Luca Piermarteri presenta Castelli al Cinema

Luca Piermarteri parla del progetto Castelli al Cinema in corso di svolgimento presso alcune delle più importanti scuole superiori del territorio

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castellicinema2L’IISS “S. Pertini” di Genzano di Roma, con la direzione scientifica di Luca Piermarteri,  ha dato vita ad un progetto in rete con diversi Istituti dei Castelli Romani in cui viene insegnato ai ragazzi a leggere e a fare cinema.

“E’ un progetto che ha avuto il merito di accompagnare gli studenti durante gli anni difficili della pandemia, infondendo loro passione e soddisfazione” così il regista Luca Piermarteri ci parla del suo lavoro con i ragazzi del progetto in rete Castelli al Cinema. Insieme a Luca scopriamo cos’è l’educazione audiovisiva e il modo in cui sta ampliando la didattica, mettendo in rilievo il ruolo che può ricoprire il cinema nella scuola e nella società di oggi.

Luca, tu lavori con i ragazzi per una film literacy: puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

“La maggioranza della popolazione in Italia è “analfabeta audiovisiva”, cioè non ha un’istruzione formale sul mondo del cinema o dell’audiovisivo. Si va al cinema e si consumano molti prodotti audiovisivi, ma non se ne comprende il linguaggio: la ritengo una cosa particolarmente pericolosa, perché viviamo in un mondo dominato dal flusso di immagini in movimento che influenzano, su vari livelli, il grado di percezione della nostra realtà quotidiana. Attraverso i progetti di cinema, in prima istanza, cerco di insegnare ai ragazzi degli istituti superiori dei Castelli Romani come interpretare  l’opera audiovisiva attraverso l’analisi critica dei prodotti, mostrandone peculiarità e modi di rappresentazione. Una volta raggiunta una base comune di “consapevolezza linguistica”, il passo successivo è rendere i ragazzi stessi dei produttori di immagini, sperimentandosi in prima persona con le tecniche necessarie al racconto cinematografico, e divenendo in grado di produrre un cortometraggio in ogni sua fase, dalla preparazione al montaggio”.

Cos’è “Castelli al Cinema”?

“Questo progetto, in cui collaboro con altri colleghi del mondo del cinema,  è il tentativo di mettere in pratica i concetti di cui ti parlavo, aggiungendo due valori che credo siano fondamentali: sviluppare la creatività in un contesto collettivo e divertirsi, giocando con la forma del racconto. Portiamo un’istruzione sul cinema all’interno di vari istituti superiori dei Castelli Romani, insegnando loro i fondamenti teorici per saper leggere, analizzare e interpretare un’opera visiva. La parte preferita dei ragazzi viene dopo le lezioni teoriche, quando apriamo un laboratorio di regia e possono applicare le conoscenze acquisite nella realizzazione di una propria opera. I ragazzi lavorano insieme, componendo una vera e propria troupe cinematografica completa di tutti i reparti della produzione audiovisiva e procedono in larga autonomia per sviluppare concretezza e fiducia in se stessi: il lavoro finale è un cortometraggio frutto della loro visione, che unisce l’espressione del sé con la qualità del prodotto finale. Alcuni iniziano già a quattordici anni a partecipare ai progetti di cinema e continuano fino ai diciannove; ogni anno apprendono più cose e diventano più competenti. Alcuni di loro, col tempo, hanno anche deciso di fare del cinema il proprio mestiere. Un valore di questo progetto che mi sento inoltre di sottolineare è la volontà di fare presa sul territorio: la rete non si compone soltanto di scuole ma anche di vari enti esterni, sia pubblici che privati, come sale cinematografiche, il Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani, banche, organizzazioni di innovazione sociale e circoli del cinema. Non si tratta più solo di didattica, ma anche di responsabilizzazione e ricaduta sul territorio.

