Il “Boss”, ovvero Bruce Springsteen, uno dei più grandi artisti rock degli ultimi 50 anni, è da sempre catalizzatore di interesse e di passione non solo per i suoi fan negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Il suo “orgoglio”, la sua capacità di empatia e di narrazione con le sue musiche e con i suoi testi, qualsiasi sia l’argomento che tratti ( le difficoltà della working class negli anni ’80, il disagio degli emarginati o la ferita dell’11 settembre 2001) sono noti a tutti.
La musica però a volte non può bastare per spiegare meglio un interprete del suo calibro. A volte serve una narrazione, un punto di vista artistico diverso. In questo caso l’arte che deve raccontare una altra arte è il cinema ed ecco qui “Springsteen-Liberami dal Nulla”, un film biografico prodotto dalla Walt Disney, diretto da Scott Cooper e che vede nel ruolo del protagonista un grande Jeremy Allen White ( conosciuto ai più per la sua interpretazione nella serie “The Bear”) affiancato da una sapiente spalla come Jeremy Strong nella parte del suo mentore e manager Jon Landau.
La presentazione della pellicola con annessa conferenza stampa del regista e dell’attore principale che si è svolta a Roma nella mattinata del 10 ottobre 2025 presso il “The Space Cinema Moderno” di Piazza della Repubblica ha permesso di chiarire meglio l’obiettivo e le doti di questa opera.
Non si tratta di fare una lunga carrellata sulla vita artistica e”non” del “Boss. Al contrario ci si focalizza in un anno, il 1982, che per Springsteen è l’anno non solo della realizzazione del suo concept album “Nebraska” ( e la narrazione della fase creativa di questo disco è centrale in tal senso) ma anche della sua sfida ai dubbi e le incertezze che il successo da una parte e questioni interiori dall’altra hanno messo sul suo percorso di vita.
Tutto questo in “Liberami dal Nulla” è ben raccontato, ben delineato a livello di fotografia e scenografia; a volte quando si raccontano gli anni ’80 nei film ci si trova di fronte a racconti fumettistici ma non è per niente questo il caso.
Scott Cooper come regista aveva un vantaggio: la consulenza e la presenza in diversi momenti della realizzazione dello stesso Bruce. Un vantaggio che è stato trasmesso anche all’alter ego del “Boss”, J.A. White. Un vantaggio ma allo stesso tempo, come ha affermato in conferenza stampa il protagonista , forse a volte anche un difficile confronto che però si è risolto in una grande “fusion” tra personaggio e attore che lo interpreta , trasportando dentro il film la passione, la gentilezza ma anche la violenza del processo creativo di un disco che è nato come “cassetta” fatta in casa, in cui i confronti familiari e i contesti sociali dell’East Coast riescono ad affermarsi quietamente senza un pizzico di marketing ma solo con un efficace e spontaneo “passaparola”.
Secondo il suo regista questo film piò ambire a qualche Oscar, in particolar modo per l’attore interprete. Staremo a vedere, ma di certo il prossimo 23 ottobre sarà premiato dal pubblico, perché un “movie” che non può non essere visto non solo a chi adora la musica del cantautore Usa ma anche a chi vuole fare i confronti con un tempo della vita e della società oramai lontano.




















