Era il 19 agosto 2021 quando Roberto Gualtieri, nel presentare il proprio programma elettorale per la candidatura a Sindaco di Roma, indicò la realizzazione del primo ospedale veterinario pubblico d’Italia come una delle proposte più innovative del suo progetto amministrativo. Una promessa che venne presentata come il simbolo di una nuova attenzione verso il benessere animale e che divenne uno dei temi più riconoscibili della sua campagna elettorale. Oggi, a quasi cinque anni di distanza, il cantiere è ormai prossimo alla conclusione. L’investimento pubblico è di circa 6,5 milioni di euro, ma proprio adesso, quando l’opera sta per essere consegnata alla città, emerge la domanda più importante: chi farà funzionare questo ospedale?
Perché costruire un edificio è soltanto il primo passo. Un ospedale veterinario vive grazie a veterinari, tecnici, personale amministrativo, risorse economiche, farmaci, apparecchiature, manutenzione e un modello gestionale chiaro.Ed è proprio su questi aspetti che, ad oggi, l’Amministrazione non ha ancora fornito risposte pubbliche e dettagliate. Non risultano infatti chiariti il modello di gestione, il fabbisogno di personale, il costo annuale della struttura, le fonti di finanziamento e la data della sua effettiva piena operatività. Sono le stesse questioni sollevate nell’interrogazione presentata dai Consiglieri Capitolini di Fratelli d’Italia Federico Rocca e Stefano Erbaggi.
I consiglieri nell’articolata interrogazione chiedono all’Amministrazione di chiarire quale sarà il modello gestionale dell’ospedale, da dove arriveranno le risorse economiche, quale personale verrà impiegato, quali servizi saranno realmente garantiti e, soprattutto, quando la struttura entrerà effettivamente in funzione. Sono domande che ogni amministrazione seria dovrebbe aver già affrontato prima ancora di avviare un’opera di questa portata.
La sensazione, invece, è che ancora una volta si sia preferito partire dall’annuncio, rinviando a un secondo momento tutte le questioni più complesse.È una modalità che purtroppo i romani conoscono bene: si presentano grandi progetti, si organizzano conferenze stampa, si inaugurano cantieri, ma troppo spesso manca una vera pianificazione della fase successiva, quella che consente alle opere di funzionare davvero.
C’è poi un’altra riflessione che ritengo ancora più importante.
L’ospedale sorgerà all’interno del complesso della Muratella, mentre continua a rimanere sostanzialmente irrisolto il tema del canile comunale.Da anni associazioni, volontari e operatori denunciano la necessità di ripensare profondamente quella struttura, concepita secondo modelli ormai superati rispetto alle moderne conoscenze sul benessere animale.
Mi sarei aspettata che, insieme all’ospedale, Roma Capitale avviasse finalmente una vera rivoluzione del sistema di accoglienza dei cani: spazi più idonei, minore impatto dello stress, percorsi che favoriscano realmente il recupero comportamentale e le adozioni.Invece si continua a intervenire sul contenitore senza affrontare il problema complessivo.
Naturalmente tutti auspichiamo che il nuovo ospedale diventi una realtà efficiente e rappresenti un servizio utile per la città.Ma proprio perché si tratta di un investimento finanziato con denaro pubblico, i cittadini hanno il diritto di sapere fin da ora come verrà gestito, quali costi comporterà e quali risultati produrrà.La politica non dovrebbe limitarsi a costruire edifici. Il rischio è che l’ospedale veterinario diventi il monumento alle promesse elettorali: una struttura costruita prima di aver progettato come mantenerla aperta e funzionante. I cittadini non chiedono inaugurazioni. Chiedono servizi che funzionino.



