Su un piano metodologico, per la prima edizione abbiamo deciso di creare classi miste che riunissero ragazzi di diverse età, in modo che si affiancassero a vicenda, imparando l’uno dall’altro e non replicando modelli precedentemente strutturati come quelli che esistono nel contesto della classe singola. Nella seconda edizione abbiamo compiuto un passo avanti: abbiamo unito ragazzi provenienti da istituti differenti, con obiettivi differenti, e ci siamo accorti che il percorso svolto era più stimolante e più efficace. Vedere le scuole che cooperano tra di loro e con gli enti esterni è una grandissima soddisfazione, un percorso virtuoso che ci avvicina come comunità”.

Pensi che un progetto come questo rifletta un più ampio cambiamento nel modo di fare didattica?

“Certamente progetti come “Castelli al Cinema” non c’erano quando io ero uno studente: ai miei tempi c’era una didattica più che altro frontale, un’idea, oggi generalmente superata, di studenti come soggetti passivi di apprendimento. Era una didattica per lo più piana e nozionistica, che non passava per l’esperienza e lasciava poco spazio alle emozioni. Oggi la scuola sta cambiando, si sta aprendo ad un’educazione che sia anche esperienziale: ora c’è tanto fermento, tanta bellezza e tanta voglia di mettersi in gioco. Progetti come il nostro rappresentano l’occasione per i ragazzi di impegnarsi finalmente in una didattica che permetta loro di “mettere le mani in pasta”, di dare sfogo alla loro creatività, che coinvolga le loro emozioni e insegni loro a implementare un’idea rendendola realtà, convinti che c’è molto da imparare anche dai propri errori. E’ cruciale dare fiducia ai ragazzi e loro ti ripagano sempre,   attraverso voglia di fare ed entusiasmo, ma anche nella qualità delle loro idee.

Quale pensi che sia il ruolo del cinema nella società, e nel mondo giovanile in particolare?

Il cinema ricoprirà sempre un ruolo importante nella società: il linguaggio visivo è immediato ed universale, adatto ad un mondo sempre più complesso. Va salvaguardato perché è una parte essenziale del nostro patrimonio collettivo: sia per la grande tradizione cinematografica italiana, sia perché il cinema, per sua natura, ci permette di sognare, di conoscere, di aprire finestre su mondi che altrimenti non potremmo esplorare. Il suo carattere universale e popolare è necessario per stimolare interrogativi e per promuovere una comunità di persone curiose che proceda verso il progresso sociale.  In diversi momenti si è pensato che il cinema fosse sul punto di morire, lo si è temuto quando è nato internet e alcuni lo temono adesso per via dell’esplosione delle piattaforme di streaming. Non ho simili preoccupazioni. Da una parte, finché ci sarà la volontà di preservare le sale, le persone non rinunceranno mai alla bellezza dell’incontro e al ruolo della sala come luogo in cui ci si riunisce per condividere un’esperienza. Dall’altra, sono convito che l’uomo non possa vivere senza raccontare storie, e, ditemi, quale mezzo è ancora oggi il più potente, ammaliante, emozionante per farlo?

“Castelli al Cinema. Educare i giovani alle immagini del futuro” è un progetto di alfabetizzazione audiovisiva che rientra nel Piano Nazionale del Cinema per le Scuole – CIPS. CIPS è un importante intervento statale promosso da Miur e Mibact per la media education, sviluppato a partire dal 2017. I lavori delle scuole coinvolte – oltre alla capofila “S. Pertini”, il Liceo Scientifico “Giovanni Vailati” di Genzano, l’IISS “Cesare Battisti” di Velletri, il Liceo Scientifico “Bruno Touschek” di Grottaferrata, il Liceo Classico Linguistico “M.T. Cicerone” di Frascati e il Liceo Linguistico “James Joyce” di Ariccia  – si possono vedere sulla piattaforma Vimeo dedicata – www.vimeo.com/castellialcinema – e hanno visto collaborare numerosi enti sia pubblici che privati del territorio dei Castelli”.

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