Insonnia e disturbi correlati. Come affrontarli e curarli

Intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini

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Dott.ssa Lucattini, l’insonnia è uno dei disturbi più diffusi e più frequenti di cui soffrono tantissime persone, a partire dall’età pediatrica, all’età adolescenziale, agli adulti e non ultima la fascia d’età che riguarda gli anziani, secondo Lei, cosa può provocare l’insonnia?

“L’insonnia di per sé è un sintomo che viene definito come una sensazione di stanchezza al risveglio e naturalmente è correlato alle ore di sonno ma anche alla qualità del sonno.

L’eminente studioso Sudhansu Chokroverty della JFK University Medical Center di Edison nel New Jersey, ritiene che l’insonnia è quasi sempre la conseguenza di svariate condizioni patologiche, psichiche o fisiche oppure il risultato di cattive abitudini alimentari, sportive, della gestione dei ritmi di vita in generale. Molto raramente è una malattia primaria, ovvero una malattia in sé senza altre cause.

Le cause di insonnia nelle varie età della vita sono molto diverse.

Nei bambini piccoli, specialmente durante il primo anno di età, non si può parlare d’insonnia in senso stretto; infatti, i neonati e lattanti il ritmo sonno-veglia del bambino è determinato dai i bisogni fisiologici: la fame, la sete, il bisogno di “essere consolati” e di contatto fisico con la mamma. L’acquisizione di un ritmo sonno-veglia, in cui si sta svegli di giorno e si dorme di notte è frutto dell’impegno dei genitori, che piano piano portano il bambino ad acquisire delle abitudini che sempre di più si avvicinano a quelle degli adulti. Questo processo educativo avviene grazie alla sincronizzazione affettiva ed emotiva dei genitori col proprio bambino.

Nell’adolescenza, l’insonnia è generalmente dovuta a cattive abitudini che sono acquisite lentamente, nel tempo, e poi si mantengono, nonostante che possa tornare il desiderio di dormire normalmente. Come negli adulti, l’insonnia in adolescenza è spesso causata da sindromi ansiose e depressive. È noto che quando si hanno problemi, preoccupazioni e agitazione, si abbiano delle difficoltà ad addormentarsi, questa è l’insonnia dovuta all’ansia, che può essere un’ansia anticipatoria o un’ansia riattiva. Quando invece, la motivazione è depressiva, ci sono risvegli precoci di mattina oppure un sonno superficiale con mancanza di sogni o risvegli improvvisi nel cuore della notte per gli incubi.

Nelle persone anziane, l’insonnia dipende prevalentemente da disturbi e malattie fisiche, da terapie farmacologiche necessarie, talvolta salvavita, che possono avere come effetto collaterale o indesiderato l’insonnia; naturalmente anche ansia e depressione, da cui anche gli anziani possono essere affetti, sono causa di insonnia. Un capitolo a parte è costituito dalle malattie neurodegenerative, ad es. l’Alzheimer, ci sono problemi di regolazione del ritmo sonno – veglia”.

Quante ore di sonno sono generalmente necessarie per affrontare poi la quotidianità?

“Il numero di ore di sonno in persone che non abbiano una naturale contrazione del sonno, ovvero che dormono qualche ora di meno della media della popolazione, sono state ampiamente studiate. Uno studio recente del gruppo di studio guidato dal neuroscienziato Yuzhu Li della Fudan University in Cina e dalla ricercatrice di psichiatria Barbara Sahakian dell’Università di Cambridge, ha esaminato i dati di 498.277 partecipanti di età compresa tra 38 e 73 anni nell’ambito dello studio UK Biobank, pubblicato su Nature Aging nell’aprile 2022. Circa 48.500 dei partecipanti sono stati sottoposti anche a neuroimaging e quasi 157.000 hanno completato un questionario online di follow-up sulla salute mentale. Tutti questi dati hanno fornito una visione piuttosto completa di come la quantità di sonno delle persone sia correlata ad altri aspetti della loro salute mentale e cerebrale. I ricercatori hanno concluso che sette ore di sonno a notte sono la quantità ottimale per una buona salute mentale, benessere e prestazioni cognitive, per le persone tra i 30 e i 70 anni.

