Sì, sono fra gli scatti più iconici dell’anno, ma, soprattutto, sono scatti che chiamano a testimone la nostra coscienza di fronte alla Storia.
Per questo, nessuno si volti dall’altra parte; si prenda tutto il tempo necessario e si assuma la responsabilità di osservare, oltre che di vedere.
A Palazzo delle Esposizioni di Roma torna la World Press Photo Exhibition, rassegna dei vincitori del prestigioso contest che, dal 1955, premiando i migliori reportage e immagini documentarie dal mondo, ha contribuito a stabilire lo standard del fotogiornalismo internazionale.
Fino all’8 giugno 2025, l’evento, ideato dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promosso da Roma Capitale-Assessorato alla Cultura e dall’Azienda Speciale Palaexpo (che l’organizza assieme a 10b Photography), porterà nella Capitale le foto selezionate da una giuria indipendente, mettendo lo spettatore a contatto diretto con una sorta di “archivio dell’attualità”, che in molti non vorrebbero consultare, visto che, per lo più, racconta di guerra; di diritti civili negati; di emancipazione; di politica e sempre più spesso di crisi climatica.
La mostra ha un suo carattere precipuo: è urgente, necessaria. È un “occhio collettivo” che partecipa delle storie globali e ci sfida a superare il primo acchito, per approfondire lo sfondo, l’invisibile, il trascurato. Qui, la posta in gioco è alta, e non c’è da scegliere fra “obbligo o verità”, perchè ci sono entrambi, senza retorica: ogni scatto è il manifesto di un’umanità – quasi sempre orrenda, feroce -, che sta giocando con se stessa e con il mondo. Perdendo miseramente…
Le immagini sono così esplicite che si intuisce da subito che, pur non trascurandola, gli autori sono andati ben oltre l’estetica. Per il 2025, il concorso, attivo già da 70 anni, ha scelto 144 immagini (provenienti da 141 Paesi) per un totale di 42 progetti, con tre vincitori in ciascuna categoria per regione e uno di un progetto a lungo termine. L’Italia sale sul podio proprio con quest’ultimo, a cura di Cinzia Canneri, che documenta donne eritree e etiopi in fuga da regimi e conflitti con il: “Il corpo delle donne è un campo di battaglia”. Rigore e accuratezza nel lavoro della fotogiornalista toscana. Sei le giurie regionali e i vincitori selezionati da una globale, composta dai presidenti di quelle regionali e dalla presidente Lucy Conticello, che ha sottolineato: “Per quanto il premio del WPP sia un immenso riconoscimento per i fotografi, che spesso lavorano in circostanze difficili, è anche un riassunto dei principali eventi mondiali… Noi abbiamo cercato immagini su cui ci si potesse soffermare a riflettere”. Non a caso, la vetrina romana non è solo un colpo visivo potente, ma un vero “pugno nello stomaco”, che più di cercare l’abbaglio del momento, induce a approfondire la varietà del sotteso, suggerendo prospettive e alimentando il giudizio. Tutti i lavori esposti testimoniano il potere del fotogiornalismo autentico, offrendo, al contempo, uno spazio di ragionamento sugli eventi in corso in una società in cui la verità è quanto mai messa in discussione.
Certo, c’è poco da discutere sul primo premio assegnato a “Mahmoud Ajjour, Aged Nine” della palestinese Samar Abu Elouf (scattata per il New York Times): quel bambino, privo di entrambe le braccia a causa di un attacco israeliano a Gaza, ci interroga tutti sul perchè continuino a accadere tragedie simili. Ecco: forse la vittoria del “World Press Photo of the Year” lascerà accesi i riflettori sulla vergogna di una guerra la cui blood tie si trascinerà sulle generazioni future. Una foto silenziosissima che parla con forza, come le altre due finaliste: “Night Crossing”, dello statunitense John Moore, con migranti cinesi mentre si scaldano intorno al fuoco dopo aver attraversato il confine fra Messico e Stati Uniti e “Droughts in the Amazon”, del messicano Musuk Nolte, con un altro ragazzo, ritratto di spalle, che porta cibo alla madre in un villaggio attraversando, a piedi, il letto arido di un fiume, prima percorribile in barca.
No: non è possibile varcare la porta del Palazzo uguali a come si è entrati. Quanto meno, si avrà la consapevolezza che l’Inferno, appena attraversato in immagini, riguarda tutti e che uscire a “riveder le stelle” sia un lusso che in tanti – troppi – non si possono ancora permettere.
Info: palazzoesposizioniroma.it; www.worldpressphoto.org



















