amendola prese pubblicamente le difese di Renzo De Felice, sostenendo la necessità del confronto sul terreno della ricerca e della critica, «perché non si possono cancellare venti anni della storia d’Italia», e perché «(…) la storia dell’antifascismo, (…) è storia di un movimento che ebbe, accanto a momenti di alta tensione morale e politica, brusche cadute». (L’Unità, 20 luglio 1975).

Ma di errori storici ne è pieno il nostro Paese, se non fosse che chiamandoli errori si finisce per attribuirgli una buona fede ed un principio nobile che non hanno. Perché, certo, non può chiamarsi errore quello di un popolo come il nostro che la sera – finché forse sei ancora al potere – ti osanna, e solo la mattina seguente ti appende a testa in giù.

Siamo la terra di una delle ultime frontiere dell’ostentazione della vecchia sinistra o del comunismo che come cantava Gaber è lotta antifascista e di classe, ma che in un Governo rosso Dalema ti fa l’ “errore” di nominare ministro un ex missino come Misserville e di prestare le basi Nato all’America per bombardare il Kossovo.

Più vicini ai giorni nostri, siamo quelli di “parlateci di Bibbiano” e dell’odio peggiore che mai – nemmeno tra Berlinguer ed Almirante – sia mai stato sparso come tra gli attuali Partiti e Movimenti e rispettive tifoserie; e poi, come per incanto, o per errore, siamo quelli del Governo giallorosso un istante dopo.

Dove era a quel tempo la battaglia di civiltà dei miei Colleghi?

Ora, io so bene che la maggior parte degli iscritti segua in maniera cieca la direzione impartita dai piani superiori, solo che oggi costoro – o chi risponde alla propria onestà intellettuale – non potranno glissare sulle gravi contraddizioni della mozione.

Per esempio, sono curioso di ascoltare come il mio Partito ed il M5S comporranno la divergenza di vedute che portò Grillo a giudicare come sostanzialmente liberticida la Legge Fiano contro la propaganda del regime fascista.

Oppure, come il PD riesca a far convivere il valore della donna, che reca con sé la sua mozione, con le parole pronunciate dal comico genovese al riguardo di una Rita Levi Montalcini – che è menzionata a dare lustro alla loro iniziativa – definita in maniera estemporanea e scioccante niente meno che una “…bip…!”, per eleganza diciamo poco di buono, anziché riferirvisi per i meriti scientifici della senatrice a vita.

Posto che di ipocrisia nelle quattro fitte pagine della mozione PD ce ne è da vendere, è da chiedersi dove sia finita la battaglia di civiltà e di diritti in tutto ciò. Purtroppo, basta leggere, semplicemente non c’è; tutto è rimescolato in un pragmatismo di convenienza pseudo politica che non ha niente in comune con quello che si vorrebbe fare apparire come il coraggio degli ideali dell’interventismo da battaglia con una mano alla spada e l’altra alla bandiera di Partito.

Ora, sebbene io non nutra molta fiducia in un Partito che per due volte ha dichiarato di nascere come di un moderno laburismo, che continua a morire di scissione comunista e a rinascere a trazione sempre più promiscua o, in questo senso, “democristiana”; io non posso e non voglio credere che tutti gli altri consiglieri presenti in quest’aula non sentano il bisogno di quel sussulto dal basso che mai come oggi sarebbe necessario a svegliare il sonno in cui siamo mantenuti da una classe politica apicale incosciente e spregiudicata.

L’unico motivo per il quale mi dispiaccio sinceramente di trovarmi in disaccordo con l’iniziativa dei miei Colleghi deriva dall’essere stata una tra le poche che mi ha visto chiamato alla partecipazione secondo le regole di gruppo del Partito, nonostante la mia disponibilità al confronto ogni volta richiesta, quando non strumentale, si intende.

L’altra iniziativa analoga e di poco precedente fu per un comunicato che ricordava la Giornata della Memoria, in sostanza una doppia memoria o memoria al quadrato, quando dovetti, pure, dispiacermi per la chiusura immotivata alla mia proposta di sostituire pochi termini che avrebbero reso il testo storicamente più onesto e socialmente più efficace, proprio sotto il profilo di quei comportamenti che si intendevamo contrastare: sostituire, cioè, l’inciso “(…) alle ideologie nazista e fascista”, con le “(…) ideologie totalitaristiche”. Inutile che stia a dire. Nemmeno a parlarne.

Peraltro, la mia era né più né meno che la posizione espressa dal PD nella Risoluzione del Parlamento europeo del 19.9.2019 la quale in diversi passaggi equipara nazismo e comunismo “(…) ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni. (…) condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari.”. Una posizione votata dal PD (gruppo dei Socialisti e democratici) con poche eccezioni, da Forza Italia (gruppo Ppe), Fratelli d’Italia (Conservatori) e Lega (gruppo Identità e democrazia).

Mi rendo conto che a questo punto il tema presterebbe il fianco alla teorica delle diverse finalità dei Lager e dei Gulag, rispettivamente sterminio dei prigionieri e rieducazione dei “nemici di classe”; ma sarebbe roba da appassionati di storia, e comunque questione di lana caprina tra gradi di inciviltà in un mondo in cui quei riferimenti non esistono più; o alla più classica delle manovre distrattive di chi perpetua un uso della memoria strumentale ed insincero; un errore ormai persino istituzionalizzato nelle Giornate della memoria che, risolvendosi in un sostanziale rispolverare fazioso e quindi provocatorio di personaggi e situazioni di un passato da dimenticare, sarebbe meglio trasformare nelle Giornate dell’amnesia.

Poi, per la verità, ci sarebbe anche un problema di contraddittorio e legittimità quale è quello che pone la revoca della cittadinanza onoraria post morte; problema di cui faccio solo cenno al condizionale, consapevole come sono che nell’Italia di oggi qualsiasi questione di confine tra legge e politica risenta del potere soffocante di quest’ultima.

Per venire ad entrambe le proposte di deliberato, evidenzio come le stesse non prevedano nessun fare concreto finalizzato a quella formazione di una “memoria collettiva salda” quale è l’obiettivo testuale dichiarato; come, pure, non sia presente nessuna azione concreta in tal senso, non volendo immaginare possa pensarsi che il semplice conferimento di cittadinanza onoraria possa contribuire alla creazione di “un percorso di memoria non più solo commemorativa ma attiva” (sempre stando al testo della proposta); perché, se è vero che i sacrosanti valori fondanti di ogni comunità democratica, libertà e rispetto, non devono avere alcun colore politico, non si può pensare che la loro difesa possa essere semplicisticamente affidata al formalismo di un Consiglio Comunale.

Quali effetti pratici, fattivi si spera di ottenere? Quanti sono i giovani, che si immagina e si spera possano essere i principali destinatari di questa operazione? Qual è il percorso formativo?

Con questi interrogativi, e a conclusione di uno svolgimento lungo e a tratti anche complesso ma doveroso per cui ringrazio dell’attenzione, la mia proposta al Consiglio è quella di rinviare entrambi i punti con l’impegno a riunirli in una prossima seduta, al fine di comporre un deliberato che tenga conto delle osservazioni emerse e di quelle che sono sicuro emergerebbero nel corso dei lavori.

In subordine, emendare le mozione affinché, per le ragioni espresse, in entrambe sia espunta la revoca della cittadinanza a Mussolini, concedendola alla senatrice Liliana Segre e a tutti agli altri testimoni italiani dell’olocausto con la solidarietà e le onorificenze del caso””. lo scrive Marco Rapo, Consigliere comunale PD Marino