Un nuovo progetto di crescita sociale con lo sport ai Castelli Romani

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Country Club Castel Gandolfo
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Ci siamo già occupati a nostro modo di sport e territorio, non solo dando spazio e rilevanza giornalistica a quelle tante, tantissime, piccole e grandi realtà dell’associazionismo sportivo che insistono sul nostro territorio con lodevole impegno e talvolta mirabili risultati, ma anche con momenti di riflessione convegnistica con esperti, ex atleti ed operatori. Ci siamo definiti “sportivi per cultura”, considerando la pratica sportiva uno strumento non solo per lo svago ed il benessere fisico ma altresì formidabile veicolo di socializzazione ed educazione alla cittadinanza ed al senso civico. Per questi ed altri motivi, dopo molti mesi di attività sul territorio che ci hanno permesso di conoscere molte dinamiche in cui si muovono ed agiscono i vari attori, proviamo a tracciare un primo orizzonte d’azione, che vuole essere uno spunto di riflessione per tutti, società sportive, dirigenti, tecnici ed Istituzioni, per come far rendere al meglio delle sue potenzialità sociali questo giacimento di valori e cultura che spesso non trova la necessaria valorizzazione. Non ci soffermeremo sui semplici risultati agonistici, che in molti casi ci sono, ma sulle ricadute sociali che la pratica sportiva potrebbe avere e che solo in parte trova, per delle inefficenze organizzative e di sistema. Con l’elezione di Giovanni Malagò al vertice del CONI si è tornati a parlare di sport strettamente connesso alle scuole ed al mondo educativo, e questo è un primo passo a nostro avviso nella giusta direzione, ma non basta. Occorre che sui territori lo spirito mecenatistico di alcuni volenterosi, l’abnegazione e la passione di tanti non vengano dispersi in mille rivoli ed in mille dispute di basso cabotaggio, ma vengano investiti in maniera organizzata e sinergica in un sistema complessivo. Per ottenere ciò non si può che ripartire dalle Polisportive e dai loro regolamenti, in primo luogo per rivederne le storture e fare di questi organismi un volano realmente a servizio del territorio, degli atleti, delle società, delle famiglie, e soprattutto dei piu’ giovani. Perchè non pensare di aprire un “punto sport” in ogni scuola dei nostri comuni gestito dalle Polisportive e dalle società, per promuovere la pratica e la cultura sportiva a piu’ ampio spettro, disegnando insieme agli insegnanti dei progetti mirati sulle singole specialità, facendo dell’insegnamento di “Educazione Fisica” una materia curriculare di serie A e non una sorta di ricreazione aggiunta come purtroppo oggi è considerata da molti. Riorganizzare sport e territorio anche e soprattutto gestendo al meglio e valorizzando le strutture, non solo creandone di nuove e sempre piu’ efficenti, ma, vista l’oggettiva carenza di fondi, promuovendo e premiando chi, in ossequio allo spirito di sussidiarietà, si propone di ristrutturare, efficentare quelle esistenti, ammodernandone l’ambiente e la recettività, talvolta ben oltre i limiti della praticabilità e financo della legalità. Gli enti locali hanno a disposizione gli strumenti di ordine concessorio per regolare al meglio l’impiantistica sportiva, rifuggendo le piu’ obsolete pratiche clientelari, ma basandosi sul semplice principio di “meriti e bisogni” che dal territorio emergono. I progect financing, i molti bandi sovracomunali di cofinanziamento, l’interazione pubblico-privato, non sono strumenti demoniaci del capitalismo, ma opportunità utili e spesso indispensabili per l’avanzamento delle condizioni sociali di interi quartieri, specialmente nelle periferie, che vanno ben al di là dello sport. Una gestione efficente non può prescindere da una efficace comunicazione, per rendere i protagonisti dello sport, i giovani e gli atleti, testimonial di salute, benessere e di quei valori di lealtà, rispetto e solidarietà di cui lo sport si fa portabandiera a tutti i livelli. Una gestione piu’ metodica non può che investire le polisportive, che dovrebbero tornare ad essere non centri di potere ma aggregatori ed amplificatori di ciò che pulsa dentro e fuori da esse. Spesso ci chiediamo da cittadini della strada perchè in un comune ci sono cinque o sei società di pallavolo, di basket o di calcio, e nessuna di esse realmente competitiva? Non sarebbe piu’ produttivo mettere a disposizione quelle energie preziose per un unico progetto che sia si privato, e quindi che dia le giuste soddisfazioni agli investitori ed agli sponsor, ma che doni al territorio quel risultato sociale di cui si ha sempre piu’ bisogno, ossia un esempio positivo e vincente di concordia, condivisione e profitto. Le beghe umane sappiamo non essere sopprimibili, pertanto screzi, litigi, fratture dovute a diversi punti di vista, ci saranno sempre, ma appellandoci a tutti gli attori li spingiamo a fare squadra aprendo una stagione nuova per lo sport e l’educazione sul territorio. Con il nostro lavoro con cui proviamo a raccontare e raccontarci abbiamo avuto modo di apprezzare tante realtà e molte persone, nelle società e nelle Istituzioni, che sono non solo appassionate, ma che altresì posseggono capacità e competenze da mettere al servizio delle nostre comunità. Per capire che il nostro ragionamento non è frutto di utopistiche visioni vogliamo citare un esempio di chi ha già concretizzato lo spirito di tutto ciò e, con fatica, cerca di portarlo avanti. Lo Sporting Pavona, agendo in una realtà locale difficile per conformazione e spazi disponibili, da tempo lavora in sinergia con le strutture del territorio pavonese, con un progetto sociale fortemente legato allo sviluppo di quell’area. Pavona è una frazione del comune di Albano Laziale che al momento non possiede strutture sportive che brillino per modernità, tutt’altro, ma non ostante ciò l’impegno di dirigenti e tecnici di questa società ci piace portarlo come esempio virtuoso, da sostenere e valorizzare, anche da parte degli enti locali. La crescita sociale di una frazione, di un quartiere o di un comune attraverso la diffusione dei valori sportivi è il segreto per rilanciare esempi di etica troppo di sovente caduti nel dimenticatoio. Lo Sporting Pavona certamente non sarà il solo ad agire in questa direzione, ma in quella che vuole essere una nostra piccola inchiesta sullo sport ai Castelli Romani, ci piace iniziare da loro il nostro racconto, al piu’ presto con sempre maggiori dettagli. Auspichiamo pertanto un salto in avanti per un rinnovato cammino verso un sistema integrato tra sport scuola ed istituzioni al servizio del progresso umano e morale dei Castelli Romani.

Andrea Titti