Valentino Rossi ed i migliori che ti migliorano, #iostoconvale

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Questo non sarà un articolo equilibrato sull’incidente tra Valentino Rossi e Marc Marquez. E’ un articolo militante e di parte, senza fare i nomi, ma direttamente i cognomi al fianco del pilota di Tavullia.

Così giusto per chiarire e mettere la carabina winchester sul tavolo o la lupara, come si usa fare in Trinacria quando bisogna regolare i conti al bar dopo una discussione e prima di passare alle vie di fatto.

Tanti anni fa ai tempi della Guerra Fredda gli aderenti al PCI partenopeo durante un famoso Urss-Italia di calcio presso lo stadio San Paolo decisero in linea con i dettami “del partito” di tifare per la compagine calcistica dell’Unione Sovietica.

Questo è il clima che si respirava domenica mattina e ancora si sente nell’aria di qua e di là in queste ore parlando del caso Rossi-Marquez, anzi è il “sentimento popolare” che in tanti hanno creato in questi giorni attorno a questo episodio.

Un episodio controverso, in cui Valentino Rossi non ne esce certo come uno stinco di santo “senza macchia e senza paura”, ma anche come un pilota provocato che ha avuto un “semplice” incidente di gara.

Perché l’idea tutta “iberica” del “povero” Marquez buttato giù da Valentino Rossi non regge e non solo alle immagini, ma alla decenza.

Le ricostruzioni in queste ore stanno dimostrando una verità non “processuale” diversa da quella sentenziata dai giudici di Sepang, ma si sa ci sono logiche nel “meraviglioso” mondo della Dorna e del motorismo in generale che spesso sfuggono alla logica e alla decenza (basti pensare alle decisioni equilibristiche prese dalla Fia, federazione internazionale automobilismo, negli ultimi anni sulla Formula 1 e non solo).

La penalità a Valentino, da scontare a Valencia, in questo segmento rientra a pieno titolo, ma parlando proprio di “titoli” analizziamo insieme chi sono “i migliori che ti migliorano”:

il primo, diciamo il migliore è stato Loris Capirossi, che dall’alto della sua esperienza e diciamolo dell’episodio che tanti anni fa lo vide protagonista di un contatto, a dir poco discutibile nel 1998 Tetsuya Harada (http://archiviostorico.corriere.it/1998/ottobre/26/Capirossi_vince_mondiale_del_sospetto_co_0_9810261272.shtml) ha iniziato dal gabbiotto di Sky in Indonesia a martellare i chiodi sulla croce che sul Golgota malese era stata eretta in tempo reale per il nove volte campione del mondo di Tavullia

Poi ne sono venuti altri seguendo quello schema tipicamente italico per cui “l’erba del vicino è sempre più verde”. Quindi crocifiggi all’italiano perché “non si fa così”, “non va bene” secondo quello snobismo culturale che applicato allo sport trova il suo coronamento naturale.

E così andare Jorge Lorenzo che non contento di veder partire il suo avversario dal fondo della griglia a Valencia domenica 8 novembre avrebbe voluto di più (sulle note di Lorenzo Jovanotti https://www.youtube.com/watch?v=JeAC98H8bpw) ossia la bandiera nera e lo zero.

Lo stesso Livio Suppo, team principal di Honda nei momenti caldi del post gara ha dato saggio di equilibrio con un intervista a Sky durante la gara di domenica scorsa che era tutta un programma (cosa scontata visti i rapporti “sereni” tra lo stesso Suppo e Rossi).

Infine proprio Marc Marquez che dopo le provocazioni in gara ha regalato all’aneddotista e al retroscenismo momenti di gloria tra minaccie a Valentino Rossi, piagnisteo a gara ancora in corso supportato da un Honda HRC che non vedeva l’ora di regolare antichi conti con Rossi.

Sono cose che succedono e sempre succederanno, era solo doveroso ricordarlo.

Rimane la sensazione sgradevole di un “pasticciaccio brutto… a Sepang” in cui il personale si mischia con lo sport. Uno sport come quello del motomondiale in cui si rischia la vita in situazioni “normali” figurarsi quando l’agonismo lascia spazio all’odio.

Brutta storia e brutta vicenda, vedremo domenica 8 novembre come andrà a finire, anche se Valencia sarà solo una tappa di trasferimento, visto che di questa storia purtroppo sentiremo ancora parlare nella prossima stagione di Motogp.