Il ruolo geopolitico dell’Antartide

Il deserto polare più esteso al mondo

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Si parla molto delle logiche geopolitiche che ruotano attorno all’Artico ma non sappiamo altrettanto bene cosa accade in Antartide.

 

Geografia dell’Antartide

Qualsiasi modello di suddivisione continentale delle terre emerse si utilizzi (modello a sei o sette continenti), l’Antartide con il 9% di terre emerse rappresenta il continente più piccolo (è una volta e mezzo l’Europa) però se considerassimo altri tipi di classifiche lo troveremmo in testa. L’Antartide è il continente più freddo, quello con la quota media di altitudine maggiore, il più arido, ventoso ma anche il meno inquinato, popolato, quasi completamente privo di vegetazione. È ricoperto di ghiaccio e neve che danno vita al deserto polare freddo più esteso al mondo.

Evidenziate le proibitive condizioni di vita, perché si può parlare di geopolitica per una zona così remota che a colpo d’occhio non sembra poter offrire molto? Quali risorse può offrire una terra così ostile?

Le risorse dell’Antartide

Sono due le opportunità di sfruttamento di questo continente e delle acque che lo circondano (il termine sfruttamento è voluto siccome è difficile pensare a come l’uomo possa esserne interessato per via delle condizioni di vita sfavorevoli): risorse marine e risorse terrene.

La pesca nell’Oceano Antartico ha raggiunto un tale livello d’intensività da aver divorato intere specie. Le foche da pelliccia si sono estinte negli anni ’20 del 1900 mentre le balenottere franche australi nel 1986. Il drastico calo di foche e balene in quelle acque ha spostato di molto l’attenzione su un particolare invertebrato chiamato Krill (la sua pesca entro il 2025 avrà un valore di ben $400 milioni). Questo è alla base della catena alimentare della popolazione marina e per evitare i rischi connessi allo sfruttamento è necessaria una forte attenzione a livello internazionale.

In ambito terrestre esistono notevoli risorse di tipo inorganico (minerali) ed organico (idrocarburi). Gli idrocarburi presenti sono il carbone, il gas naturale scoperto con le “carote” perforate nel Mare di Ross e il petrolio come risorsa offshore. Il petrolio presente è difficilmente estraibile, ma con le nuove tecnologie i depositi sono più facilmente raggiungibili (le riserve sono giacimenti identificati e sfruttabili a costi competitivi; le risorse sono probabili depositi non ancora definitivamente accertati e prevedono costi per l’estrazione economicamente sconvenienti).

I minerali presenti sono moltissimi: ferro e manganese, antimonio, cromo, rame, oro, piombo, molibdeno, stagno, uranio, zinco, argento, nichel, cobalto e platino.

L’interesse economico su questo continente è forte e la rivendicazione territoriale di alcune nazioni è pressante, ma non sempre lo sfruttamento di queste risorse è giustificato a causa delle quantità presenti, delle modalità e del costo di estrazione. Ci sono altre aree del globo in cui i depositi sfruttabili sono più a buon prezzo e anche più facilmente raggiungibili. La sfida è lanciata, una nuova Eldorado è pronta all’uso, ma ci sono ancora alcuni vincoli internazionali che ne bloccano l’appetito dei contendenti.

 

La contesa internazionale

L’immagine sopra riporta la suddivisione dell’Antartide per rivendicazioni territoriali secondo la Teoria dei Settori. La formazione di questi spicchi è nata prendendo come vertice di ognuno il Polo Sud e costruendo i due lati con i punti estremi di ogni paese. Tale teoria ha preso forma a partire dal 1920, quando le nazioni che hanno avanzato rivendicazioni territoriali furono Francia, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia. Queste riconobbero reciprocamente le proprie pretese. Argentina e Cile si aggiunsero successivamente ma senza ottenere il riconoscimento degli altri stati. Tali pretese territoriali nacquero sulla base della contiguità del proprio territorio (Australia, Nuova Zelanda, Cile e Argentina) e sulla base del principio di priorità della scoperta ed occupazione territoriale (Francia, Regno Unito, Norvegia e Australia). Ci sono inoltre Stati Uniti e URSS (poi Russia) che si annoverano rispettivamente l’esser stati i primi a posare piede in Antartide e l’aver scoperto il continente nel 1820. Dal punto di vista giuridico, queste pretese territoriali sono state congelate con l’entrata in vigore del Trattato Antartico nel giugno 1961 e ad oggi questa porzione di globo non è assoggettata alla sovranità di nessuno. I firmatari furono 12, gli aderenti ad oggi 53. Di questi, alcuni sono contraenti ovvero non svolgono ricerca e quindi non hanno diritto di voto. Altri sono parti consultive ovvero svolgono attività di ricerca, hanno diritto di voto e potere decisionale vincolante. Il trattato è stato stipulato con la volontà di svolgere attività pacifiche, nell’interesse dell’umanità e della conservazione della flora e della fauna. Gli aderenti sono vincolati a: svolgere attività di carattere scientifico, non militare, non di sperimentazione nucleare né di stoccaggio di tali scorie. È anche prevista la collaborazione scientifica, lo scambio d’informazioni ma soprattutto la sospensione di rivendicazioni territoriali senza pregiudicare però quelle preesistenti al trattato stesso. Negli anni a venire il trattato è stato ampliato con ulteriori convenzioni e protocolli. Quello più importante è stato il Protocollo di Madrid, firmato nel 1991 ed entrato in vigore nel 1998, in cui si definisce il continente riserva naturale vietando lo sfruttamento delle risorse presenti. Tale protocollo scadrà nel 2048.