Altri studi hanno valutato le ore di sonno raccomandate per fasce d’età nelle 24 ore. Vediamole in dettaglio: neonati di 4-11 mesi, 12-15 ore; bambini, di 1-2 anni 11-14 ore, di 3-5 anni, 10-13 ore; di 6-13, anni 9-11 ore. Gli adolescenti di 14-17 anni 8-10 ore; Dai 18 ai 64 anni, 7-9 ore e dopo i 65 anni poco meno, 7-8 ore in linea con lo studio delle Università di Fudan e di Cambridge.

 

 

Dott.ssa Lucattini, quando possiamo identificare in particolare il disturbo dell’insonnia?

 

Negli adulti, senz’altro, quando il paziente riferisce di non avere un sonno ristoratore, che la mattina e durante il giorno si sente stanco. Quando non riesce a prendere sonno, si sveglia nel cuore della notte o molto presto la mattina senza riuscire a riaddormentarsi. È una domanda che è necessario fare durante la visita, poiché può essere un sintomo ansioso o depressivo.

Negli adolescenti, il problema spesso è posto dai familiari o emerge durante il trattamento psicoanalitico intrapreso per altri motivi. Gli adolescenti solitamente non hanno la percezione o non sanno che la perdita di sonno può causare depressione, col tempo disturbi fisici e sempre un cambiamento della vita sociale e una diminuzione del rendimento negli studi.

Nei bambini in età scolare, il più frequente disturbo del sonno è l’ “insonnia primaria” ovvero una riduzione oggettiva del sonno con conseguente maggiore irritabilità del bambino anche durante il giorno. È necessario capire se la riduzione del sonno è oggettiva e significativa oppure se si tratta di una percezione dei genitori, in base alle loro conoscenze o alle loro esigenze di riposo personale.

Con i bambini è necessario escludere possibili cause organiche, il dolore è la più frequente, problemi respiratori, fattori ambientali quali rumore, il caldo, il freddo, un’alimentazione non adatta e naturalmente l’ansia e le preoccupazioni dei genitori che inevitabilmente i bambini percepiscono e che li agitano.

Dormire implica “abbandonarsi” al sonno e rimuovere il controllo sulla realtà. Se i bambini sentono la sofferenza o il disagio dei genitori, restano svegli su una motivazione inconscia: sorvegliare che tutto vada bene e che non accada nulla di male a papà, mamma e a sé stessi. Inoltre, si acuisce in loro la paura di rimanere da soli affettivamente e fisicamente, durante il giorno e soprattutto di notte, in particolare mentre dormono.

 

Quando preoccuparsi per insonnia?

Sempre. L’insonnia non è una condizione naturale, è espressione di un disagio psicologico, di un disturbo mentale o conseguenza di malattie fisiche.

Inoltre, è necessario tenere presente che la perdita di sonno, è di per sé causa di depressione su base organica, poiché durante il sonno il cervello produce ormoni, neuromodulatori, etc. In particolare, durante il sonno REM (dall’inglese Rapid Eye Movement ovvero “movimenti rapidi degli occhi”), il sistema nervoso centrale ha un livello di “attività” simile a quello durante la veglia.

Inoltre, non riuscire a dormire, con l’andare del tempo, crea uno stato di allarme e di preoccupazione. La notte può essere lunga, a volte interminabile, poiché priva delle normali attività diurne, per questo, chi soffre di insonnia, molto spesso è preoccupato e angosciato indipendentemente dalla causa dell’insonnia.

 

Esistono delle particolarità negli adolescenti?

