La riforma del Futsal fa discutere

Meta Magazine da la parola agli addetti ai lavori intervistando il tecnico del Forte Colleferro e della nazionale under 19 Paolo Forte

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La riforma Bergamini è piombata come un fulmine a ciel sereno sul mondo del futsal italiano. Abbiamo voluto ascoltare il parere degli addetti ai lavori, iniziando da una icona del calcio a cinque laziale, Mister Paolo Forte, che proprio sulla valorizzazione del Settore Giovanile ha costruito le sue fortune di allenatore.

Mister Forte, qual è il tuo pensiero sulle dichiarazioni del presidente della Divisione, Luca Bergamini?

“Certamente è una riforma importante, che sconvolge il mondo del calcio a cinque, almeno così come lo abbiamo inteso negli ultimi anni. Va quindi letta con attenzione e valutata bene prima di avventurarsi in considerazioni che potrebbero non tener conto di tanti fattori. In ogni caso contiene sicuramente elementi di novità e spunti di riflessione per tutto il movimento”.

Qual è la parte che ti piace di più?

“Con me quando si parla di giovani, si sfonda una porta aperta. Ho sempre impostato le mie squadre sulla valorizzazione dei ragazzi provenienti dal Settore Giovanile. E questo è avvenuto quando ero alla guida della Lazio in Serie A, ma anche quando ho ricominciato con la Forte Colleferro dalla Serie D. Non a caso. Lo sport appartiene ai giovani che, con il loro entusiasmo, possono valorizzarlo e portarlo ai livelli più alti. Quindi spazio e riconoscimenti a chi investe sui giovani e li mette al centro del Progetto. Ma proprio per la loro potenzialità, occorre andare con i piedi di piombo ed evitare di bruciarli e di deluderli”.

Non si aprirebbero, però, per tantissimi ragazzi le porte della Nazionale e delle competizioni di punta?

“Secondo me questo è vero, ma fino ad un certo punto. La base da cui partire è un’altra. Questa riforma potrebbe risultare vincente se si abbina all’introduzione del professionismo, almeno per le serie di elite. Ne abbiamo avuto la dimostrazione in questo periodo di pandemia: molti giocatori saltavano gli allenamenti perché volevano evitare il rischio di contagiarsi e doversi quindi assentare dal lavoro o dagli impegni famigliari. Oggi lo straniero, di fatto, è un professionista che ha scelto il calcio a cinque come sua forma di sostentamento e, proprio per questo, è disposto a fare sacrifici significativi e ad allenarsi con costanza. Dobbiamo essere riconoscenti, sportivamente e umanamente, a tanti ragazzi venuti da lontano a giocare da noi. Ci hanno dato tanto e hanno contribuito a far crescere il futsal italiano. Inoltre, sembra brutto dirlo, ma la provenienza da paesi meno ricchi del nostro li spinge ad accettare accordi economici tutto sommato compatibili con le potenzialità che offre il movimento, se li rapportiamo al salario di un impiegato o di un operaio. E ricordiamoci che il rimborso spese che si eroga nel dilettantismo non prevede, è vero, tassazione (almeno fino ad un certo livello) ma neanche contributi previdenziali e coperture sanitarie. Credo quindi che, almeno per ora, le serie di elite non possano prescindere dal tesseramento di giocatori non formati senza vincoli numerici”.

E per gli italiani (o formati ) non sarebbe la stessa cosa?

“Evidentemente no. Se da una parte è ovvio che i costi salirebbero e si allineerebbero a quelli di un qualsiasi lavoratore dipendente, dall’altra parte è indispensabile offrire, a chi scommette sullo sport, di avere garanzie tecniche e, soprattutto, economiche adeguate. Fare sport ai massimi livelli richiede un coinvolgimento totale e non è pensabile che un giovane faccia il medico o il muratore o qualsiasi altra professione e, contemporaneamente giochi in Serie A che, ci sottolineo a dirlo, è e deve rimanere ad essere, insieme alle Nazionali, la vetrina anche a livello internazionale, del nostro movimento”.

Quindi, riforma da rivedere?

“Non dico questo, assolutamente. L’idea è bellissima, ma per attuarla la strada è lunga e non semplicissima e va percorsa con la dovuta cautela. A Bergamini riconosco il coraggio di mettersi in gioco in questa avventura e sono d’accordo con lui che il sistema va ripensato. Ma occorrono interventi legislativi per garantire la sostenibilità dei costi, la distribuzione ai club di nuovi proventi provenienti anche dai diritti televisivi o da grandi sponsor istituzionali. Ma preferisco non addentrarmi in una materia che non è la mia. In fondo sono solo un allenatore di calcio a cinque con tanta passione e con una fiducia immensa nei giovani che, in assoluto, sono molto meglio di come troppi vogliono descriverli”.