Medici in prima linea al tempo del Coronavirus

Miriana Dante intervista la Dottoressa Nicoletta Forenza, pediatra dell'Asl Roma 6, che descrive il suo lavoro al tempo del Coronavirus

0
1515
coronavirus
coronavirus

Una pediatra della ASL Roma H, la dott.ssa Forenza, illustra la sua situazione di lavoro durante la pandemia da covid-19 e spiega come comportarsi in caso di sospetto contagio.

Qual è la sua condizione di lavoro?

“Rispetto gli stessi orari di ambulatorio che svolgevo prima della quarantena. La grande differenza è che si lavora a porte chiuse, telefonicamente e con videochiamate, eccetto situazioni particolari che richiedono una visita”;

Come si comporta con i pazienti che devono essere visitati?

“I pazienti, nel mio caso bambini, devono essere accompagnati solamente da un adulto. Entrambi devono indossare la mascherina e i guanti e non devono presentare sintomi del coronavirus, quali febbre alta oltre i 38 e disturbi respiratori più o meno gravi. Io procedo con l’indossare i dispositivi di protezione individuale (DPI) che mi sono stati forniti dalla ASL di appartenenza: copricapo, occhiali, mascherina, camice protettivo e calzari”;

Come agisce se sospetta che un suo paziente sia malato di covid-19?

“La procedura, simile a quella che devono seguire i medici di base, per prima cosa consiste nel fare una diagnosi telefonicamente, classificando se si tratta di un caso certo, sospetto o probabile. Se si tratta di un bambino il posto a cui fare riferimento è il centro covid-19 dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Per gli adulti ci sono nelle varie zone di appartenenza ospedali allestiti. Il principale nella provincia di Roma è lo Spallanzani”;

Se non si ha la possibilità di contattare il proprio medico di famiglia o il pediatra, a chi fare riferimento?

“Si può chiamare il numero verde per ricevere assistenza, che nella Regione Lazio è 800 118 800”;

Si sente abbastanza tutelata?

“Non del tutto. Penso si potrebbe fare di più. Il materiale per proteggersi e per tutelare i pazienti da una propria eventuale positività al virus, che arriva solo una volta a settimana a pezzi singoli, può non bastare. Spesso ho dovuto procurarmi personalmente le mascherine con il rischio di rimanere senza. Queste forniture dovrebbero essere assicurate anche ai medici che lavorano sul territorio. Inoltre i DPI che ci vengono consegnati non sono materiali altamente protettivi. Utilizziamo semplici mascherine chirurgiche, non le FFP2 ad esempio, che garantirebbero una protezione totale e sicura”;

Oggi in Italia si contano più di 22.000 vittime. Pensa si sarebbe potuto evitare questo numero importante?

“Sì, se si fossero prese misure restrittive drastiche già dai primi contagi e se avessero fatto subito tamponi a soggetti sintomatici, senza limitarsi a chi aveva avuto contatti stretti con le persone malate, perché sarebbero potuti avvenire involontariamente. Non si sono inoltre considerate le possibili relazioni con portatori sani del virus”.