T. e V., di nuovo insieme

quando la burocrazia perde di vista il benessere animale

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tevstoriacani

Questa è una storia che voglio raccontarvi per riflettere insieme su dove finisca il giusto e inizi l’ingiusto. Una storia che riguarda un uomo senza fissa dimora, il suo cane e una domanda che merita una risposta: tutelare un animale significa soltanto applicare un regolamento o anche valutare concretamente il suo benessere? È aprile 2026 quando T. viene sequestrato a V., un uomo senza fissa dimora che ha una famiglia e vive di espedienti. Il cane è il suo compagno di vita in strada e il compagno di giochi di suo figlio.V. è seguito da diverse persone e associazioni, tra cui la sezione cinofila della CRI. Eppure, nella sua vicenda sembra essere mancato un passaggio essenziale: aiutarlo a comprendere le regole e le conseguenze delle proprie azioni. A cominciare dal divieto di utilizzare un cane per l’accattonaggio.

  1. chiede l’elemosina nel centro di Roma, davanti al Parlamento. Un uomo a terra, accanto a un cane bellissimo: un’immagine che può suscitare solidarietà, ma anche essere interpretata come un modo per sfruttare l’empatia dei passanti verso l’animale. È una situazione che pone questioni di rispetto delle regole e di decoro urbano, ma dietro la quale ci sono anche una persona, una famiglia e un legame affettivo.Ad aprile intervengono le autorità. T. viene sequestrato e trasferito nel canile comunale di Roma.Per V., perdere T. è come perdere un membro della famiglia. Con l’aiuto dei pochi amici che ha e di un legale, si attiva per riaverlo. Il pagamento della sanzione avviene però in ritardo, secondo quanto riferito da V. su consiglio del suo legale, e la situazione si complica ulteriormente.Nel frattempo arriva l’estate. Su Roma si abbatte un caldo soffocante e T. continua a rimanere in canile. V. piange, supplica, chiede che il suo compagno di vita gli venga restituito.Anche le associazioni si mobilitano. Tra tutte, AM.AN.T. ODV, che invia email, PEC e messaggi e contatta ripetutamente gli uffici competenti. Dal Dipartimento Benessere Animali del Comune di Roma, tuttavia, la risposta resta sostanzialmente la stessa: il regolamento non consentirebbe la restituzione e la competenza sarebbe dell’autorità che ha disposto il sequestro.Comincia così una lotta contro il tempo, contro il caldo e contro una burocrazia nella quale sembra impossibile individuare chi possa assumersi la responsabilità di una decisione.

Secondo quanto riscontrato dall’associazione nei contatti con gli uffici, nei primi giorni di agosto non risultano disponibili né il direttore né il funzionario di riferimento. Ma le esigenze degli animali e delle persone coinvolte non vanno in ferie.

AM.AN.T. ODV, forte dei pareri favorevoli rilasciati da chi vede V. tutti i giorni con il suo cane tra cui commercianti e negozianti, sollecita più volte il parere favorevole al dissequestro richiesto dal Dipartimento Economato del Comune di Roma. Un passaggio tanto più importante considerando che, secondo gli accertamenti veterinari richiamati dall’associazione, la ASL non aveva riscontrato sul cane segni di maltrattamento.Eppure la situazione non si sblocca. Nei riscontri ricevuti, la competenza viene ricondotta all’autorità che ha accertato l’illecito, senza che le richieste dell’associazione portino alla restituzione di T. A questo punto la domanda è inevitabile: quale ruolo concreto può svolgere il Dipartimento Benessere Animali in una vicenda come questa? Come può contribuire a una soluzione che tenga conto delle regole, ma anche delle condizioni dell’animale e del suo legame con la famiglia? Viene coinvolto anche lo staff della Garante degli animali.L’interessamento, tuttavia, non conduce alla soluzione auspicata. E anche qui resta una domanda: quali strumenti ha a disposizione questo ufficio per intervenire efficacemente quando una situazione si blocca? Viene contattato inoltre il consigliere Rocco Ferraro, che in più occasioni ha dimostrato sensibilità verso gli animali. Neppure il suo interessamento riesce, però, a superare lo stallo.

L’11 settembre 2026 arriva un passaggio importante: un’interrogazione a risposta scritta del consigliere Federico Rocca chiede chiarimenti sulla vicenda e sulle ragioni della permanenza di T. in canile.

Nel frattempo, AM.AN.T. ODV aveva già offerto, tramite email e PEC rimaste senza riscontro, la propria disponibilità a monitorare il benessere del cane e il modo in cui V. se ne sarebbe preso cura dopo la restituzione. Una proposta concreta per accompagnare il ricongiungimento e verificare nel tempo le condizioni di T.Dopo l’interrogazione, finalmente, la situazione si sblocca. Oggi T. e V. sono tornati insieme. La gioia del ricongiungimento, però, è accompagnata dalla preoccupazione. Al momento della restituzione, il cane appare dimagrito, presenta un gonfiore all’orecchio e zoppica a una zampa. Condizioni che, stando agli accertamenti iniziali riferiti dall’associazione, non risultavano presenti al suo ingresso. Saranno gli approfondimenti veterinari a chiarirne la natura, l’entità e le possibili cause.

Questa vicenda ci lascia molto su cui riflettere.Essere senza fissa dimora non significa, di per sé, essere incapaci di amare un animale o di prendersene cura. Il benessere di un cane non si misura soltanto attraverso ciò che il suo compagno umano può comprare per lui, ma anche attraverso le cure, le attenzioni e la qualità della relazione. Sono aspetti che vanno valutati concretamente, senza pregiudizi. Le regole devono essere rispettate. Ma è legittimo chiedersi se, in questo caso, una separazione durata mesi fosse necessaria e se siano state considerate per tempo tutte le soluzioni disponibili, compresa la possibilità di una restituzione accompagnata dal monitoraggio offerto dall’associazione. Le strutture pubbliche dedicate agli animali, sostenute dalle risorse dei cittadini, devono poter dare risposte tempestive e comprensibili. Le iniziative pubbliche, gli eventi e le sfilate sembrano fatte più per la propaganda che per il benessere degli aninmali, enon possono sostituire il lavoro quotidiano necessario a risolvere i casi difficili.

  1. e V. sono finalmente di nuovo insieme. Resta da capire perché sia stato necessario aspettare tanto e che cosa si possa fare perché vicende simili vengano affrontate meglio.Daremo seguito a questo racconto con gli esiti degli accertamenti veterinari su T. Perché il suo ritorno a casa è una buona notizia, ma le domande sollevate da questa storia meritano ancora una risposta.