La crisi del Consiglio Comunale ed il deterioramento del rapporto tra istituzioni e cittadinanza

Lettera aperta del Coordinatore di Fratelli d'Italia di Albano Laziale Roberto Cuccioletta

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta del Coordinatore comunale di Fratelli d’Italia ad Albano Laziale Roberto Cuccioletta, dopo il Consiglio Comunale straordinario del 19 giugno scorso.

“Gentile Direttore,

Sono ormai quasi cinque anni che siedo tra i banchi del Consiglio Comunale di Albano Laziale, con il mandato che i cittadini mi hanno affidato. In questo tempo, ho avuto modo di osservare con crescente preoccupazione un fenomeno che non può più essere ignorato: la crisi profonda dell’istituzione consiliare, e con essa il deterioramento del rapporto tra amministrazione e cittadinanza. Le sedute consiliari si svolgono quasi sempre in assenza di pubblico. Una forma minima di trasparenza la si è avuta fin quando è rimasto attivo il servizio di trasmissione in streaming sul canale Youtube comunale, che permetteva ai cittadini, per senso civico o per semplice curiosità, di seguire i lavori d’aula. In realtà se ne collegavano molto pochi, forse una decina, ma oggi non c’è più nemmeno quello. La trasmissione online è stata interrotta senza alcuna comunicazione ufficiale, in modo silenzioso, tipico di questa amministrazione, emblematico di un sistema bulgaro di gestione della politica locale. Una scelta grave, che non può essere liquidata come una semplice decisione tecnica.
Sospendere lo streaming infatti equivale a oscurare deliberatamente il dibattito pubblico, restringendo gli spazi di confronto, e quindi di democrazia.

Il motivo per cui Sindaco e maggioranza abbiano preso questa decisione nonci è dato saperlo. A questo punto non posso non pensare che si tratti di una scelta politica, tesa a nascondere la pochezza di contenuti, l’assenza di confronto ed il vuoto politico, cifra di questo centrosinistra. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” si suol dire. Il risultato è che il Consiglio Comunale si è trasformato in un organo autoreferenziale, ripiegato su sé stesso, incapace di parlare ed ascoltare la città. In tal senso la seduta di ieri ha rappresentato a mio avviso un punto di non ritorno. All’ordine del giorno c’era un punto proposto dalla minoranza, che intendeva sollevare un tema politico serio come la progressiva decadenza della dialettica istituzionale, lo svuotamento del senso del ruolo pubblico, la deriva personalistica e distruttiva del confronto, i linguaggi d’odio. Ci aspettavamo un dibattito maturo, un momento di autocoscienza collettiva, forse persino un’occasione di svolta. Invece, la sala si è riempita di pubblico ansioso solo di assistere a uno scontro tra tifoserie. Da un lato chi legittima l’insulto come forma di espressione politica, dall’altro chi difende formalmente la correttezza istituzionale. Quando si parla dei veri problemi della città la sala è vuota.  Ieri quello che dovrebbe essere il luogo della sintesi tra visioni diverse, dove la politica si esercita come responsabilità, è diventato un’arena sterile in cui si legittima la divisione sociale, il linguaggio dell’odio, il disprezzo reciproco. Ed è qui che la riflessione si fa più profonda perché tutto questo non è frutto del caso. È la diretta conseguenza  di una cultura politica promossa dall’attuale maggioranza, che fa del silenzio e della pratica del potere, applicate ad una moderna declinazione del “culto della personalità” fine a se stesso la sua vera ed unica cifra politica. Non c’è visione, nessuna progettualità.

La città intanto muore. Albano oggi è una città senza manutenzione ordinaria, con strade bucate, marciapiedi pericolosi, aree verdi abbandonate, senza strategia per il commercio, con negozi che chiudono e centri urbani sempre più desertificati, senza un progetto per i giovani, che non trovano spazi di socialità né opportunità di crescita, senza ascolto delle scuole, dei comitati di quartiere, delle famiglie in difficoltà, senza trasparenza, senza un minimo sforzo per coinvolgere la cittadinanza nelle scelte che la riguardano, senza identità.

Uno scenario in cui la politica, quella vera, si riduce a una “guerra” di posizionamenti, fatta di slogan, accuse reciproche e teatrini. La mia non è una denuncia ideologica. Non mi interessa demonizzare gli avversari. Mi interessa chiamare le cose con il loro nome. Abbiamo smarrito il senso della funzione pubblica. Questo smarrimento non può che produrre apatia e rabbia. Non è con gli insulti che possiamo riavvicinare i cittadini alle istituzioni.  I cittadini sentono di non avere strumenti per cambiare e si rifugiano nel rancore o nel tifo cieco. La responsabilità principale di questo stato di cose è politica. E ricade, in primis, su chi ha la responsabilità di governare la città. Se oggi il Consiglio Comunale è percepito come uno spazio inutile, se i cittadini non partecipano, se la discussione si appiattisce sul livello della provocazione, non è colpa dei cittadini. È il segno che chi dovrebbe rappresentarli ha fallito nel suo compito più alto, cioè custodire e rafforzare la democrazia locale. Il sindaco e la sua maggioranza non possono sottrarsi dalla sua grave responsabilità. Albano ha bisogno di una politica che torni ad essere servizio, passione, competenza. Non è troppo tardi. Ma servono coraggio, autocritica e volontà di voltare pagina. In gioco non c’è solo una consiliatura. In gioco c’è la fiducia nella politica stessa”.

In fede:

Roberto Cuccioletta: Coordinatore di Fratelli d’Italia Albano Laziale