IL RACCONTO
«Ho perso dei familiari per il tumore», Marilù Lionetti, 58 anni, residente a Villaggio Ardeatino, un consorzio di 500 abitazioni ad un ventina di metri dalla discarica, è furibonda. «Non voglio soffrire ancora – dice , ho una nipotina, è assurdo riaprirla, ho una nipotina di 4 anni e per lei voglio un futuro diverso». Barricate e tensione altissima ieri alla discarica di Albano dove il primo tir, proveniente da Malagrotta, con 25 tonnellate di rifiuti trattati della Capitale è rimasto bloccato per ore, dal muro alzato da cittadini e attivisti che hanno presidiato davanti all’ingresso del sito di via Ardeatina, dalle prime luci dell’alba fino alla sera.
In centinaia, tra cui bambini e anziani, nell’area antistante la discarica presidiata da carabinieri, polizia di stato e Reparto mobile della Questura con rinforzi giunti nella tarda mattinata. Poco prima delle 14 il Tir ha varcato i cancelli per sversare i rifiuti di Roma nel VII invaso, in base ad un’ordinanza firmata dalla sindaca Virginia Raggi il 14 luglio Dopo mesi di proteste, con cortei per le vie di Albano e manifestazioni in piazza, per loro ieri è stata la mattinata più difficile da digerire. Hanno lottato fino all’ultimo contro il riavvio della discarica andata distrutta, sei anni fa, in un incendio che sembrava essersi portata via qualsiasi possibilità di riapertura. Alla fine hanno dovuto arrendersi per il rischio di non essere denunciati penalmente.
LA SPERANZA
«Il sindaco di Albano lo ha gridato più volte a squarciagola Vilma Casagrande, un’altra residente, accasciata su una sedia dopo ore di proteste – era l’unico a poter bloccare i camion firmando un’ordinanza specifica, abitiamo qui da 40 anni, la puzza è insopportabile, ci sono scuole e asili, ma noi non ci fermiamo con il presidio permanente».
«Oggi la politica ha fallito un altro cittadino, Fabio Caponetti – il sindaco Borelli è il primo responsabile del riavvio della discarica, mentre in campagna elettorale aveva garantito la chiusura, ha perso anche lui». «Non ne possiamo più di questa discarica dice con il volto stanco mentre si aggiusta la mascherina Giuliano Cesaretti ma arrivati a questo punto, con il rischio di una denuncia penale, cosa possiamo fare di più? noi cittadini abbiamo dato tutto nella lotta contro la discarica, ma ora sembra davvero tutto inutile».
L’INVITO
«Toglietevi la divisa – cosi una cittadina urlava alle forze dell’ordine – fatelo per garantire la salute dei vostri figli». Una voce al megafono, la stessa che ha accompagnato cortei e manifestazioni di protesta nelle piazze di Albano, ieri mattina trasmetteva messaggi contro il passaggio del tir e la riattivazione della discarica. A cavalcioni, su una bara sistemata sul tettino di una Panda e divenuta ormai il simbolo della morte del diritto alla salute, siede l’attivista Giuliano Tripolini, esponente del Comitato No Inceneritore.
«Presidi ad oltranza, dobbiamo stare sul pezzo e non mollare, è arrivato solo un camion e già qui si sente una puzza da morire ha detto ieri pomeriggio poco dopo le 16 mentre riforniva di acqua i manifestanti ancora sul posto – hanno buttato i rifiuti nell’invaso e poi ci hanno messo sopra un telo, rimaniamo qui con turni tutta la notte e poi ritorniamo qui domani mattina, vogliamo controllare la sequenza dei camion in transito e quello che scaricano». I cittadini si danno i turni per non lasciare l’area scoperta e il presidio prosegue anche questa mattina. «Staremo di nuovo qui con sindaco ed amministratori – conclude Tripolini – niente ferma il nostro monitoraggio continuo sul territorio».
di Karen Leonardi



















