A Palazzo Cipolla, fino al 30 gennaio 2022, mostra monografica “Quayola-Re-coding”. La media-art internazionale approda a Roma

Fino al 30 gennaio 2022, Palazzo Cipolla, a Roma, ospita la prima monografica di Quayola, classe ‘82, tra gli esponenti più noti della media-art internazionale.

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A Palazzo Cipolla, fino al 30 gennaio 2022, mostra monografica “Quayola-Re-coding”. La media-art internazionale approda a Roma

Fino al 30 gennaio 2022, Palazzo Cipolla, a Roma, ospita la prima monografica di Quayola, classe ‘82, tra gli esponenti più noti della media-art internazionale.

Per la sua ventennale vocazione al confronto tra l’educazione classica e l’uso dei mezzi di espressione visiva più all’avanguardia, il Palazzo in via Del Corso è quanto mai la cornice giusta per esporre i lavori di questo giovane romano (londinese di adozione) che indaga la mimesi tra naturale e digitale. In mostra, opere realizzate tra il 2007 e il 2021: una vera full-immersione nell’essenza dell’arte di Quayola, per un progetto espositivo che si sviluppa in tre aree tematiche: iconografia classica, sculture non finite, e tradizione della pittura di paesaggio.

Avvalendosi dell’intelligenza artificiale e stringhe di codice generativo, l’artista ricodifica le Belle Arti attraverso una nuova prospettiva, utilizzando un linguaggio che riflette la sua visione poetica del mondo digitale. Ovvero, esplorando le infinite possibilità di formalizzazione dell’idea creativa attraverso la moltitudine di opportunità che la tecnologia gli offre, al pubblico offre un universo plastico che è, assieme, revisione della Storia dell’Arte, vissuto e nuovi mezzi tecnologici.

L’arte computazionale è al centro della ricerca di Quayola: i capolavori dell’arte italiana ed europea vengono proposti attraverso una rielaborazione che restituisce una miscellanea di grande impatto visivo, tra passato e presente. In questo senso, dunque, lo stesso processo di ricerca è la base dell’opera d’arte. “Il mio rapporto con la tecnologia è soprattutto di fascinazione, perché essa mi consente di fare cose mai fatte prima, giacché impossibili da realizzare – spiega Quayola -. Le nuove tecnologie sono strumenti che ci aiutano a riscoprire quanto del mondo già conosciamo, guardandolo con diverse modalità; modalità più moderne. Nelle mie opere, mi piace cercare la dimensione storica del soggetto, com’è stato esplorato nei secoli e come, invece, possiamo vederle oggi, attraverso queste sintesi digitali”.

I dipinti, rinascimentali e barocchi; così come le sculture, dunque, attraverso metodi informatici, sono trasformati in complesse composizioni digitali e scolpite con mezzi robotici: tutto, sviluppando un corpo di lavoro che invita a riflettere sul fatto che una forma immateriale (come i video) o materiale (stampe et alia) possa divenire una nuova forma di materialità. Mescolando realtà tangibile e digitale.

“Non si tratta di narrazioni lineari – continua l’autore -: nei miei lavori, i soggetti sono solo un pretesto creativo per l’elaborazione di una visione e di una gestualità più intimista. Cioè, esploro la sottile linea di confine tra realtà e finzione; i capolavori della storia dell’arte trasmutano nel digitale”. Sì, perché Quayola si confronta con la tradizione artistica occidentale e la ripensa attraverso le più avanzate tecnologie contemporanee, che non sono più strumento, bensì partner.

Le regole codificate dalla Storiografia e dalla critica vengono renderizzate in set di informazioni; tracce che, nella lettura della macchina, originano nuovi codici estetici. Non a caso, oggi, i software creano nuovi linguaggi ed è proprio attraverso di questi che l’autore esplora le opere che narrano i canoni estetici del Barocco o dell’antichità. L’occhio non acculturato di queste macchine, le (ri)guardano senza pregiudizi, creando un risultato affascinante, perché l’osservatore ha l’impressione di guardare cose note e, al contempo, sconosciute, arrivando a mettere in discussione anche i canoni artistici così come sempre intesi.

La mostra è promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, presieduta dal professor Emmanuele F.M. Emanuele; realizzata da Poema con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia, ed è curata da Jérôme Neutres e Valentino Catricalà.
Info: https://www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it