A cura di Ilaria Solazzo
“VISIONS, uno sguardo oltre il visibile” di Adriana Soares: Un Viaggio Artistico Unico presso la sede di Banca Generali Private di Roma.
La capitale ospita una delle mostre più suggestive della scena artistica contemporanea.
“VISIONS, uno sguardo oltre il visibile ” di Adriana Soares, aperta al pubblico dal 13 ottobre, è una proposta che unisce pittura, fotografia e poesia in un’esperienza immersiva senza precedenti.
Fino al 31 dicembre 2025, gli spazi della sede Generali di via Bissolati, 76 accolgono le opere di un’artista capace di trasformare ogni visione in un’emozione tangibile.
Un Viaggio Oltre la Superficie La mostra si presenta come un invito a superare i limiti della percezione, immergendosi in un mondo dove l’invisibile si fa visibile ed ogni opera diventa una porta aperta verso dimensioni sconosciute.

Le opere di Adriana Soares non sono semplici quadri o fotografie: sono mondi da esplorare, racconti da decifrare.
Temi universali come il sogno, l’inconscio, e la costante trasformazione della realtà emergono con forza dalle sue tele e dai suoi scatti.
Ogni pezzo è un racconto silenzioso, ma profondo, in grado di stimolare una riflessione intima e personale.
Gli Orari della Mostra

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, con orari che vanno dalle 9:30 alle 13:00 al mattino e dalle 15:00 alle 17:00 nel pomeriggio.
Un’occasione imperdibile per immergersi nell’opera di un’artista che, attraverso un linguaggio visivo potentissimo, invita ogni spettatore a riflettere sulla propria realtà interiore e a cercare oltre ciò che è visibile.
Intervista Esclusiva a Adriana Soares
Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Adriana Soares, per scoprire più da vicino il mondo che ha dato vita a “VISIONS, uno sguardo oltre il visibile”.
Un’intervista che ci ha portato a esplorare le radici della sua arte, il suo processo creativo e la filosofia che anima il suo lavoro.
Da dove nasce la sua arte?
La mia arte nasce da una continua ricerca interiore. Da ragazza, cercavo un’uscita da un destino che mi sembrava già scritto. Ho trovato questa via nella bellezza, nella forma e nell’immagine. Ma più che una fuga, la mia è stata una ricerca di verità. Ho capito che la bellezza non è solo estetica, ma anche una forza che ci spinge a confrontarci con il nostro dolore, le nostre emozioni e, alla fine, con il nostro cambiamento.
Cosa rappresentano per lei i suoi autoritratti?
Gli autoritratti sono un atto di resistenza. Il mio volto riflette non solo le ferite, ma anche la luce che è scaturita da quelle stesse ferite. Mi dipingo per ricordarmi chi sono e per evolvermi. Ogni autoritratto è una rinascita, un passaggio, un tentativo di riscrivere la mia storia ogni volta che la crisi mi ha cambiata. Ma allo stesso tempo, sono come degli specchi aperti, volti a riflettere chi li guarda.

C’è un’opera in particolare che ha segnato un momento di svolta nella sua carriera?
Sì, l’opera ‘Blindness’ del 2013 è stato un momento cruciale. In Blindness ho scelto di rappresentarmi con gli occhi chiusi, mentre attorno cadono occhi dal cielo, alcuni adagiati sugli orologi: una sorta di invito a «fare attenzione al tempo che passa». Il tempo – attesa, spreco, mancanza – è per me un tema ricorrente e potente. La scena propone un parco giochi deserto, nella luce dell’alba che si apre all’orizzonte: anche nel silenzio della notte, qualcosa sta per rinascere, qualcosa di sospeso sta per divenire. La pavimentazione a scacchi estende la prospettiva verso l’infinito: un viaggio visivo e mentale che accompagna lo sguardo oltre il visibile. E poi c’è la rana brasiliana, nera con sfumature fucsia-viola: simbolo ibrido. Non è semplicemente un rettile dal sangue freddo, ma una presenza che guarda verso l’alba, che testimonia trasformazione — metamorfosi e resistenza. La rana, in molte culture, è simbolo di cambiamento, rinascita, passaggio tra mondi diversi — acqua e terra, notte e luce. Qui la utilizzo come figura che abita lo spazio della soglia: tra la chiusura degli occhi (momento interno, immobile) e l’azione del vedere che verrà. In questa immagine, il tempo non è solo misurabile dagli orologi ma sentito, vibrato, quasi urgente.In Blindness quindi convivo con la resistenza (il volto che sopporta, gli occhi chiusi) e la proattività implicita nel gesto di guardare — anche con gli occhi chiusi — oltre il tempo che preme, verso l’alba che arriverà.
Nel 2013, con “AL DI LÀ”, ha dichiarato: “Chi può nuotare, volerà, vivrà a lungo. Chi non vola, non nuota e muore.” Che cosa intendeva dire?
Questa frase nasce da una riflessione sulla vita e sull’energia che serve per affrontarla. I sogni, per diventare realtà, hanno bisogno di movimento, di coraggio, di un’incredibile forza vitale. Nuotare e volare sono metafore di questa energia: se non ci si muove, se non si cresce, si rischia di fermarsi. La vita richiede dinamismo, è solo così che possiamo veramente vivere.

