L’Altra Albano mette i paletti al Pd

"Chi ci ha portato a sbattere al prossimo giro deve farsi da parte"

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Il tempo è galantuomo e anche nel caso della caduta della giunta comunale di Albano il detto non si smentisce. Dopo un mese dalle firme apposte davanti al notaio da parte di tredici consiglieri comunali causa della defenestrazione di Borelli da Palazzo Savelli, le ridda di accuse di “interessi personali” e “complicità” con i fautori dell’inceneritore di Santa Palomba rivolte ai “dissidenti” dalle fila di quel che restava del centrosinistra, a stroncare definitivamente la narrazione del “sindaco martire” inoculata ossessivamente ai cittadini dai borelliani è la lista L’Altra Albano, che in un’assemblea pubblica in Sala Nobile ha squadernato, per bocca dell’ex assessora Maria Cristina Casella, dell’ex Consigliere Comunale Salvatore Tedone e della Capogruppo del Polo Progressista alla Pisana Alessandra Zeppieri, una serie di fatti e circostanze di cui su queste pagine vi abbiamo parlato da almeno due anni, ma che ai piani alti di Palazzo Savelli hanno sempre negato.

“Non c’entra nulla l’inceneritore” così come “non c’entra nulla l’urbanistica”, ha dichiarato infatti Salvatore Tedone nel suo intervento. A mettere la parola fine anticipata alla consiliatura secondo l’esponente della sinistra infatti sarebbe stato il mancato dialogo tra le forze di maggioranza, la non condivisione delle scelte all’interno del centrosinistra ed un sostanziale rifiuto da parte del Partito Democratico di ogni confronto interno alle forze di coalizione.

“Abbiamo chiesto più volte un cambio di passo” ha dichiarato Cristina Casella, senza avere mai una risposta. Nulla di fatto anche verso le reiterate richieste di “verifica politica che abbiamo presentato nelle sedi opportune” ha sottolineato ancora Tedone, sia dopo il ritiro delle deleghe all’assessore Sementilli, sia dopo l’uscita dalla maggioranza delle due consigliere facenti capo al Vice Sindaco, l’ultima delle quali lo scorso 3 settembre. Per tutta risposta il Pd ha inteso nominare un nuovo assessore senza neppure comunicarlo alle altre forze di maggioranza. “Lo abbiamo appreso dai giornali” sibila la Zeppieri.

“Abbiamo chiesto conto al Vice Sindaco – aggiunge Tedone – delle ragioni per cui le sue consigliere fossero uscite e per tutta risposta ci è stato detto dallo stesso che lui non risponde alla maggioranza, ma solo al Sindaco. Un atto di arroganza politica”.

Dai banchi dei relatori si fa il paragone tra il decennio di sindacatura Marini, in cui il centrosinistra ha riconquistato il comune e si è riconfermato “perché c’era sempre dialogo e condivisione tra le forze politiche, in un rapporto di pari dignità”, a differenza del quinquennio borelliano, in cui il Pd non solo poneva le forze civiche in posizione di “vassallaggio” ma era, secondo gli esponenti de L’Altra Albano, “ostaggio delle segreterie romane e regionali”.

I principali bersagli delle critiche sono proprio Borelli e Andreassi: il primo perché incapace di guidare la maggioranza: “chi ci ha portato a sbattere non potrà guidare ancora il centrosinistra e la prossima volta dovrà farsi da parte” ha tuonato Tedone. Il secondo perché “abbiamo scoperto l’esistenza di un patto sul nome del Vice Sindaco solo dopo le elezioni”.

“La firma dal notaio non è un atto politico, ma una rottura, una ferita – ha sottolineato Casella – verso i cittadini. Se si vuole sfiduciare un Sindaco lo si fa in aula con un atto politico a viso aperto”.

“Noi non abbiamo mai pensato di sfiduciare il Sindaco, perché non avremmo mai fatto cadere una giunta di centrosinistra, e perché intendiamo rispettare il mandato elettorale” ha scandito Alessandra Zeppieri, che ha aggiunto: “L’Altra Albano ha ufficializzato il sostegno alla candidatura di Massimiliano Borelli per prima, sei mesi prima che lo facessero gli altri, e siamo stati però anche i primi a restarne delusi”.

“Dopo la mia inattesa elezione sono stata accusata di tradimento, quando la mia è stata una scelta di coerenza, non potendo sostenere Alessio D’Amato per alcune scelte dirimenti sul tema della sanità pubblica e dell’inceneritore”.

Sempre Zeppieri ha ricordato la contromanifestazione promossa ad Albano dal Pd in contrasto proprio ad un suo appuntamento sui temi ambientali a febbraio scorso. Ve ne abbiamo raccontato i contorni su queste pagine, puntualmente confermati anche oggi dalla diretta interessata, che ha definito l’episodio come una “ferita personale”.

Ascoltando i racconti dei protagonisti viene da chiedersi non perché Borelli sia stato sfiduciato, ma come abbia potuto resistere cinque anni in un contesto del genere.

L’Altra Albano ora però pone un problema politico al Pd, non sul passato, ma sull’immediato futuro e soprattutto su forma e guida del centrosinistra che si dovrà presentare ai cittadini in primavera. Un problema di metodo e di nomi, perché dall’assemblea del 18 novembre è emerso un chiaro messaggio: Borelli non è il candidato Sindaco e il Pd non potrà più dettare la linea come dominus della coalizione, pena l’assenza della coalizione stessa.

E se L’Altra Albano facesse saltare davvero il banco, per il Pd una sconfitta annunciata potrebbe trasformarsi in una disfatta epocale.