Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi ma poi ritornano. È il verso di una famosissima canzone di Antonello Venditti perfetta per le ultime avventure in carriera di Edin Džeko e Ciro Immobile, tornati a calcare i campi di calcio di Serie A nella stagione 2025‑2026, entrambi dopo aver passato un breve periodo in Turchia. Al Fenerbahce il serbo e al Besiktas. Il ritorno in Italia è stata una scelta di cuore per i due attaccanti e una sfida personale per dimostrare di essere ancora all’altezza di un campionato duro come quello tricolore. Il loro rientro rappresenta un ponte fra le stagioni di gloria vissute nella capitale e la realtà di un campionato sempre più competitivo e “giovane”.
Edin Džeko: il bosniaco di nuovo in Italia con il peso del passato
Edin Džeko a 39 anni si è rimesso in discussione accettando l’offerta della Fiorentina per la stagione 2025‑2026. Da parte sua c’era l’intenzione di dare nuova linfa a una carriera ormai molto matura. Dopo l’esperienza alla Roma, squadra nella quale ha giocato 260 partite segnando ben 119 reti (dalla stagione 2015-2016 alla stagione 2020-2021) e che lo aveva consacrato tra i grandi attaccanti del campionato italiano, le stagioni recenti ne hanno visto il rendimento rallentare. Passato all’Inter fino alla stagione 2022-2023 (101 partite, 31 gol), il numero complessivo di gol in Serie A non è più quello da capocannoniere. Nel corso delle stagioni e fino ad oggi, Džeko ha dovuto confrontarsi con la fisiologica flessione atletica e con il peso dell’età, elementi che ne hanno ridotto l’incidenza in fase realizzativa, relegandolo in un ruolo più da supporto che da terminale offensivo di prim’ordine. Inoltre la non esaltante stagione dei viola non sta aiutando il percorso di Dzeko. Tuttavia il suo ritorno nel calcio italiano testimonia la volontà di restare competitivo e di trasmettere esperienza, anche in un contesto in cui la velocità e la gioventù sono diventate la regola.
Ciro Immobile: da re dei bomber a presenza rispettata fuori dai riflettori
Ciro Immobile è stato uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi anni e della storia della Serie A. Un idolo per i tifosi della Lazio, squadra nella quale ha passato otto della sua carriera durante i quali ha vinto 4 volte il titolo di capocannoniere (2013-2014 con 22 gol, 2017-2018 con 29 gol, 2019-2020 con 36 gol e 2021-2022 con 27 gol), e una volta la Scarpa d’Oro nella stagione 2019-2020. Ma anche per lui gli anni si sono fatti sentire e prima di avere la sua parabola discendente ha deciso di mollare da campione la Lazio e provare a confrontarsi con un campionato diverso. Per questo si è trasferito al Besiktas una stagione prima di non resistere alle sirene del campionato italiano. E così ha accettato di giocare con il Bologna dove l’esplosione sotto i riflettori sembra ormai alle spalle. Oggi immobile si trova a dover fare i conti con un contesto tattico diverso, con nuove generazioni di attaccanti e con un campionato che predilige mobilità e rapidità. Pochissimi i minuti di impiego a causa di un infortunio grave rimediato alla prima gara di campionato. Ma il campionato continua e Immobile torna in campo per contribuire con la sua esperienza a inseguire gli obiettivi degli emiliani.
I grandi marcatori di oggi: tra nuovi protagonisti e quote
Abbiamo visto dalla Lazio alla Roma. Ma Di questi tempi sia la Roma sia la Lazio faticano a mandare in gol i loro attaccanti di riferimento. I numeri dell’attuale classifica marcatori e le quote sul capocannoniere della Serie A parlano chiaro: Lautaro Martinez e Marcus Thuram dell’Inter sono i bomber da tenere maggiormente sotto osservazione insieme a Christian Pulisic del Milan, che però non è una vera punta. Quel che emerge è un cambiamento generazionale nel ruolo di goleador di razza. Non si tratta più soltanto di finalizzatori ma di attaccanti ibridi, dinamici e capaci di contribuire in fase di costruzione del gioco oltre che in zona gol. In questo contesto, i grandi goleador del recente passato, come quella incarnata da Džeko e Immobile, sembra aver lasciato il passo a un’attitudine più collettiva e mobile, dove i bomber devono adattarsi a ritmi e moduli diversi.




