Parliamo di “Visions”, il video che accompagna la mostra. Cosa rappresenta questo lavoro per lei?
Il video Visions è parte integrante della mostra, ma non un semplice complemento. Il testo è stato scritto dal poeta Alessandro Vettori ed interpretato dalla voce narrante di Carolina Zaccarini. Le immagini alternano alcune mie opere pittoriche e fotografiche, tra le più rappresentative del mio percorso, creando un racconto visivo che intreccia parola, musica e immagine. È un’esperienza poetica e sensoriale, un invito a percepire l’arte come respiro, come risonanza tra la mia visione e quella dello spettatore. L’arte non è mai solo una forma, è respiro, è anima.
La sua carriera artistica ha un respiro internazionale. Come vive questa connessione tra le sue radici brasiliane e la sua vita italiana?
Le radici brasiliane sono sempre con me, anche se vivo in Italia da molti anni. Per me, l’arte è un linguaggio universale che trascende le nazioni. Tuttavia, la cultura brasiliana mi ha insegnato a guardare la vita con una certa leggerezza, mentre quella italiana mi ha portato a una riflessione più profonda. Queste influenze si incontrano nella mia arte, che è il risultato di un continuo dialogo tra il passato e il presente, tra l’emotività e la razionalità.

Nel suo percorso artistico, è mai stata ispirata dalla figura di Luigi Pirandello, in particolare per la sua concezione dell’identità fluida e molteplice?
Sì, assolutamente. In un certo senso, mi considero una “Una, nessuna e centomila”, come Pirandello. La mia identità non è mai statica, è in continua trasformazione, un processo di metamorfosi che avviene costantemente. Come per Pirandello, io sento che siamo tutti più di quello che mostriamo agli altri. Ogni esperienza, ogni emozione vissuta, aggiunge una sfaccettatura a quella che sono, e ogni volta che cambio, divento una versione diversa, ma autentica, di me stessa, diversamente me. Non siamo mai fissi, sempre in divenire, ed è proprio in questa fluidità che si nasconde la nostra verità più profonda.
Cosa trova di speciale in Frida Kahlo ed in che modo si sente affine a lei?
Frida Kahlo è una delle figure che più mi ha influenzato. Non solo per la sua arte intensa e tormentata, ma anche per la sua forza interiore. Come lei, anch’io ho vissuto momenti difficili e dolorosi, eppure ho imparato a trasformare queste esperienze in arte. L’autoritratto come strumento di sopravvivenza, di verità come diario. Frida ha sempre affrontato il suo dolore con coraggio, e credo che anch’io faccia lo stesso. Siamo entrambe artiste che non hanno paura di esplorare i lati più oscuri dell’animo umano. Ma, oltre a ciò, sento una forte affinità con la sua empatia, la sua capacità di connettersi profondamente con gli altri. La sua arte è un grido di libertà, e io cerco di fare lo stesso con la mia. Da Artemisia a Frida, da Paula Modersohn-Becker a Kusama, fino a Marina Abramović, ogni donna che ha scelto di dipingersi o incarnarsi nella propria opera lo ha fatto in un momento di crisi o di margine. Quando la realtà le negava voce o riconoscimento, si sono dipinte per ricordarsi di esistere.Non è vanità, ma strategia di sopravvivenza. L’autoritratto diventa così un gesto politico e spirituale insieme: un modo per dire “io sono” quando il mondo preferisce dire “tu non sei”.

Roma è una città che ha scelto come sua residenza da anni. Cosa rappresenta per lei questa città e perché la considera così speciale?
Roma è una città che mi affascina per la sua profondità, la sua bellezza senza tempo. È una città eterna, dove ogni pietra, ogni angolo, ogni vicolo racconta una storia che affonda radici nei secoli. Quando cammino per le sue strade, sento una connessione profonda con il passato, con le vite che sono passate prima di me. Ma Roma è anche una città che mi invita alla riflessione, che stimola il mio pensiero. È una città che non si limita alla superficie, ma che invita a guardare oltre, a scoprire la propria verità interiore. In un certo senso, Roma è come l’arte: ti sfida, ti trasforma, ma ti lascia anche una sensazione di appartenenza. È il posto in cui sento di poter essere me stessa in tutte le mie sfumature.
Nella danza silenziosa delle parole, un incontro tra chi cerca storie e chi le racconta con l’anima. Lei, Adriana, tessitrice di sogni e colori, ogni sua parola è un pennello che dipinge il cuore,.ogni Sua visione un viaggio oltre il visibile. In questo dialogo, tra silenzi e sguardi, trovo la forza di non fermarmi mai, come le Sue opere che non hanno fine, che sfidano il tempo e l’eternità, come le Sue parole che non sono mai semplici, ma sempre profonde e sincere. Le rivolgo il mio saluto con gratitudine, per avermi permesso di entrare nel Suo mondo di luci e ombre, per avermi dato la possibilità di vedere oltre, dove le storie diventano vita, e l’arte, ogni volta che la raccontiamo, diventa un atto di libertà. Le auguro, Adriana, che ogni Suo sogno possa continuare a brillare come un faro, e che la Sua arte non smetta mai di sfidare chiunque sia disposto a guardare con occhi nuovi.
“VISIONS” è un’opera che va oltre la mera esposizione di arte visiva. È un percorso che coinvolge tutti i sensi e invita ogni spettatore a esplorare il proprio mondo interiore.
L’arte di Adriana Soares è un ponte tra il visibile e l’invisibile, un invito a scoprire, attraverso ogni opera, un frammento di sé.
Non perdete questa straordinaria occasione di vivere un’esperienza unica, visitando la mostra alla sede Generali di Roma, fino al 31 dicembre 2025.

Dettagli della mostra…
Dove: Banca Generali Private, via Bissolati 76, Roma
Quando: Fino al 31 dicembre 2025
Orari di apertura: Lunedì-venerdì, 9:30-13:00 / 15:00-17:00
Adriana Soares, con la sua arte profonda e innovativa, continua a incantare e ispirare il pubblico. Le sue opere sono un invito a non fermarsi mai, a continuare a volare, a nuotare, a vivere.


















