Mirco Goldoni ci parla del suo Progetto Dedalo

Progetto Dedalo è il secondo romanzo di Mirco Goldoni

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La giornalista e blogger Ilaria Solazzo ci porta alla scoperta del secondo romanzo di Mirco Goldoni: Progetto Dedalo.

Sono Mirco Goldoni, sono nato a Bologna nel 1965 e ora vivo a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Sono un ingegnere informatico con diverse passioni: l’astrofisica, la fantascienza e suono la batteria a livello dilettantistico”.

Sappiamo anche che sei uno scrittore…

“Ho scritto alcuni racconti brevi, tutti di carattere fantascientifico e ho da poco pubblicato il mio secondo romanzo, Progetto Dedalo, sequel del primo, Progetto Mnemòsyne”.

Anche loro di genere fantascientifico?

“Sì, anche se non narrano di pianeti o civiltà lontane e nemmeno di viaggi interstellari; tutto si svolge sulla Terra e il viaggio è molto più avvincente di un viaggio spaziale, narra di un viaggio dentro di noi e, più precisamente, dentro i nostri ricordi”.

Immagino che da questo nasca il titolo del romanzo d’esordio, Mnemòsyne era la Dea greca della memoria, ma Dedalo? Parlacene.

“Esattamente. Il primo romanzo narra di un’esplorazione che i protagonisti effettuano, con l’aiuto di un potente elaboratore, nei ricordi delle persone. Questo viaggiare però crea dei grossi problemi d’identità al protagonista perché capisce che ‘noi siamo i nostri ricordi’, vivere quelli di altri ci snatura inevitabilmente. Il professor Denver, ideatore del potente computer e con una vita segreta, andrà fino in Somalia per scoprire quei ricordi che il suo studente, cavia degli esperimenti e ingaggiato con un inganno, aveva voluto o dovuto cancellare. Poi però capiscono che i ricordi richiamati senza il contesto in cui sono nati, sono fredde diapositive. È necessario ripercorrere a ritroso tutto il vissuto che li ha creati, trovare il filo e uscire dal labirinto”.

Ecco svelato perché Progetto Dedalo! Intuisco che i ricordi ti affascinano…

“Moltissimo! Diamo per scontato che risiedano nel nostro cervello, ma se così non fosse? Se il nostro cervello fosse solo lo strumento che la Natura ci ha dato per raggiungerli? Sarebbe possibile spiegare i deja-vu come piccoli ‘errori di lettura delle informazioni’ e i sogni come il libero accesso ad aree di altre persone, nel tempo e nello spazio”.

Un po’ forte come ipotesi.

“Può darsi ma è l’unico patto narrativo che stipulo con il lettore: se così fosse, cosa succederebbe? Mi piace mettere in dubbio ciò che sembra appurato e scontato, fa parte della natura umana esplorare, se così non fosse, non ci sarebbe stata evoluzione. Lasciatemi, se me lo consenti, scegliere la pillola rossa e continuare il viaggio”.

Ti senti un giovane Neo?

“Lo sono i miei personaggi, sono in parte Neo, Einstein, Darwin e perché no, Alice e il Bianconiglio”.

Da quanto ho letto questi romanzi sono supportati da una base scientifica.

“Sì. Anche se sono di genere fantascientifico, mi piace dare ai miei romanzi un alone di realismo, per cui affronto tematiche che vanno dalla neurologia alla fisica quantistica, il tutto sempre in chiave narrativa e non saggistica”.

Questo viaggio durerà ancora?

“Sì, si concluderà con il terzo romanzo, in fase di stesura. Lo studio della memoria e dei suoi meccanismi si scontrerà con l’etica professionale e con la cultura moderna. Il dibattito sarà profondo e accorato, i protagonisti usciranno con la loro soluzione, ai lettori lascio costruirsi la propria e confrontarsi con ciò che emerge dalle righe dei romanzi