Australia

Circa il 42% dell’Antartide è rivendicato dall’Australia, che ha 3 stazioni di ricerca attive ed ha speso ingenti risorse logistiche e per la ricerca (circa $190 milioni nel biennio 2020/2021). È prevedibile che difficilmente rinuncerà al controllo di quella porzione di continente e la strategia è quella di mantenere lo status quo, tentando di rinforzarlo con la collaborazione dei firmatari del trattato. La prossimità geografica, a differenza di molti altri pretendenti, ne rafforza le future prospettive ma deve rimanere al passo con chi ha basi nel “suo” settore (Cina, Russia e India). Un’ipotetica sovranità australiana potrebbe essere messa in discussione dall’ascensa di altre nazioni.

Argentina e Cile

Il governo di Buenos Aires dà grande importanza all’Antartide e ciò emerge dal fatto che le stazioni argentine sono le più numerose; inoltre la vicinanza territoriale ne agevola la presenza logisticamente ed economicamente.

La questione della prossimità territoriale è valida anche per il Cile e anch’esso con diverse basi presenzia il territorio. Il Cile inoltre ha costruito una cittadina e stazione di ricerca chiamata “Villa Las Estrellas” sull’Isola di Re Giorgio, considerata anche centro turistico.

Stati Uniti

Impensabile che gli Stati Uniti non mostrassero alcun interesse per l’Antartide. Furono proprio loro i promotori della Conferenza di Washington da cui scaturì il trattato Antartico. Gli USA non sono tra i 7 paesi che diedero origine alla suddivisione in settori, ma è pur noto che per mantenere l’appeal internazionale bisogna allungare i tentacoli in ogni direzione. A tal proposito fu creato il Programma Antartico degli Stati Uniti d’America come organizzazione governativa presente sul suolo antartico con lo scopo di gestire ogni attività scientifica, di ricerca e logistica. Gli ultimi dati disponibili sul budget stanziato risalgono al 2012 ed è di $350 milioni. Comunque le stazioni a stelle e strisce sono solamente 3.

Cina

Il Dragone ha speso ingenti risorse per non rimanere indietro rispetto agli altri e, nonostante abbia aderito al trattato solo nel 1983, ha recuperato i 20 anni perduti. Lo status internazionale acquisito dalla Cina lo ha portato ad ospitare nel 2017 a Pechino la 40esima riunione consultiva del Trattato Antartico. Nel 2022 dovrebbe portare a termine la costruzione della quinta stazione di ricerca e tre di queste sono ubicate nella zona australiana. Insieme alla Russia ha continuato a portare avanti i propri interessi con decisione nonostante la pandemia. Oltre a petrolio e gas, la pesca del Krill è uno degli altri obiettivi. Il governo cinese ha infatti annunciato la distribuzione di circa $850 milioni di sussidi alle aziende che lavorano questo invertebrato per realizzare altri prodotti. In virtù di ciò, si attende il completamento entro il 2023 della più grande imbarcazione per la pesca per scandagliare meglio le acque circostanti.

 

Russia

 

La Russia ha tutte le intenzioni di implementare le proprie attività con l’obiettivo di accaparrarsi più risorse possibili, se nel 2048 non ci dovesse essere una proroga della situazione attuale. Ad oggi i russi sono in possesso di un maggior numero di rompighiaccio rispetto a qualunque altro paese abbia interessi in Antartide. Parte delle attività riguarda delle ispezioni sismiche utili a misurare il potenziale di petrolio e gas presenti, attività che nonostante il Coronavirus, non si sono fermate.

 

Conclusioni

 

Il 2048 è ancora distante ed è altrettanto vero che le risorse offerte dall’Antartide prima o poi si esauriranno negli altri angoli della terra. Ci sono venti di guerra un po’ ovunque e per sostenere questi scontri, la crescita economica, lo sviluppo tecnologico, le industrie pesanti, la corsa allo spazio, lo sviluppo e la ricerca, si fa e si farà ancora un uso intensivo di risorse che l’Antartide può contribuire a fornire. Per quanto poche esse siano, molti governi hanno previsto finanziamenti che probabilmente rispetto al PIL sono esigui ma che comunque sono e saranno stanziati. Quindi l’attesa di un ritorno positivo tra spesa e beneficio, a rigor di logica, appare essere un risultato certo. Ormai ogni più remoto angolo del globo è stato rivoltato come un calzino e l’Antartide non potrà esserne escluso a lungo. La pandemia ha rallentato molto i controlli sulle attività nelle stazioni di ricerca, non si può quindi escludere a priori che alcuni paesi portino avanti progetti illegali non previsti dal trattato. La notevole distanza geografica dal resto del mondo rende questa terra un luogo dimenticato da Dio, ma di sicuro non da chi ha intenzione di trarne il massimo vantaggio per i propri ed unici interessi anzi, l’Antartide è oggi un’occasione per incrementare il prestigio nazionale grazie a nuove scoperte scientifiche e tecnologiche che possono tradursi in autorevolezza e influenza internazionale.