Selezionato per la vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026, Come una pecora su uno scoglio di Alessio Tanzi porta in scena un’indagine che attraversa Roma e la memoria di un avvocato in caduta libera. Un noir esistenziale che unisce cronaca familiare, senso di colpa e dipendenze, con un lessico diretto e immagini vive. Editore: SBS Edizioni. Anno: 2024. Prezzo: € 15.
La notte di Natale 2022 è l’innesco narrativo. Perché ha scelto proprio quella data per la strage che apre il romanzo?
“Immaginavo questo romanzo come uno strappo alla regola e cosa c’è di più lacerante di una strage avvenuta la notte di Natale? Diciamo che quella data si pone un po’ come l’invocazione alla Musa per avere l’ispirazione, è il “Cantami o diva” della Pecora su uno scoglio”;
Fermo Trimani si definisce “una pecora su uno scoglio”. Che cosa riassume questa immagine del titolo nel suo percorso personale?
La pecora su uno scoglio è un’immagine romantica e tenera allo stesso tempo e Fermo Trimani, in fin dei conti, tra tutte le sue sfaccettature, i processi che celebra dentro se stesso è romantico e tenero”;
La voce narrante alterna lucidità e vuoti di memoria. Come ha lavorato sul ricordo “a scatti” per costruire tensione senza confondere il lettore?
“Mi sono sempre piaciuti i flaschback, credo che siano un valido espediente per far conoscere al meglio un personaggio in modo tale che non rimanga legato a quello che sta vivendo in quel momento, ma faccia capire al lettore che il protagonista della storia ha avuto un suo passato e potrà avere anche un futuro. Questo oltre a rendere tutto più reale rende il protagonista vivo. Il lavoro è stato abbastanza semplice. E’ bastato immaginare che Fermo Trimani era un mio amico seduto accanto a me nella stesura del libro che mi raccontava il suo passato e ciò che stava vivendo. Penso che come personaggio sia venuto particolarmente bene proprio perchè io e lui ci siamo capiti e in qualche modo abbiamo fraternizzato. Anche oggi che il libro è pubblicato ci sono dei momenti in cui mi viene voglia di telefonargli per andarci a bere una birra insieme”;
Che ruolo attribuisce alla voce narrante nel tenere insieme introspezione e ritmo della trama?
“La voce narrante è la vera protagonista del romanzo. Fermo Trimani racconta in prima persona l’intera vicenda, si mette a nudo nei suoi ricordi e narra ciò che sta vedendo. Niente nel romanzo avviene lontano da Fermo Trimani. Credo che in questo modo ci sia un’accelerazione del pathos del lettore che non sa cosa accadrà nella pagina successiva così proprio come il personaggio principale”;
Nel rapporto con il padre emerge una richiesta di protezione tardiva. Come incide questa dinamica sulla responsabilità morale del protagonista?
“Fermo Trimani è sfaccettato vuole emanciparsi e allo stesso tempo ha bisogno di sentirsi ancora figlio. Per questo da una parte soffre, dall’altra invece si sente rinfrancato dalla presenza paterna”;
Che cosa vorrebbe restasse, al termine, del legame tra colpa privata e verità giudiziaria?
“Non bisogna essere avvocati o magistrati per capire che la legalità e la giustizia sono lontani dall’essere sinonimi. Questo è quello che vorrei che restasse specie in quest’epoca di processi televisivi dove i due concetti vengono confusi in un guazzabuglio dove tutti si sentono autorizzati a dire la propria. Vorrei che questo libro facesse riflettere che non esiste un bianco e un nero ma solo una grande massa grigia dove il colpevole non è poi così colpevole e l’innocente non è poi così innocente. Mi piacerebbe che nelle trasmissioni in cui si parla di delitti non si confonda mai la pena con l’individuo.

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