Pista ciclabile Tuscolana, la chiave per il futuro

Articolo frutto di un'inchiesta sulla pista ciclabile di via Tuscolana di uno studente del liceo Edoardo Amaldi di Roma Capitale

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via Tuscolana

Diminuzione dei posti auto, maggiore difficoltà per la viabilità, eccessivo consumo di denaro: questi alcuni dei moltissimi problemi riscontrati da coloro che vivono quotidianamente a contatto con la nuova realtà prospettatasi successivamente alla creazione della pista ciclabile della Tuscolana, una delle più importanti vie a scorrimento veloce della Capitale. Questa, considerata dai più un’ottima iniziativa in relazione alla questione ambientale e alla sicurezza dei ciclisti, viene reputata mancante del progetto socio-ambientale e urbanistico necessario per la buona riuscita di un qualsiasi lavoro stradale di tale portata. Molti sottolineano come l’unico reale interesse del M5S fosse il raggiungimento degli obiettivi impostici dall’UE e non la nascita di un collegamento sicuro ed efficace. Segno del marcato disimpegno dell’amministrazione sono stati, secondo una gran porzione del popolo romano, i lavori abbandonati a loro stessi per giorni e giorni: transenne non eliminate per tempo e strade lasciate alla deriva con buche mai recuperate da allora. Ma sarà davvero tutta colpa del potere? Probabilmente, vista la vastità della città di Roma e la difficoltà nella sua gestione da sempre presente, la descrizione sarà in parte aderente alla realtà, ma la riuscita realizzazione dello stesso identico progetto in altre capitali europee ci dovrebbe forse far pensare che manca in partenza una predisposizione mentale degli italiani verso l’eco-sostenibilità dei trasporti e in particolar modo verso le stesse piste ciclabili. Continua infatti a non esserci rispetto per gli atleti che la utilizzano, sono ancora moltissime le macchine che si parcheggiano lì dove manca il cordolo d’asfalto, che divide la pista dalla strada, e nonostante sia questo un problema riscontrato da molti giovani del quartiere nessuno si muove affinché le dimostrazioni di questo limite mentale siano definitivamente arginate. Tutti d’accordo sulla bellezza e l’utilità di questo progetto, ma nessuno che lo accetta nel momento in cui viene realizzato. Certo, si devono riconoscere le indiscusse difficoltà iniziali che incombono su chi per anni ha abitato in una zona strutturata in modo diametralmente opposto ed è anche comprensibile che i commercianti esprimano civilmente e democraticamente le loro rimostranze per la diminuzione dei posti auto per potenziali ed effettivi clienti, ma è anche corretto indubbiamente che i cittadini tutti prendano atto della necessità di un cambio di rotta che, si voglia o no, è iniziato proprio da qui.

B.D.

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