Albano, Ferrarini aggrega mentre il centrosinistra si disgrega

Il candidato Sindaco del centrodestra e dei riformisti civici detta l'agenda politica e si fa inseguire da Borelli anche sui social

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Dal team del candidato sindaco del centrodestra e dei civici riformisti Massimo Ferrarini trapela grande soddisfazione dopo un fine settimana di mobilitazione nelle piazze che ha visto una ottima partecipazione di cittadini che hanno voluto dire la loro sulle priorità del programma elettorale.

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Il senso politico della manifestazione tuttavia va ben oltre, perché si inserisce in un contesto in piena accellerazione. Arriva infatti subito dopo l’annuncio della corsa solitaria di Salvatore Tedone, candidato sindaco lanciato da L’Altra Albano, che si va ad aggiungere a Luca Andreassi, in attesa delle decisioni del Movimento Cinque Stelle, il cui appoggio a Borelli ed al Partito Democratico è tutt’altro che scontato.

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Se dovessimo scattare una foto all’attuale panorama a pochi mesi dal voto è palese come mentre attorno a Massimo Ferrarini si stia sviluppando un processo di aggregazione, mentre il centrosinistra è in piena disgregazione.

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Saranno otto le liste a sostegno dell’ex capogruppo FdI a Palazzo Savelli, segno di quanto la figura di Ferrarini sia un valore aggiunto capace di allargare i confini già ampi dei partiti del centrodestra, mentre il Pd di Albano pare impotente a fermare l’emoralgia di liste e partiti che via via stanno abbandonando la coalizione che negli ultimi cinque anni ha retto le sorti di Albano.

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Stavolta non basterà ai dirigenti dem gridare al “complotto”, agitare lo spettro di oscure manovre, o peggio espellere qualche fondatore, perché a prendere altre strade non sono i firmatari della sfiducia, ma compagni di viaggio che quella sfiducia non l’hanno condivisa.

Evidentemente però i problemi, che su queste pagine proviamo a raccontarvi da tempi non sospetti, erano molto più profondi di quanto Borelli ed i suoi fedelissimi si ostinavano, ed in alcuni casi ancora si ostinano, a sostenere.

Evidentemente i firmatari della sfiducia hanno avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di certificare la morte celebrale di un progetto politico che si trascinava da almeno due anni, senza alcuna spinta propulsiva, in preda a convulsioni e scontri intestini.

Una crescente debolezza politica che si ripercuote anche sulla comunicazione di Massimiliano Borelli, che da incontrastato principe del web negli ultimi giorni appare estremamente nervoso. La narrazione egocentrata ha ceduto il passo agli attachi verso gli avversari, prendendosela anche con gli altrui slogan: perché “non si governa con uno slogan” ha tuonato in un post, dove però appaiono in bella mostra i suoi, di slogan.

Insomma, se la campagna di Ferrarini sta alzando i regimi del motore, Borelli sembra quasi in panne. Basti pensare che all’inizio di questa sfida la presenza sui social media secondo molti osservatori era l’unico vero punto in cui Borelli godeva di qualche vantaggio, ma già da ora, le cose sembrano essersi ribaltate anche su questo versante.

Ferrarini infatti detta l’agenda della campagna: è lui ad aver parlato per primo di iniziative per favorire la partecipazione dei cittadini al programma, così come è Ferrarini ad annunciare per primo liste e candidature. Borelli ed il Pd sembrano inseguire i fatti, subendoli.

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