Sorge ad Ardea la splendida Raccolta Manzù

Sorge ad Ardea il Museo Giacomo Manzù, o meglio la Raccolta Manzù, ideata nel 1965 dalla seconda moglie, Inge Schabel, che, nell’impresa, fu affiancata dal “Comitato Amici di Manzù”.

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Sorge ad Ardea la splendida Raccolta Manzù, museo dedicato al maestro bergamasco che visse e lavorò negli ameni luoghi pontini

Sorge ad Ardea il Museo Giacomo Manzù, o meglio la Raccolta Manzù, ideata nel 1965 dalla seconda moglie, Inge Schabel, che, nell’impresa, fu affiancata dal “Comitato Amici di Manzù”.

L’artista bergamasco, che della città dei Rutuli (dove visse dal 1964 fino alla morte, nel ‘91) amava ripetere “Come scultore ho scelto il posto giusto“, ha perfino lasciato nel testamento di essere sepolto qui, nel giardino del suo Museo, vicino a quanti lo avevano accolto con affetto.

Il cantiere architettonico della Raccolta iniziò nel marzo 1967, ma l’inaugurazione ufficiale si ebbe il 22 maggio 1969 e, solo dopo la donazione allo Stato nel 1979 (con destinazione specifica alla Galleria d’Arte Moderna-GAM di Roma; oggi fa parte del Polo museale statale del Ministero per i Beni Culturali), nell’aprile ’81 si aprì al pubblico, alla presenza del Presidente Pertini: fu il primo esempio di museo italiano dedicato ad un artista vivente.
La Raccolta respira, oggi come allora, nella sede progettata dall’architetto Tommaso Porn: un edificio dalle enormi pareti bianche, con una struttura minimalista ispirata allo stile razionalista nord-europeo (che ha per scopo di non far mai emergere il contenitore sul contenuto), immerso in un giardino adornato con altre opere di Manzù, perseguendo il concetto di integrazione totale tra architettura e paesaggio.

In tutto, ospita 462 opere dell’autore, per lo più appartenenti alla produzione degli anni ’50-’70, con alcuni esemplari d’inizio carriera, fino alle creazioni degli anni Ottanta. Fra queste, alcune sue indimenticabili cifre stilistiche: il tema religioso (il suo rapporto, anche personale, con Papa Giovanni XXIII) e i Cardinali; la danza; la donna; gli Amanti (qui, in ben sette esemplari, tutti bronzei, per celebrare il corpo femminile). I bassorilievi preparatori per le porte in bronzo del Duomo di Salisburgo e di Rotterdam. E poi schizzi, disegni, sculture, scenografie.

Con un allestimento il più lineare possibile, la narrazione procede spedita, giocando sui toni del grigio (del pavimento e di grandi pannelli), ricorrendo – tanto per le singole opere quanto per i gruppi – a punti di fuga isolati su fondo scuro e/o, viceversa, articolati per tema, senza troppi fronzoli, così come il maestro, senza troppi giri di parole, spiegava i motivi della sua ispirazione: “Se mi si chiede perchè io abbia creato una certa scultura e perchè l’abbia fatta in un dato modo, non so rispondere…L’ho creata così, semplicemente perchè la forza creativa che mi urgeva dentro ha spinto le mie mani a plasmare la creta in quel certo modo…”.

All’interno, anche l’archivio fotografico e la biblioteca dedicata.

Info: http://www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/247/museo-giacomo-manz

Telefono: 06.9135022

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