Negli adolescenti la notte “insonne” può essere un momento piacevole, poiché possono dedicarsi alle proprie passioni “private” (amici, videogiochi, musica, etc.), inconsciamente rassicurati dall’idea di avere tutto sotto controllo, tranquillizzati dal fatto che i familiari dormono e non può accadere loro nulla di male. Un’altra ragione, è che vivono momenti di intimità, autonomia e illusoria indipendenza, poiché sfuggono allo sguardo e alle domande dei genitori.

Purtroppo, queste abitudini col tempo portano a una disregolazione totale del ritmo sonno-veglia, con difficoltà a stare svegli di giorno, diminuzione del rendimento scolastico o lavorativo. In questi casi, devono sottoporsi a trattamenti psicoanalitici e talvolta, trattamenti farmacologici per comprendere le cause della propria insonnia e poter recuperare un ritmo di vita normale che non sia dannoso per loro sotto il profilo psicologico e della salute fisica”.

Dott.ssa Lucattini, l’insonnia può associarsi non solo a problemi quotidiani, ma anche ad altri disturbi medici, ad es. ipertensione, disturbi cardiaci, disturbi psichiatrici che necessitano di essere identificati e trattati per tempo.

“Molti disturbi psichiatrici hanno come effetto associato l’insonnia sia le Sindromi Depressive Maggiori che la maniacalità, come nei Disturbi Bipolari. Le persone che sono affette da queste patologie hanno necessità di trattamenti complessi che sono farmacologici e psicoanalitici, hanno necessità di lavorare su sé stessi, di comprendere i fattori determinanti e scatenanti della propria malattia. Inoltre, devono anche imparare a convivere con un disturbo che se non correttamente trattato, tende a ripresentarsi periodicamente.

In particolare, quando insorge in età giovanile, il Disturbo Bipolare è difficilmente accettato da chi ne è affetto, come tutte le patologie croniche che insorgono in adolescenza e richiede lunghi trattamenti psicoanalitici e spesso accompagnati anche da trattamenti farmacologici.

Un recente studio pubblicato sulla rivista internazionale Hypertension ha dimostrato come la presenza di insonnia, definita sulla base di criteri diagnostici polisonnografici ha determinato un incremento del rischio di ipertensione arteriosa di oltre il 300%.

L’ipertensione arteriosa è risultata essere maggiore nei soggetti con insonnia in modo direttamente proporzionale alla durata degli episodi di risveglio (“arousal”) e anche i livelli di pressione arteriosa, sia sistolica, che diastolica, sono risultati aumentati nei soggetti con insonnia in modo direttamente proporzionale alla durata degli episodi di risveglio.

Secondo una ricerca pubblicata sull’ European Heart Journal, c’è un’associazione significative tra insonnia e il rischio di malattie cardiache, lo studio ha evidenziato una correlazione tra condizione mentale e problemi del cuore, una delle ragioni è che dormire poco o male porta a un cambiamento continuo del ritmo cardiaco.

D’altro canto, i pazienti che hanno disturbi del ritmo cardiaco primitivi, avranno inevitabilmente disturbi del sonno, poiché le aritmie possono svegliargli e provocare delle crisi di ansia molto forti che poi impediscono di riprendere sonno. Inoltre, i disturbi cardiaci gravi e cronici, come lo scompenso cardiaco, creano uno stato di forte angoscia nei pazienti che temendo di morire durante il sonno si forzano a stare svegli. Con il tempo, possono sviluppare una vera e propria insonnia su base psicologica. L’angoscia è una delle prime cause di insonnia grave e che necessita di un trattamento psicoanalitico e spesso farmacologico tempestivo e prolungato nel tempo.

Come sempre, prima si interviene sull’insonnia, minori sono i rischi per la salute fisica così come più tempestiva è la diagnosi e l’intervento sui Disturbi dell’Umore, tanto minore sarà il rischio di soffrire di insonnia e che i disturbi del sonno si cronicizzino.

