Un inviato speciale racconta le finali della Virtus Roma Basket

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Calvani e Andreassi
Il coach della Virtus Roma Basket Marco Calvani con Luca Andreassi
Calvani e Andreassi
Il coach della Virtus Roma Basket Marco Calvani con Luca Andreassi

Meta Magazine ha deciso di raccontare a tutti gli appassionati di basket ed ai tifosi della Virtus Roma queste storiche finali scudetto attraverso le parole e le immagini di un inviato molto particolare, da sempre abbonato alla compagine capitolina, appassionato di pallacanestro nonchè illustre concittadino di Albano Laziale: ringraziamo pertanto la gentile collaborazione offerta a noi ed ai nostri lettori la firma di Luca Andreassi che ci racconterà gli ultimi, speriamo vincenti, canestri del 2013.

C’è gente come me che era poco più di un bambino quando mise la prima volta piede nel PalaEur. Avevo quattordici anni e la Virtus Roma, allora BancoRoma, aveva appena vinto la Coppa Intercontinentale (dopo lo scudetto e la Coppa dei Campioni). Era il 1985 e da allora non ho più smesso di seguirla. Su quelle gradinate sono diventato uomo, padre, professore universitario. Ed ieri sera ero ovviamente lì. Ad assistere ad una finale che aspettavamo da trent’anni. Non c’è alcun errore o dimenticanza. So bene che c’è stata un’altra finale nel 2008. Ma era una situazione diversa. Quasi non conta. Quell’anno lì sapevamo di non poter fare di più. La Siena del 2008 era oggettivamente inavvicinabile. Non perdere 4 a 0 era l’obiettivo. Poi uscirono pure fuori delle intercettazioni telefoniche che dimostrarono che c’erano degli stretti rapporti tra la MontePaschi Siena e la classe arbitrale. Tante volte non bastasse che avevano una squadra stellare. Ma tornando invece a quella Virtus Roma, era comunque una squadra lontana dal cuore dei tifosi. Con un allenatore mai digerito. Oggi è tutta un’altra storia. Una Virtus Roma che non si sarebbe nemmeno dovuta iscrivere al campionato, che costruisce una squadra con un budget da serie minori, che ha come obiettivo la salvezza e che invece si ritrova autorevolmente in finale. Con giocatori che dimostrano il piacere di aiutarsi ed hanno il piacere di essere sostenuti dai propri tifosi. Una squadra di gente che si butta per terra per ogni pallone. Che non molla mai. Ed allora per noi tifosi identificarci in questa squadra è stato inevitabile. E Roma è tornata improvvisamente ad essere una città che ama il basket. E non perchè si vince. O meglio non solo perchè si vince. Ma perchè si lotta, si sgomita, ci si dà una mano e sì, si vince pure. Ma quando si perde si rimane ad applaudire i giocatori perchè hanno dato più di quello che avevano. Insomma una sorta di romantica metafora della vita che ha un attore protagonista nel coach Marco Calvani. Il coach ha avuto mille meriti tecnici ma uno straordinario merito umano. E’ lui il sarto che ha consentito che si ricucisse il tessuto squadra, società, pubblico. E’ lui che ha riportato la gente al Palazzetto dello Sport di Viale Tiziano. Lo ha fatto coi suoi modi diretti, con la sua disponibilità, parlando con ogni singolo tifoso (a cominciare dal sottoscritto), mettendosi in discussione prima di tutti. Oltre che con la sua bravura e professionalità di grande coach.
Esemplificativa la conferenza stampa di ieri sera dopo la sconfitta in Gara 1 di finale. Da spettatore e tifoso credo si sia perso per tanti. Si è perso per la prestazione mostruosa degli esterni di Siena. Si è perso perchè Siena ha rotazioni molto più lunghe delle nostre. Si è perso perchè Siena è abituata a giocare questo tipo di partite e noi no. Ma si è perso anche per quell’inconveniente tecnico che ha fatto ridere, purtroppo, tutta Italia di noi. Ovvero il fatto che si siano rotti, evidentemente senza possibilità di riparazione immediata, i contatempi dei 24 secondi posti sopra i canestri. Sostituiti da una ridicola segnalazione del tempo manuale dal tavolo dei giudici. Questo ha costretto la Virtus più che Siena ha cambiare il proprio modo di giocare. A giocare una pallacanestro che non le appartiene fatta di “dai e vai” e di attacchi rapidi. Esattamente il terreno di scontro preferito da Siena. Ed infatti abbiamo perso. Ma che fa Calvani in conferenza stampa? Urla esclusivamente contro i suoi, rei di aver operato durante il match una difesa debole, molle. E solo di questo parla. E non vuole alibi e non li cerca. Per questo i tifosi lo amano. Perchè è questo l’atteggiamento e la mentalità che si cerca nel proprio coach e nella propria squadra. I risultati diventano quasi secondari.
Ma torniamo alla partita. Andiamo a gara 2 con le spalle al muro. Perdere anche domani significherebbe di fatto avviarsi ad un triste cappotto. MA questa squadra dà il meglio di sè quando è spalle al muro. E vedrete, ne sono certo, che domani sarà un’altra storia.

Luca Andreassi