L’Università dimenticata anche da questo Governo

Parla Nicola D'Ambrosio, Presidente Nazionale di Azione Universitaria, eletto al vertice dell'organizzazione studentesca della destra lo scorso Luglio al congresso di Bologna

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Nicola D'Ambrosio - Presidente Azione Universitaria

Della scuola parlano quasi tutti, con più o meno costrutto, ma l’Università sembra la cenerentola persino nel dibattito pubblico, oltre che nell’immaginario collettivo di un Paese alle prese con una pandemia che, oltre a migliaia di vite, ha flagellato lo spirito di una intera generazione, quella degli studenti, totalmente emarginati.

A tal proposito abbiamo voluto interpellare Nicola D’Ambrosio, dallo scorso Luglio eletto Presidente Nazionale di Azione Universitaria, il movimento studentesco degli universitari della destra, vicino oggi al partito di Giorgia Meloni.

Azione Universitaria è l’unico movimento universitario sopravvissuto agli sconvolgimenti della II Repubblica: nato dalle ceneri del FUAN (Fronte Universitario di Azione Nazionale), storica fucina di militanza del Movimento Sociale Italiano, parallelamente alla nascita di Alleanza Nazionale e Azione Giovani, nei primi anni ’90.

Con lo scioglimento di An e la confluenza nel Popolo della Libertà, anche delle organizzazioni giovanili e studentesche, AU ha vissuto anni travagliati, schiacciata dalla diaspora della destra, finita in mille rivoli, con percentuali ai limiti dell’irrilevanza politica, ma ha saputo tenere botta, presentandosi praticamente indenne ai giorni nostri.

Con la crescita esponenziale di Fratelli d’Italia e l’affermazione della leadership di Giorgia Meloni infatti, anche per i giovani della destra si riapre una agibilità politica autonoma che pareva persa, ma che aveva da sempre caratterizzato quel mondo, tutt’altro che appiattito sul partito di riferimento.

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“Sono stato eletto Presidente al Congresso di Bologna, tenutosi lo scorso Luglio – ha dichiarato Nicola D’Ambrosio – e le mie prime parole ho sentito necessario rivolgerle a tutti i ragazzi e le ragazze che in questi ultimi anni hanno traghettato Azione Universitaria nella tempesta delle divisioni della destra e del centrodestra. Un lavoro complicato, spesso tra mille difficoltà, senza il quale però oggi non ci potremmo presentare con le carte in regola per rappresentare al mondo universitario l’identità di e le idee di un mondo, quello della destra, che gli studenti guardano con sempre maggiore interesse, per la coerenza nelle posizioni, la chiarezza delle proposte e la presenza costante negli atenei di tutta Italia”.

Vinta la sfida della sopravvivenza restano da dare risposte al mondo universitario che pare tra i più penalizzati dalla pandemia e dalle scelte dei Governi che in questi ultimi anni si sono succeduti: quali le vostre proposte?

“Prima di tutto dobbiamo dire che per l’Università in questi due anni non c’è stato alcun progresso: siamo esattamente come ad inizio pandemia. Persiste, anzi si è amplificata la tendenza a determinare atenei di serie a e di serie b, penalizzando gli studenti che non vivono nei grandi centri”.

“Basta pensare che il Ministro dell’Università ha inoltrato recentemente una nota a tutti gli Atenei con la quale lascia libertà agli stessi di determinare le modalità di erogazione della didattica per le sessioni di gennaio e febbraio. Una nota che non fa null’altro che continuare ad alimentare il caos degli ultimi mesi, scaricando le responsabilità ancora una volta sugli Atenei, abbandonandoli di fatto a se stessi nel periodo di recrudescenza della pandemia. Nella nuova nota non esistono infatti disposizioni chiare che specifichino quali studenti abbiano diritto alla Didattica a distanza e quali no, con Atenei che erogano la DaD a tutti gli iscritti indistintamente ed altri che pretendono la presenza anche per i soggetti fragili. Diffusamente non considerata è, ad esempio, la condizione degli Studenti conviventi con soggetti fragili, chiusi in casa da tempo per proteggere i loro cari e ora obbligata ad esporsi ad un rischio evitabile perché dimenticati dagli Atenei. Nessuna indicazione sulle nuove misure di sicurezze per mascherine e green pass.

Inoltre tantissimi sono gli studenti in attesa di terza dose che vedranno scadere il green pass a causa delle continue modifiche sulla durata dello stesso, che non sanno se e come possono sostenere gli esami nelle imminenti sessioni”.

Cosa state proponendo?

“Da mesi chiediamo tutele per gli studenti che possano garantire sicurezza negli Atenei, prevedendo in primis tamponi gratuiti per chi rientra in presenza. Invece, la linea del Governo è “tana libera tutti”: ogni Università si autogoverna alimentando così discriminazioni e insofferenza a macchia di leopardo lungo lo Stivale.

Nella legge finanziaria appena approvata che investimenti ci sono per l’Università?

“Una delle follie presenti all’interno della legge di bilancio fresca di approvazione da parte del governo dei “migliori” è la voce 0 € al capitolo implementazione del fondo FIS, il fondo con il quale ogni anno il paese integra gli stanziamenti regionali per le borse di studio degli universitari. Continuiamo ad essere agli ultimi posti in Europa per stanziamenti per il diritto allo studio, ma finanziamo con 68 mln di € il “bonus decoder e televisioni”. Ancora una volta questo governo palesa le sue priorità, finanziare un nuovo decoder è più importante che finanziare le borse di studio dei nostri universitari. Stesso discorso per la cancellazione del bonus per l’assistenza psicologica, richiesto più volte anche dal CNSU e sollecitato anche da noi, attraverso l’apertura di sportelli di supporto psicologico per gli studenti”.

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