Lettera immaginaria di Donato Lamorte a Giorgia Meloni

Con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi si chiude definitivamente il lunghissimo dopoguerra italiano

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Donato Lamorte

Prima della chiusura di questa campagna elettorale, sui profili social dell’Associazione Amici di Donato Lamorte, lo storico e compianto esponente politico della destra italiana, già capo della segreteria politica di Giorgio Almirante e di Gianfranco Fini, è apparsa una lettera immaginaria, rivolta a Giorgia Meloni, colei che idealmente sta chiudendo il cerchio di una storia infinita, ponendo definitivamente fine al lungo dopoguerra italiano, portando la destra al soglio più alto di Palazzo Chigi.

“Una Comunità politica che non si ritrovasse solamente ai funerali, ma si rimettesse in cammino. Questo era il più grande desiderio di Donato Lamorte. E con questa lettera immaginaria tentiamo di spiegarlo”. Sostengono dall’Associazione.

“Cara Giorgia,

basterebbe la frase “Per favore, fatemi tornare a casa prima che mia figlia si addormenti” per spiegare la tua grandezza. Concedi però ad un novantunenne di tornare indietro con la memoria.

Era il 28 Marzo del 2004, la ricorrenza di un altro 28 Marzo, quello del 1994, che significò l’ingresso della destra al Governo dell’Italia; Azione Giovani celebrava il congresso e tu venivi eletta, prima donna a presiedere un movimento giovanile. Sarebbe stata una delle tante tue prime volte.

Un congresso la cui genesi preconizzava quello che di lì a poco sarebbe stato il tuo percorso politico, fatto di conquiste e non di concessioni. Un congresso, quello di Viterbo, che fui chiamato a presiedere, proprio perché, seppure al governo, nel nostro mondo giovanile ribollivano le tensioni che nei decenni successivi avrebbero investito la destra, l’Italia e l’Occidente.

Voi ragazzi vi interrogavate sul vero significato della globalizzazione, sui mutamenti di cui era portatrice. E vi scontravate. L’esito dai numeri risicati poteva lasciare il segno in quella comunità, ma la tua capacità di fare squadra e sintesi, fece sì che, mentre AN iniziava i suoi tormenti, il mondo giovanile lentamente si rigenerava.

E’ un tratto che rende unica la destra, almeno in Italia: quando tutto si scioglie, sono i giovani a riaccendere la fiamma. Forse la nostra fiamma tricolore, quella del MSI prima e di AN poi, oggi di Fratelli d’Italia, proprio questo significa. Un’eredità ed una speranza che può affievolirsi ma che di generazione in generazione sa ritrovarsi e far ritrovare, attorno ad essa, i valori autentici della nazione.

In un tempo in cui i poteri si allontanano dai cittadini e sovrastano gli Stati, la destra è capace di costruire le sue leadership dalla politica e dal territorio.

“Mi addolora il fatto che voi giovani possiate assistere solo al declino della destra, ma sono contento perché la vostra generazione avrà l’onore di viverne anche la rinascita, cosa che non sarà concesso più alla mia”. Usavo dire questa frase a chi negli anni bui dei frazionismi, in cui parevamo irrimediabilmente persi e capaci di riunirsi solo ai funerali. Ecco, amica mia, oggi la rinascita si legge nei tuoi occhi e cammina sulle tue gambe.

Indipendentemente dal risultato numerico del 25 settembre, tu hai raggiunto l’obiettivo più importante. Ridare una casa alla nostra Comunità, nel solo modo in cui un uomo o una donna di destra possono fare: rappresentando una speranza per gli altri.

Sant’Agostino diceva che la speranza ha due figli bellissimi, lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle.

In nome di questa speranza hai deciso di prenderci tutti per mano, con il coraggio e la tenacia del pioniere, con la pazienza di chi sa aspettare anche l’ultimo degli scettici. Per questo obiettivo hai messo in discussione te stessa, caricandoti sulle spalle il peso più grande per una madre.

E’ anche nella tua autenticità che si riconoscono gli italiani, nella tua determinazione e soprattutto nella tua disarmante normalità.

Ora che si potrebbe aggiungere un’altra prima volta, quella più importante e più onerosa, è necessario che tu faccia tesoro del tuo passato, di come sei giunta fin qui.

Sono certo che, se sarai chiamata a farlo, saprai governare l’Italia con le stesse qualità con cui si crescono i figli. Non sei solo donna, sei capace. Incontentabile con chi ha mezzi e strumenti per fare di più e premurosa con chi ha bisogno di essere accompagnato. Perché in fondo, cara Giorgia, l’obiettivo è sempre lo stesso: aprire la via, accendendo un lume dietro di se.

Domenica non potrò mettere la croce sul tuo nome, sul nostro simbolo contenente quella fiamma che ho sempre servito. Ho organizzato una rimpatriata però, chiamando tutti gli amici che mi hanno preceduto e raggiunto quassù nella speranza di festeggiare la nostra vittoria più bella.

Confido in te, piccola mia.

Il tuo amico Donato Lamorte”

Amici di Donato Lamorte