Sono senza dubbio fra gli scatti più iconici del fotogiornalismo dell’anno e Roma li ospita in anteprima nazionale, celebrando la 65esima edizione del blasonato Concorso World Press Photo.
Fino alla prima decade di giugno, infatti, al Palazzo delle Esposizioni, spazio ai ritratti più significativi dei 365 giorni appena trascorsi, che si mostrano al grande pubblico in tutta la loro forza dirompente.
Sono i 122 finalisti del Premio che, dal 1955, porta in auge i migliori fotografi professionisti al mondo. E, con loro, i fatti di cronaca più evocativi: non sempre noti, ma sicuramente emozionanti.
Dopo la presentazione ufficiale ad Amsterdam (patria della World Press Photo Foundation) il 15 aprile, e prima di iniziare un tour mondiale, la mostra “World Press Photo 2022”, contempla, anche quest’anno, la tappa capitolina. Perchè dal Caput mundi si propaghi il messaggio dell’ineludibile capacità narrativa delle immagini, del loro essere una testimonianza storica fondamentale, oltre che documenti sui generis dell’ intera umanità.
I quattro vincitori del 2022 sono stati selezionati tra i 24 regionali, per ciascuna delle quattro categorie (Singole, Storie, Progetti a lungo termine e Open Format), per ognuna delle sei zone del mondo (Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, America del Sud, Sud Est asiatico e Oceania) e a fronte di 64.823 lavori e progetti, inviati da 4.066 fotografi da 130 Paesi.
Dopo un mondo in cui il COVID-19 sembrava essere l’unica emergenza, a Amber Bracken, fotografa canadese per il New York Times, il “World Press Photo of the year-2022”. La sua opera mostra una fila di abiti rossi appesi a croci di legno lungo una strada, in memoria di 215 presunte tombe non contrassegnate dei bambini indigeni morti presso la Kamloops Indian Residential School (una cittadina della British Columbia).
Un frame che narra la storia intensa e sconosciuta dell’ennesimo sopruso perpetrato contro una minoranza etnica, e che, pur mostrando un paesaggio di quiete (c’è perfino un arcobaleno sullo sfondo…), finisce per divenire memoria attiva “di una resa dei conti globale sulla colonizzazione”.
Il “World Press Photo Story of the Year”, invece, è andato a Matthew Abbott, con un lavoro per il National Geographic/Panos Pictures, che racconta di come gli aborigeni australiani brucino, strategicamente, solo il sottobosco, rimuovendo l’accumulo di residui vegetali e diminuendo la CO2 causa del riscaldamento climatico.
A vincere il “World Press Photo Long-Term Project Award”, Lalo de Almeida, dal Brasile, che ha documentato le gravi condizioni della foresta amazzonica, minacciata da deforestazione, sviluppo infrastrutturale e altre scelte politiche regressive del presidente Bolsonaro.
Questo, senza dimenticare che il Premio parli anche italiano, con la menzione d’onore a Viviana Peretti, fotografa freelance con base a Bogotà, per un progetto (durato nove anni) che indaga il crimine di “sparizione forzata” in Colombia: con la sua macchina fotografica ha documentato il programma dell’attuale Governo di riesumare e identificare i corpi delle vittime di esecuzioni extragiudiziali gettati in tombe non registrate, mentre le famiglie sperano – impotenti – nel ritorno dei loro cari.
La rassegna si apre anche a media diversi con la sezione dedicata al “World Press Photo Open Format Award”: ha vinto il progetto di Isadora Romero, dall’Ecuador, con un video (composto da fotografie digitali e cinematografiche, alcune delle quali scattate su pellicola 35mm scaduta e, successivamente, disegnate dal padre) in cui si discute sulla migrazione forzata dai luoghi natii.
Inoltre, quest’anno, la fruizione sarà ancora più coinvolgente grazie a diversi QRcode sparsi lungo il percorso di visita, che, scansionati, permettono di ascoltare genesi e significati delle opere.
L’evento è promosso da Roma Culture e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo, in collaborazione con 10b Photography.
Info: www.palazzoesposizioni.it
A Roma anteprima del World Press Photo, gli scatti più belli del fotogiornalismo mondiale
Gli scatti più iconici del fotogiornalismo dell'ultimo anno



















