Al Teatro Quirino di Roma Emilio Solfrizzi è un adorabile Falstaff

"L’esperienza vissuta ieri, 5 maggio, al debutto della Compagnia Molière con Falstaff – L’arte di farla franca, è stata decisamente una di quelle destinate a tornare alla memoria".

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Il Teatro Quirino di Roma si trova a due passi da Fontana di Trevi, la fontana più conosciuta al mondo, e percorrere le strade adiacenti per recarsi a teatro è già di per sé un’esperienza che stimola tutti i sensi: le voci dei turisti, gli odori dei locali gremiti di persone di ogni nazionalità, la vista di uno dei monumenti più potenti e suggestivi della città e, tra le mani, il biglietto per entrare in uno storico teatro il cui nome completo, Teatro Quirino Vittorio Gassman, evoca opere, immaginari viaggi e tutta la magia del vero teatro.

Tutto questo è il preambolo di un’esperienza unica, sia essa positiva o negativa: un viaggio che può restare nei ricordi oppure svanire appena varcata l’uscita al termine dello spettacolo. Ma l’esperienza vissuta ieri, 5 maggio, al debutto della Compagnia Molière con Falstaff – L’arte di farla franca, è stata decisamente una di quelle destinate a tornare alla memoria.

Già l’inizio dello spettacolo, con il sipario dorato e lo sprint scintillante di Emilio Solfrizzi, ci trasporta in un mondo accogliente e visionario, come all’inizio di uno spettacolo in un vecchio club jazz . Mi piace, piace al pubblico: si percepisce subito un’energia positiva e coinvolgente che si consolida sempre di più con l’avanzare della storia. Si stringe così quel secolare patto tra interpreti e spettatori, in cui il pubblico desidera ardentemente credere alla verità del personaggio.

Ben presto, infatti, Emilio Solfrizzi, nei panni di un Falstaff un po’ shakespeariano e un po’ seduttore alla Don Giovanni, si fa amare per la sua identità di uomo senza scrupoli e senza morale, pronto a prendersi gioco di tutti perché, per lui, la stupidità umana va combattuta ma anche assecondata, se utile ai propri interessi.

Segue una girandola di scene in cui Falstaff conquista sempre più il ruolo di mattatore del palcoscenico della vita. Sì, è un mascalzone, ma la sua simpatia e il suo fascino lo rendono irresistibile. Forse perché noi esseri umani finiamo spesso per amare proprio chi riesce a prendersi gioco degli altri, pur non essendone capaci noi stessi.

Grazie anche all’ottimo compagno di scena, Falstaff si manifesta come un comico di alto livello: un po’ Totò, con momenti davvero esilaranti, soprattutto nella scena delle due donne e dei due mariti.

È un uomo che non ha paura di nulla, tranne che di sé stesso e del male compiuto agli altri. Ed è forse anche l’uomo più triste del mondo, finché la verità della sua vita resterà quel “sipario peggiore” che incombe su di lui.

La trama è nota, ma viene resa ancora più vivace dalla fantasia di Davide Sacco, che firma anche una regia originale e accurata. Belle le scene: moderne, essenziali e funzionali nell’uso dei tendaggi e delle luci.

Uno spettacolo da godere pienamente, usando tutti i sensi e usando la nostra capacità di credere.