A Roma, un progetto ambizioso e singolare, articolato in due location: Palazzo delle Esposizioni e Galleria d’Arte Moderna.
“Il video rende felici. Videoarte in Italia” è un’unica, grande mostra che esplora i confini dell’avanguardia.
Fino al 4 settembre 2022, quasi in controtendenza con le altre esposizioni della Capitale, si parlerà di un filone decisamente ancora poco esplorato della nostra cultura. Eppure: “L’Italia è stata promotrice della produzione videografica, più degli stessi States”, ha spiegato la curatrice, Valentina Valentini. Benchè non noto a tutti, infatti, il Belpaese è stato pioniere di progetti esemplari in tal senso, rappresentando un punto di riferimento artistico per la sperimentazione video.
E non a caso, fino all’emergere delle prime forme di computer art, varietà, qualità e respiro internazionale hanno caratterizzato le iniziative legate a questo medium e, negli anni Novanta, il formato installazione (video e multimedia) ha trovato grande accoglienza in musei, gallerie e, finanche, alla Biennale di Venezia.
Per l’occasione romana, sono 19 le installazioni, oltre 300 le opere da rassegne dedicate e più di 100 gli artisti coinvolti: il percorso espositivo si snoda attraverso opere, documenti, bozzetti, disegni, locandine, manifesti e scatti, che ne ripercorrono il processo produttivo e il contesto storico.
La dimensione intermediale è analizzata da diverse prospettive, così da creare un’articolazione autonoma e, al contempo, interrelata, nelle due sedi espositive. Qui, la tecnica del video non viene riportata a un genere definito, ma lo si contestualizza in sinergia con altre espressioni, come il cinema, la tv, il teatro, la danza.
La molteplice varietà dei formati espositivi consente ai sensi di meravigliarsi, mentre la mente coglie nuovi spunti di riflessione.
Nella sua godibilità e interattività, infatti, questa rassegna ha un carattere duplice – giocoso e riflessivo – che la rende adatta a tutti, seppur in maniera diversificata.
E lo fa, nel Palazzo in via Nazionale con le opere di: Giovanotti Mondani Meccanici, Convertino, Studio Azzurro, Piccolo, Pirelli, Puppi, Barba, Correale, Giardina Papa, Quayola e Sambin, incentrate sulle trasformazioni del formato installativo nel suo dialogo con lo spazio e i dispositivi tecnologici, tra gli anni Sessanta e il XXI secolo. E alla Galleria di via Crispi, con le installazioni e le opere monocanale, provenienti dai Centri di produzione attivi in Italia dagli anni Sessanta. I lavori di: Mauri, Buren, Viola, Terlizzi, Bignardi, Masbedo, Plessi e Vaccari, emergono in relazione alla videoarte, l’architettura radicale e il design postmodernista, le ibridazioni fra video e danza e fra video e teatro.
Cosicché, a ben guardare, seppure apparentemente spiazzante, questo patrimonio risulta degnissimo di essere preservato, ancorché poco conosciuto dal grande pubblico.
Il progetto è promosso da Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Azienda Speciale Palaexpo. Con il patrocinio di “Sapienza” Università di Roma, Università degli Studi di Udine e Università degli Studi di Milano Bicocca. Con AAMOD/Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Cineteca Nazionale/Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Lo schermo dell’arte/Festival di cinema e arte contemporanea, RAI Teche, La Camera Ottica, Riccione Teatro. Con la collaborazione scientifica di Sapienza Università di Roma- Dipartimento di Design Pianificazione, Tecnologie dell’Architettura. Organizzazione, Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Azienda Speciale Palaexpo e Zètema Progetto Cultura.
Catalogo edito da Treccani, a cura di Cosetta Saba e Valentina Valentini.
Info: www.palazzoesposizioni.it; www.galleriaartemodernaroma.it; www.museiincomuneroma.it



