 

È stato dimostrato che l’insonnia ha degli effetti sulla mente e sul corpo, che si manifestano durante il giorno. Chi soffre di insonnia lamenta uno stato di affaticamento, difficoltà di attenzione e concentrazione, problemi di memoria, colpi di sonno o negli anziani, uno stato di sonnolenza diurna. Che tipo di programma terapeutico suggerisce in questi casi?

Innanzitutto, è necessaria una corretta diagnosi per questo bisogna rivolgersi ad uno specialista. I disturbi del sonno sono trattati da neurologi, da psichiatri psicoterapeuti e farmacologi, dagli psicoanalisti con cui il paziente fa un lavoro per riuscire a comprendere le cause profonde dell’insonnia.

Nelle forme lievi lavorare su sé stessi con il proprio psicoanalista molto spesso porta a un totale scomparsa dell’insonnia. Nei bambini e negli adolescenti, qualora fosse necessario, è possibile utilizzare integratori, nutraceutici e medicina dolce per favorire un buon recupero del sonno. Negli adulti, può essere necessaria una terapia antidepressiva, ansiolitica al bisogno o con stabilizzatori del tono dell’umore anche per brevi periodi, Questo, dipende dalla causa dell’insonnia e dalla diagnosi che viene posta durante la visita di consultazione e valutazione.

È importante però tenere sempre presente che la cura dell’insonnia e di tutti i disturbi psicologici, è la psicoterapia e in particolare la psicoanalisi. I farmaci sono di aiuto, possono essere indispensabili in alcune forme di Disturbi Bipolari, depressive gravi e sindromi ansioso-depressive, ma per prevenire le ricadute e che vi possa essere un buon controllo dei sintomi è importante fare un lavoro su sé stessi con il proprio psicoanalista.

Il trattamento dell’insonnia nei bambini è inevitabilmente un trattamento congiunto con i genitori. È necessaria una valutazione del bambino per comprendere quale sia il tipo di insonnia e le ragioni, è dunque indispensabile una valutazione psicoanalitica insieme ai genitori. Questo per aiutarli a comprendere meglio la natura del disturbo del loro bambino, per offrire loro un sostegno e accompagnarli nel percorso che porta la regolarizzazione del sonno del piccolo.

I disturbi del sonno dei bambini sono una grande pena per i genitori che si sentono stanchi, sfiniti e molto spesso impotenti soprattutto, prima che i bambini imparino a parlare e possano quindi instaurare con loro un dialogo verbale, che permetta loro anche di capire le ragioni. È da tenere presente però, che anche le ansie e le angosce dei genitori possono influire molto sul riposo dei bambini, inconsciamente trasmettono loro le preoccupazioni che li attanagliano e i bambini possono non riuscire ad addormentarsi a causa dello stato d’animo alterato dei genitori.

Nei casi meno severi bastano pochissimi incontri. Se necessario, è possibile somministrare al bambino melatonina, fitoterapici e prodotti specifici per l’infanzia dietro indicazione e prescrizione medica.

 

Curiosità..

L’insonnia nella letteratura

L’insonnia è un fenomeno conosciuto fin dall’antichità, Virgilio racconta nell’Eneide la travagliata storia d’amore tra l’eroe Enea e Didone, regina di Cartagine: “ella di notte non riesce a chiudere occhio, tormentata dall’amore per il troiano e l’affanno non le concede di dormire”.

Anche Medea, protagonista dell’omonima tragedia, e la poetessa greca Saffo soffrivano d’insonnia per le pene d’amore.

Vladimir Nabokov, autore di Lolita, che aveva sempre avuto problemi ad addormentarsi definì la sua insonnia “un gigante” con cui confrontarsi quotidianamente.

Francis Scott Fitzgerald, autore di Tenera è la notte, riassume con questa frase il suo disturbo del sonno: “in una reale notte fonda dell’anima sono sempre le tre del mattino, giorno dopo giorno”.

Ernest Hemingway, affetto da depressione in un periodo anche grave, affermava di iniziare a scrivere alle 04:00 di mattina, poiché tormentato dall’insonnia”.