Gianluca Branco “Volere è potere”

Tra le icone del pugilato italiano ed europeo, a pochi giorni dall'uscita della sua biografia, Gianluca Branco progetta il suo futuro

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“Il pugilato mi ha dato tanto, ma anche io ho dato tanto al pugilato”. Si potrebbe riassumere così la storia di Gianluca Branco, nato a Civitavecchia, da una famiglia che ha fatto la storia del pugilato italiano, di cui lui stesso è parte non irrilevante. Branco sale sul ring nel 1995, e si può dire che non è più sceso, sia che si parli di sport agonistico sia di vicende che la vita ti mette davanti.

Cresciuto in un quartiere difficile di Civitavecchia, uno dei tanti luoghi della provincia italiana in cui spesso è difficile scegliere per un ragazzo, ha fatto della tenacia un tratto distintivo della sua storia personale: “Volere è potere”.

Formatosi pugilisticamente sotto la guida di Salvatore Cherchi, diventa Campione Italiano prima e Campione Europeo poi, per due volte nei pesi superleggeri e una nei welter. Tra i record che può vantare c’è sicuramente quello di avere conquistato un titolo europeo a 46 anni e di avere indossato titoli continentali in due categorie diverse di peso.

Il punto più alto della sua carriera può individuarsi certamente nella sfida al titolo mondiale WBC, combattuta negli Stati Uniti, sul ring di Atlantic City, contro quello che lui stesso definisce come un suo idolo: Arturo Gatti. “Poter combattere contro un pugile che vedevo sulla Playstation è stato un riconoscimento al mio percorso agonistico ed un punto di orgoglio irripetibile” sottolinea Branco.

Dopo 54 incontri ufficiali di cui solo 4 persi: oggi Branco ha 51 anni, ha tentato ancora di sfidare il titolo mondiale, è titolare di due palestre, una a Civitavecchia ed una a Roma, padre di una bambina di 11, ma non ha smesso di allenarsi, e combattere, nella vita.

Il prossimo 20 Dicembre uscirà un libro biografia, in cui racconta la sua storia, di uomo e di atleta, e soprattutto la sua voglia di non fermarsi qui.

“Tra i miei obiettivi c’è la televisione e la partecipazione ad un reality. Perché bisogna sempre mettersi in gioco e voglio dimostrare che un pugile può essere competitivo in tutto, smentendo l’immagine che questa società ci appiccica addosso. Il pugilato mi ha insegnato il senso del sacrificio e delle rinunce. Saper dire no. Sin da piccolo, quando i tuoi amici escono la sera per una birra e tu non puoi, perché ti devi allenare. Ai ragazzi ed alle ragazze che oggi entrano nelle mie palestre, dicendo di voler fare pugilato, dico sempre che salire sul ring, significa prima di tutto rispettare le regole”.

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Gianluca Branco
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