FRANCESCO MERLI E LA SUA POLIEDRICITÀ

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Di Ilaria Solazzo.

“Innanzitutto ringrazio per il gentilissimo spazio che mi è stato dedicato. Lo apprezzo immensamente. Così come ringrazio tutte le persone che decideranno di dedicare il proprio tempo per leggere quest’intervista. Per me conta davvero molto”, F.Merli.

Carriera e formazione…
Io sono nato, vivo e lavoro a Roma.
Ho vissuto un breve periodo di esperienze, terminato il liceo, prima come militare in esercito italiano, poi in qualità di allievo maresciallo presso l’accademia sottufficiali dell’arma dei carabinieri.
Sono un personal trainer qualificato con diversi enti e ho lavorato in centri sportivi rivestendo tale ruolo e, ancor prima, come istruttore di nuoto.
Ho affrontato anche un percorso di formazione in un’accademia d’alta cucina e ho lavorato, come cuoco, presso alcuni ristoranti.
Sono laureato presso la facoltà di Scienze Motorie, amante e praticante di molte discipline fra le quali nuoto, pugilato, equitazione e di tutto il mondo del fitness con le sue innumerevoli sfaccettature.
Ho scelto, in seguito, di abbracciare completamente la mia vena artistica: sono un attore diplomato presso un’accademia d’arte drammatica di Roma, specializzato, poi, in recitazione cinematografica al Centro Sperimentale di Cinematografia nella sede della medesima città e formato, in seguito, nel mondo della radio, del doppiaggio e della sceneggiatura.
Ho pubblicato, nel corso degli anni, moltissimi titoli (romanzi, raccolte di racconti, sillogi poetiche) e firmato innumerevoli sceneggiature (teatrali e cinematografiche).
“The Soul Factory” è il mio ultimo progetto, fondato assieme ad alcuni colleghi artisti, e mi vede impegnato come socio fondatore, produttore, sceneggiatore e attore.

Intervista

Come è nato il tuo interesse per il mondo dell’arte e dello spettacolo?
Il mio sodalizio con la scrittura prese piede quando frequentavo ancora le elementari. Scrivevo spesso brevi storie fantastiche e conservo ancora, gelosamente, quei quaderni.
Sempre stato profondamente affascinato da musica, pittura, scultura e architettura mi sono avvicinato al mondo della recitazione durante gli ultimi anni del liceo ma è solo dopo un’esperienza sotto le armi e una all’interno del mondo della ristorazione che decido di dedicarmi ad essa anima e corpo. Mi diplomo in un’accademia d’arte drammatica, mi specializzo in recitazione cinematografica, frequento tanti corsi di doppiaggio, scrittura e conduzione radiofonica.
Nel frattempo ho sempre lavorato e partecipato a tanti meravigliosi progetti.

Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto ad intraprendere questa carriera?
Ricordo ancora l’ultima replica dello spettacolo andato in scena l’ultimo anno di accademia. Ero sul palco, soddisfatto e felice come mai prima d’allora. Mentre il pubblico applaudiva e piangevo dalla gioia, promisi a me stesso che avrei fatto di tutto per continuare sempre a star bene con me stesso come lo ero in quel momento.

Hai avuto mentori o ispirazioni particolari lungo il tuo percorso?
Per quanto concerne la scrittura sicuramente alcune grandi penne (J.R.R. Tolkien, Stoker). Hanno fatto sì che mi innamorassi della capacità di riuscire a trasmettere emozioni incredibili, trascinando in mondi meravigliosi attraverso l’uso di inchiostro e carta.
Potrei dire lo stesso per quanto concerne la recitazione: ricordo benissimo il carisma di giganti del passato quali Vittorio Gassman, Marlon Brando e Alain Delon. Artisti intramontabili, completi, a mio avviso, ancora oggi, inarrivabili.

Hai sperimentato diverse forme d’arte: scrittura, recitazione, sceneggiatura, ecc. Come riesci a conciliare queste diverse attività?
Con grandi e continue difficoltà, ad essere sincero.
Purtroppo fin quando non si raggiungono determinati “livelli”, di arte non si riesce a vivere quindi devo dedicare ad essa tempo ritagliandolo anche da altri lavori che continuo, ancora, a svolgere (soprattutto in ambito sportivo).
Dormo davvero poco… ma davvero poco… la maggior parte delle mie attività artistiche si svolgono o vengono programmate di notte (scrittura, sceneggiature, email, provini vari) e poi trovano spazio di realizzazione solo attraverso permessi lavorativi (giornate per girare, registrare, presentazioni in libreria). Le mie settimane non “permettono” alcun giorno libero, non esistono le domeniche, per non parlare di uscite, vacanze, e sfizi di vario tipo. Ma affronto tutto con il sorriso, ho la fortuna di fare ciò che amo… mancherebbe solo una piccola stabilità in più.

C’è un progetto a cui sei particolarmente legato? Perché?
Il mio obiettivo più grande è quello di riuscire a diventare uno scrittore professionista a tempo pieno. Ad oggi, nonostante le innumerevoli pubblicazioni alle spalle e l’apprezzamento del pubblico, mi sento ancora molto lontano ma ho tante storie che non attendono altro che vedere presto luce. In questi ambiti può cambiare tutto da un momento all’altro e continuo a rimanere speranzoso nei confronti del futuro.
Indubbiamente non intendo tralasciare la carriera attoriale alle spalle e in questo momento grande attenzione è riversata sulla produzione di “The Soul Factory”, un progetto lanciato assieme ad alcuni colleghi che ci vede impegnati a girare cortometraggi e mediometraggi di diverso genere per i social e non.

Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato nel mondo dell’arte e come le hai superate, fino ad oggi?
Lo scontro, perenne, col pregiudizio e le apparenze. Non si tende a guardare molto l’operato o la qualità artistica ma, piuttosto, la possibilità di guadagno “garantita”. I social hanno permesso una visibilità anni addietro impensabile ma hanno anche decretato delle “classificazioni” inconcepibili. L’authority nei vari campi si acquisisce esclusivamente attraverso il numero di follower o la visibilità del momento e così avviene anche per le proposte lavorative.

Come descriveresti il tuo stile artistico?
Non si classifica ancora, come autore, in un determinato genere letterario ma piuttosto sono solito considerarmi uno scrittore davvero atipico e variopinto, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nuove forme di espressione e aperto a una sperimentazione in continuo
essere.
Per quanto concerne la recitazione, invece, mi sento di poter dire, senz’ombra di dubbio, di sentirmi più legato al drammatico. Ma amo mettermi in gioco sempre e partecipo molto volentieri a progetti di ogni genere.

Quali temi o emozioni cerchi di trasmettere nelle tue opere?
Sentimenti puri, rispetto, rigore… forza di riuscire a credere, con coraggio, nelle proprie possibilità. Siamo umani, animali sociali, insieme si può davvero cambiare il mondo ma non dobbiamo temere le emozioni, ben venga la comprensione del prossimo, la collaborazione, l’aiuto offerto senza secondi fini e l’amore vero, nella sua forma più pura e libera.

C’è un messaggio ricorrente che vuoi comunicare attraverso il tuo lavoro?
La dedizione, la serietà e la cura per i dettagli ripagano sempre. Se ci si immola anima e corpo per qualcosa nella quale si crede dei risultati si otterranno sempre. Magari più lontani o vicini a quelli sperati ma comunque degni di nota. L’importante è fare sempre il proprio massimo e non avere rimorsi.

Prospettive future.
Spero, con tutto il cuore, di poter crescere sotto tanti punti di vista come persona e, professionalmente, in campi vari ma strettamente collegati fra di loro: scrittore, attore, sceneggiatore e produttore.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?
Sto per terminare un nuovo romanzo ambientato nel Giappone feudale e a breve inizieranno gli invii per proporlo all’attenzione delle case editrici. Nel frattempo, come attore, continuano i provini per diversi progetti e, ad essi, si affianca la mia gestione di “The Soul Factory” assieme ai miei colleghi. Puntiamo molto sul nostro operato, siamo attivi su tutte le piattaforme social già con alcuni prodotti e abbiamo già riscosso la simpatia del pubblico che ci segue. Questa è la soddisfazione più grande ma, ovviamente, puntiamo a crescere sempre più.

C’è un ambito artistico che non hai ancora esplorato ma che ti piacerebbe provare?
Amo molto disegnare e dipingere, con inchiostri, acquerelli e pittura ad olio. Vorrei provare a cimentarmi nell’intaglio del legno e, perché no, anche nella scultura.
Per quanto concerne altro… mi piacerebbe tantissimo tentare la conduzione di qualche programma naturalistico e/o scientifico! Mai dire mai.

Come vedi il futuro del settore artistico e il tuo ruolo all’interno di esso?
Indubbiamente spero di riuscire a pubblicare tutti i romanzi ai quali sto lavorando (sono davvero tanti!) e di poter riuscire a ritagliare il mio posto all’interno di un contesto artistico che possa permettermi di vivere facendo ciò che amo fare. Non è facile… ma, ritengo, non impossibile.

Qual è stata la critica o il complimento che ti ha colpito di più nella tua carriera?
Ho ricevuti molti apprezzamenti, in questi anni, sia dal vivo che attraverso i vari social, e ognuno di essi lo considero una spinta sulla schiena per procedere di un passo lungo questo tortuoso e dissestato percorso in salita. Il potere della gentilezza e dell’incoraggiamento è davvero inimmaginabile e io sarò sempre eternamente grato alle persone che hanno scelto in passato, e che scelgono oggi, di dedicarmi il proprio tempo, attenzione e fiducia.
Le critiche che mi feriscono nel profondo non sono quelle legate ai gusti (ciò che faccio può, ovviamente e giustamente, risultare di gradimento o meno) ma piuttosto alle mie scelte di vita. Sono, da sempre, quelle che demoliscono le speranze, quelle voci che continuano a sminuire la validità del lavoro alle spalle dell’arte poiché poco e raramente remunerativo a sufficienza. Scrittura, canto, recitazione, pittura, fotografia (e tante altre branche)… si tratta di veri e propri mestieri, hanno alle spalle formazione e dedizione e meritano rispetto e considerazione.

Se potessi collaborare con un artista del passato o del presente, chi sceglieresti e perché?
Direi Vittorio Gassman, un idolo, per me, da sempre e icona di bravura, carisma e stile.

Che consiglio daresti a chi sogna di intraprendere un percorso simile al tuo?
Di avere tanto coraggio… soprattutto quando manca e quando ci si sente più soli. Di non permettere di venire scoraggiati da chi la pensa in maniera differente. Di rimanere concentrati e di tentare di inseguire il proprio sogno ponendo sul piatto il massimo
delle proprie possibilità. E, in ultimo, di andare avanti se c’è amore, senza puntare ad un ipotetico successo, mediatico o economico che sia. L’arte richiede il cuore, il resto può, a volte, divenire una conseguenza ma se a mancare sono intenti puri non credo
si arrivi lontano.

In bocca al lupo, con tutto il cuore, a chi, arrivato a leggere fin qui, deciderà, nonostante tutto, di intraprendere un percorso artistico, qualunque esso sia.