Grottaferrata, Roncati “Ultimo atto”

Nota dell’’Assessore all’Urbanistica Massimo Roncati 

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“Nota dell’’Assessore all’Urbanistica Massimo Roncati

Ultimo Atto.

Grottaferrata merita un dibattito pubblico serio. Merita che le istituzioni parlino con chiarezza, senza travestire sospetti da inchieste e senza usare l’urbanistica come terreno di gioco per polemiche personali. Per questo rispondo nuovamente, e definitivamente, alle ricostruzioni che in questi giorni sono state diffuse dal consigliere Letta e da due sigle civiche.

La questione, al netto della sovrastruttura narrativa, è semplice.

Il consigliere Letta cerca un motivo – qualunque motivo – per ipotizzare una mia inconferibilità o incompatibilità. Ritiene “anomali” dei documenti che ha ottenuto tramite accesso agli atti, ha discusso con gli uffici, non è soddisfatto. Allora prova a trasformare il sospetto sulla forma in un sospetto sulla sostanza.

Tradotto: non crede a ciò che ho dichiarato e vuole la prova che quelle dichiarazioni non siano mendaci.
Lo dica apertamente, almeno questo.

Sul portale Trasparenza, a mio nome, sono presenti tutti i documenti che la legge prevede: dichiarazioni, incarichi, informazioni reddituali.

A nome del consigliere Letta, invece, non è presente l’aggiornamento annuale delle sue dichiarazioni.

Risultano solo un curriculum del 2022 e la dichiarazione dei redditi 2022.
Sul 2023 e 2024: nulla.

E manca del tutto la sua dichiarazione di insussistenza delle cause di inconferibilità e incompatibilità.

Dovrei pensare che Letta nasconda qualcosa? Dovrei gridare al “gomblotto”?

No. Sarebbe ridicolo. Ma è esattamente il metodo che lui pretende di utilizzare contro di me.

Sulla famosa “doppia dichiarazione” – quella del 26 luglio e quella del 2 settembre – mi sono già espresso. Una è contestuale alla nomina, l’altra è la dichiarazione periodica richiesta dagli uffici a tutti gli amministratori. Il resto è fumo negli occhi.

Ugualmente irrilevante è il tentativo di sostenere che un assessore non possa fare accesso agli atti su un procedimento di accesso agli atti: un altro “mistero” costruito solo per allungare la lista degli interrogativi.

Il punto vero è un altro:

Letta non è soddisfatto dell’esistenza di due documenti regolarmente firmati perché, semplicemente, non crede al contenuto. Vuole sapere quando mi sono dimesso dagli incarichi privati.

E allora qui la domanda è: Letta mente oppure non sa?

Perché un suo collega di partito – seduto accanto a lui in Consiglio – quell’accesso agli atti lo ha fatto davvero, ottenendo il fascicolo completo di un noto progetto da me svolto a Grottaferrata. E all’interno c’è il documento che prova la mia sostituzione come progettista e Direttore dei Lavori, avvenuta ben prima della mia nomina ad assessore.

Quindi il consigliere Letta ha già tra le mani la risposta che chiede. O ha scelto di ignorarla, o nessuno nel suo gruppo gliel’ha voluta mostrare.

Sinceramente non so quale delle due sia peggiore.

Quanto alla domanda finale – “Perché è così difficile vedere le sue dimissioni dagli incarichi privati?” – la risposta è lineare: non è difficile, semplicemente non è dovuto.

Non possiedo doti di preveggenza e non potevo immaginare che il consigliere avesse dubbi o incertezze personali prima di leggerle sui giornali. Come ho già scritto, la mia disponibilità a mostrare qualsiasi ulteriore documento rimane intatta:

alle condizioni già note.

Serve un articolo di scuse e la loro ripetizione in Consiglio Comunale. Per rispetto delle istituzioni, prima ancora che della mia persona.

E ora veniamo ai due “movimenti civici”.

Qui, più che una polemica, c’è un tema di trasparenza democratica.

A Grottaferrata i comitati cittadini sono noti: hanno volti, nomi, storie.

I movimenti politici, allo stesso modo, si presentano alla città con iniziative pubbliche o con liste elettorali.

Questo “Comitato Fare Bene a Grottaferrata” e il “Movimento Politico Libertas” non risultano a nessuno: nessun referente, nessun evento, nessuna attività nota.

Pare che ultimamente sembra essere diventata una moda: una singola persona che, invece di metterci la faccia, si nasconde dietro simboli improvvisati, a volte anche “democratici”.

La domanda è semplice: chi c’è dietro?

Perché chi pretende trasparenza dovrebbe iniziare dal mostrarla.

Ciò premesso, il testo diffuso è, a dir poco, sgradevole. Prima mi si accusa di usare un tono “altezzoso” senza rispondere a legittime domande; nello stesso testo si prosegue con “la mia esperienza sarà giudicata dall’urbanistica e non da un foglio firmato”.

Allora si decida il soggetto: o l’una o l’altra. Non si può usare tutto e il contrario di tutto a seconda della convenienza.

Mi si contestano poi una lunga serie di “mancate risposte”.

Domande presentate come? Da chi? Attraverso quali canali?

Io non rispondo a numeri sconosciuti e non dialogo con identità che non esistono, con simboli senza nomi. Le istituzioni funzionano con procedure chiare, non con messaggi anonimi.

E mentre accusano, mostrano una conoscenza piuttosto fragile del funzionamento amministrativo.
Arrivano perfino a suggerire irregolarità o violazioni in materia urbanistica.

Ebbene, se chi ha scritto quell’articolo – sempre ammesso che non sia un bot – è davvero convinto di ciò che insinua, vada immediatamente alla Procura della Repubblica.

Sarebbe costretto, però, a un piccolo sacrificio: presentarsi con la propria identità reale.

Conclusione

Chi usa la trasparenza come arma politica, senza rispettarne l’essenza, finisce per tradire il ruolo che ricopre.

Io ho firmato tutto ciò che la legge richiede, nei tempi e nelle modalità previste.

Ho rinunciato ai miei incarichi professionali prima della nomina.

Ho risposto agli uffici, ai cittadini, agli atti.

Quello che non posso fare è rincorrere ricostruzioni fantasiose, provocazioni o identità fittizie.

Grottaferrata merita una discussione pubblica che guardi al merito delle questioni urbanistiche, non a romanzi d’inchiesta.

E questo continuerò a fare: con trasparenza, con fermezza e – quando serve – ricordando a tutti che la politica non è un teatro, e che la serietà istituzionale non si misura con le metafore, ma con i fatti.” Lo rende noto l’Assessore all’Urbanistica Massimo Roncati