La bellezza – quella vera – non smette mai di stupire. Né di parlare a chi ha il privilegio di incontrarla. Per questo, ogni opera, ogni reperto è una “voce” in dialogo perpetuo tra passato e presente, anche a distanza di millenni.
Fino al 3 maggio 2026, invece, resterà senza parole il visitatore dei “Tesori dei Faraoni”, impigliato nelle maglie della Storia e di una magnificenza senza uguali, grazie a 130 capolavori dal Museo del Cairo (e da altri importanti siti museali egizi). Oggetti di straordinaria raffinatezza, la cui luce resta inalterata, intoccata dalle sabbie del tempo.
Alle Scuderie del Quirinale di Roma, grazie alla qualità dei prestiti, alla cura scientifica e all’impianto museografico d’avanguardia (luci e suggestioni teatrali, riproduzioni, citazioni e ambientazioni che evocano le necropoli lungo il Nilo), l’operazione è significativa sotto molteplici punti di vista, anche perché la sua stessa creazione è sinonimo di collaborazione internazionale, di intesa tra civiltà. Perché il mistero immortale dell’Egitto dei Faraoni trova in quell’oro e in quelle pietre preziose; negli scarabei e nei simboli dipinti, una forza evocatrice che, da sempre, tutti (ri)conoscono quasi come familiari.
Potere, fede e vita quotidiana: la mostra racconta quella storia antica (somma di tante, diverse storie), rivivendo attraverso i sovrani più o meno noti; i sacerdoti, gli scribi e gli artigiani della birra.
Statue, sarcofagi, gioielli e quanto ritrovato all’ombra – e fra – le piramidi sono, oggi, “carte d’identità” ante litteram che restituiscono un universo ancora avvolto nel mistero. Un universo popolato di mitologia ovunque l’occhio si posi, di devozione (fra gli elementi iconografici più famosi, presente il celebre occhio Udjat) e di amuleti, potenti al punto da divenire indispensabili anche – e soprattutto – dopo la morte. Quella dipartita preparata per tempo e con precisione quasi scientifica…
Curata dal Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo, l’esposizione, in sei sezioni (la complessità della società egizia; l’autorità divina dei Faraoni; la vita quotidiana; le credenze religiose; le pratiche funerarie e le più recenti scoperte archeologiche), è un evento unico per ammirare opere e reperti eccezionali, alcuni esposti per la prima volta in Italia. Capolavori (fra cui la Mensa Isiaca dal Museo Egizio di Torino, esposta originariamente nel tempio di Iside in Campo Marzio, che riannoda il filo simbolico tra Roma e Alessandria) che ripercorrono le tappe fondamentali di quella civiltà: dalle origini ai grandi Faraoni del Nuovo Regno e del Terzo Periodo Intermedio, senza tralasciare un interessante approfondimento sulla Città d’Oro, scoperta nel 2021 da Zahi Hawass, e i cui reperti offrono uno sguardo inedito sulla società e il quotidiano di quanti erano al servizio della corte. Insomma, un percorso che riporta lo spettatore a 3.000 anni fa: un tuffo nell’infinito, perché come ha ricordato Hawass: “il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non è stata una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità”.
Prodotta da ALES con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino, l’evento sarà accompagnato da un calendario di conferenze, visite guidate e laboratori didattici a tema.
Info: www.scuderiequirinale.it



















