Giulia Capraro, ennesimo rinvio dell’udienza processuale al 15 settembre

La madre della vittima si scaglia contro l'ipotesi di patteggiamento "In questo tribunale si parla solo di soldi e non del reato"

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Dopo quello del 26 maggio arriva un altro rinvio al prossimo 15 settembre per l’udienza del processo relativo alla morte della giovanissima Giulia Capraro, vittima di un incidente stradale a Castel Gandolfo nel giugno di tre anni fa.

La decisione è stata presa nella giornata di ieri dal Giudice del Tribunale di Velletri. Presente all’udienza insieme al suo avvocato anche il conducente della vettura a bordo della quale la studentessa di Albano ha perso la vita, imputato nel processo in corso per il reato di omicidio stradale aggravato.

Anche la madre di Giulia, Antonella Zevini, accompagnata dal suo legale e sostenuta da un folto gruppo di amici della ragazza scomparsa, era presente, testimoniando ancora una volta il senso di una battaglia legale e civile che ha intrapreso quel tragico 13 giugno di tre anni fa, per chiedere verità e giustizia sulle circostanze che le hanno fatto perdere una figlia poco meno che maggiorenne.

In particolare questo ennesimo rinvio delle udienze, ha destato particolare indignazione nella parte civile, perché secondo Antonella e il suo avvocato potrebbe dare forza ad una strategia processuale dilatoria da parte del collegio del’imputato, tesa ad un patteggiamento, che dopo qualche anno sfocerebbe nella cancellazione del reato.

Proprio il patteggiamento ha ribadito la madre di Giulia, sostanuta dal suo avvocato, è inaccettabile per una madre che chiede verità, alla quale nessuno mai ha sentito l’esigenza di chiedere scusa o perdono.

“Anche oggi ho incrociato l’imputato in questo palazzo e non mi è stato rivolto neppure uno sguardo, nessuna richiesta di perdono, oggi come da tre anni nessun segno di pentimento” dichiara Antonella Zevini ai microfoni dei giornalisti accorsi davanti al palazzo di giustizia.

“Mia figlia è morta con le cinture di sicurezza allacciate, da passeggiera, in un auto che aveva quattro pneumatici di quattro marche diverse. Al conducente non venne effettuato alcun test nell’immediatezza dell’incidente. Io sono qui per chiedere verità e giustizia per una ragazza di 17 anni. In questo tribunale si parla solo di soldi e non del reato”. Sono le dure parole con cui la madre stenta a trattenere le lacrime, nate dalla rabbia di un genitore che porta su di se il peso di essere sopravvissuto ad un figlio, con la consapevolezza reale di non avere mai neppure la possibilità di sapere la verità dei fatti sulla morte della figlia.

Un caso di ordinaria “giustizia italiana”.