Albano, Ioana Cristea “La mia candidatura nasce dalle storie vere delle persone”

Candidata nella lista Identità e Bene Comune a sostegno di Massimiliano Borelli

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Palazzo Savelli - Albano Laziale

Ioana Cristea è una cittadina di origine rumena che vive in Italia da oltre vent’anni. Ha costruito la propria vita ad Albano Laziale, dove ha lavorato con continuità nel settore dell’assistenza familiare, occupandosi di persone anziane e fragili all’interno delle case degli italiani.

La sua è una storia fatta di lavoro, responsabilità e integrazione concreta. Come molte donne della comunità rumena, Ioana ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire assistenza quotidiana a tante famiglie, diventando spesso un punto di riferimento umano oltre che professionale.

Negli anni ha sviluppato una conoscenza diretta delle difficoltà che vivono sia i lavoratori stranieri sia le famiglie che si affidano a loro: precarietà, mancanza di tutele, difficoltà burocratiche, ma anche solitudine e scarsa rappresentanza.

Oggi sceglie di candidarsi nella lista “Identità e Bene Comune” del centrosinistra per portare dentro le istituzioni locali una voce che finora è rimasta ai margini.

La sua candidatura nasce con un obiettivo chiaro: dare rappresentanza a una comunità numerosa, radicata e fondamentale per il tessuto sociale di Albano, ma ancora poco ascoltata.

Ma la candidatura di Ioana non nasce contro qualcuno.
Negli ultimi anni, infatti, ad Albano si è aperto un percorso di dialogo importante con la comunità rumena, anche grazie al lavoro dell’amministrazione guidata da Massimiliano Borelli e ai rapporti istituzionali costruiti con l’ambasciata rumena.

Per Ioana, quel percorso rappresenta una base da rafforzare:

“Il riconoscimento istituzionale è stato un segnale importante.
Oggi però bisogna fare un passo in più: trasformare il dialogo in partecipazione concreta nella vita quotidiana della città.”

Ioana, perché ha deciso di candidarsi?

“Per tanti anni sono entrata nelle case degli altri.
Ho visto famiglie in difficoltà, anziani soli, figli che lavorano tutto il giorno.

Io ero lì per aiutare. Ma fuori da quelle case, spesso mancava qualcuno che ascoltasse davvero le storie di chi vive queste realtà ogni giorno.

A un certo punto ho sentito che non bastava più fare bene il mio lavoro.
Bisognava anche avere il coraggio di portare quelle esperienze dentro le istituzioni.

Mi candido perché voglio dare voce a chi vive, lavora e contribuisce ogni giorno a questa città, ma troppo spesso resta invisibile.”

La comunità rumena è molto numerosa ad Albano. Qual è il problema principale oggi?

“La difficoltà più grande è non sentirsi davvero coinvolti.

Molti di noi lavorano, pagano le tasse, crescono figli qui.
Ma spesso non partecipano alle decisioni che riguardano la città.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato.
C’è stata maggiore attenzione verso la comunità rumena e il dialogo istituzionale è cresciuto, anche grazie al lavoro fatto dall’amministrazione Borelli e ai rapporti costruiti con l’ambasciata rumena.

È stato un segnale importante.
Adesso serve rendere questa relazione ancora più concreta e vicina ai bisogni reali delle famiglie.”

Quando si parla di integrazione, cosa manca ancora?

“Spesso manca una cosa semplice: qualcuno che ti aiuti a capire.

Può sembrare poco, ma non lo è.
Quando una persona non riesce a orientarsi tra documenti, uffici o servizi, finisce per sentirsi insicura e rinuncia anche a chiedere.

Ho visto donne avere paura perfino di fare una domanda per timore di sbagliare

Per questo servono strumenti più accessibili, informazioni chiare e anche supporto linguistico.
Altrimenti si rischia di finire nelle mani dei soliti imbonitori che approfittano delle difficoltà degli altri.

L’integrazione vera comincia quando una persona sente di poter partecipare senza paura.”

Lei viene dal lavoro di cura. Quali sono le criticità in questo settore?

“Chi fa questo lavoro entra nella parte più fragile della vita delle persone.

Vedi la malattia, la solitudine, la paura.
Diventi quasi parte della famiglia.

Mi è capitato di accompagnare anziani che non avevano nessun altro vicino.

Però resta un settore fragile.

Ci sono persone che lavorano tantissimo ma senza tutele complete o con contratti poco chiari.
E dall’altra parte anche le famiglie hanno difficoltà a orientarsi tra regole e costi.

Serve più chiarezza, più regolarità e più sostegno reciproco.”

E per i figli delle famiglie rumene?

“I ragazzi ormai si sentono pienamente parte di questa città, ed è giusto così.

Le difficoltà spesso le vivono i genitori, non perché manchi la volontà, ma perché tra lavoro, lingua e stanchezza non sempre riescono a seguire tutto.

La scuola può fare tantissimo.
Deve diventare sempre di più un ponte tra famiglie e territorio, un luogo dove nessuno abbia la sensazione di essere fuori posto.”

Ci sono problemi legati alla casa?

“Sì, e sono situazioni che spesso restano nascoste.

Affitti difficili da ottenere, contratti non chiari, condizioni precarie accettate pur di avere un tetto.

Quando vivi nell’incertezza fai fatica anche a costruire un legame stabile con il territorio.

La sicurezza sociale passa anche da qui.”

Cosa significa rappresentare la comunità rumena senza creare divisioni?

“Significa lavorare per tutti.

Io ho lavorato per vent’anni nelle case delle famiglie italiane e nella vita quotidiana non ho mai visto divisioni: ho visto persone che si aiutano.

Credo che il rapporto costruito negli ultimi anni tra istituzioni e comunità sia un punto positivo da rafforzare, non da distruggere.

Se migliora l’integrazione, migliora la qualità della vita dell’intera città.

Non è una battaglia di una comunità contro un’altra.
È il tentativo di costruire una Albano più unita e più vicina alle persone.”

Qual è la sua priorità se eletta?

“Vorrei contribuire a creare un collegamento ancora più forte tra comunità e istituzioni.

Un luogo dove le persone possano parlare, essere ascoltate e trovare risposte.

Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti nel riconoscimento della comunità rumena.
Ora bisogna rendere questo rapporto ancora più concreto nella vita quotidiana delle persone.

E soprattutto voglio che nessuno si senta ospite dopo aver costruito qui la propria vita.”

Perché quando costruisci la tua vita in un luogo, quel luogo diventa casa.”