Selezionato per Casa Sanremo Writers 2026, Sempre ritorni come l’onda di Antonio Scommegna attraversa stagioni private e collettive: le pagine dedicate alla pandemia, i testi civili, i salmi laici che interrogano silenzio e giustizia, fino alla tenerezza delle poesie d’amore. Il paesaggio diventa biografia: saline, vento, banda del paese, processioni, odori e voci che ritornano come onde. Editore: SBS Edizioni. Anno: 2025. Prezzo: € 15.
Le poesie sulla pandemia mostrano rabbia e compassione insieme. Che cosa desiderava restasse “in archivio” di quel tempo?
“Desideravo che restasse la verità di quel tempo, senza cancellarne né la paura né la solidarietà. In “archivio” volevo lasciare le voci e i gesti quotidiani, la distanza e il silenzio delle strade, ma anche la tenerezza ostinata con cui le persone hanno continuato a cercarsi, a resistere, a credere nella vita, nonostante tutto. La rabbia era contro l’impotenza e l’ingiustizia, la compassione nasceva dal riconoscere la fragilità comune. Ciò che volevo restasse non era solo il ricordo del dolore, ma la traccia umana di chi, in mezzo al buio, ha imparato di nuovo cosa significa essere insieme. Il senso profondo di queste poesie è quello di cercare di trasformare la rabbia in una nuova energia morale, mentre la compassione ci ha costretti a riconoscerci in un destino condiviso. Ho voluto fissare in memoria non un tempo di paura, ma un tempo di verità: quello in cui l’umanità si è mostrata nuda, vulnerabile e allo stesso tempo capace di solidarietà. Nel buio della pandemia, infatti, si è riscoperto che la salvezza non è individuale, ma nasce dal sentirsi parte di un tutto: pur chiusi e distanti, abbiamo imparato di nuovo a guardarci. La rabbia e la compassione sono state due voci di una umanità che non ha smesso di dare un senso alla vita”;
Nei testi civili compaiono parole come dignità, lavoro, giustizia. Da quale episodio concreto è nata la poesia più “urgente” del libro?
“La poesia più “urgente” – “Notte di Natale” – nasce da tanti episodi reali, visti o vissuti, e non ho potuto tacere, tante le ingiustizie subite o osservate. Le parole come dignità, lavoro e giustizia hanno smesso di essere concetti astratti e sono diventate corpo, esperienza, ferita. In quel momento queste parole non erano più idee, ma carne viva; un modo per trasformare la rabbia in impegno. Ho scritto quasi d’impulso, senza cercare bellezza,ma solo per dare voce a quella ferita. Per questo è “urgente”: perché non nasce da un’idea, ma da un fatto che brucia, da qualcosa che ha chiesto di essere detto subito, con verità e senza ornamenti”;
La rosa dei venti e i nomi dei venti diventano quasi personaggi. Qual è il vento che sente più suo e perché?
“Il Maestrale risulta particolarmente evocativo perché non è solo un vento fisico, ma è simbolo di movimento, di cambiamento e di libertà. Sferzante, con la sua forza che apre il cielo evoca chiarezza, rinnovamento e respiro. Esso porta con sé il paesaggio della costa, le onde mosse, elementi concreti che radicano la poesia nella vita reale. Il Maestrale trasmette energia, spinge a guardare avanti. Direi che è il vento che meglio unisce concretezza nella vita, trasformandosi in voce poetica”;
La musica popolare e la banda ritornano come memoria felice. Che rapporto ha oggi con quella musica, anche nelle letture pubbliche?
“La banda musicale è per me un ricordo vivo della mia infanzia e dei momenti felici vissuti soprattutto nel mio paese natio. Evoca affetto, un forte legame con le mie radici, momenti di comunità e di festa. Quando leggo le poesie in pubblico, cerco di far sentire quel ritmo, quel calore, come se le parole potessero suonare creando in chi ascolta la stessa atmosfera di festa e di comunità. Non è solo nostalgia, è un modo per trasmettere gioia e vicinanza, per ricordare che la poesia, come la musica, nasce dalla vita di tutti i giorni, dai gesti condivisi e dalle piccole gioie che rendono il mondo più umano.




















