Dal mese di marzo il Consiglio Comunale di Albano non riesce a riunirsi in prima convocazione a causa delle assenze politiche di parte della maggioranza del Sindaco Borelli. Un fatto bastevole di per se a descrivere una situazione meritevole di una qualche riflessione supplementare da parte del Primo Cittadino.
Non ha fatto eccezione l’ultima assemblea convocata per lunedì 19 maggio e forzatamente consumatasi il giorno successivo. A mostrarsi riluttanti sono stati ancora gli esponenti di Patto Civico e Noi Domani, che hanno permesso si l’approvazione del bilancio previsionale per un solo voto di scarto, qualche settimana fa, ma che hanno fatto sudare le proverbiali sette camice a Pd e compagni prima di dare il via libera alla variazione di bilancio all’ordine del giorno della seduta di maggio.
Lo schema è è ormai consolidato: Santilli e Gambucci restano a casa in prima convocazione per dimostrare la loro insoddisfazione, ribadendo parallelamente il loro essere numericamente determinanti per la sopravvivenza della giunta.
Un fare che di fatto mette Sindaco e maggioranza in una condizione di “ricattabilità politica” difficilmente sostenibile a medio termine. Sia da un punto di vista politico, perché pone il Partito Democratico, dominus della coalizione, in uno stato di assoluta minorità, ma soprattutto dal punto di vista amministrativo, mostrando un totale condizionamento nelle scelte di indirizzo proprie di una giunta realmente autonoma e capace di assolvere al proprio ruolo statutario con la necessaria libertà.
Una situazione quantomeno imbarazzante, che abbiamo contezza stia iniziando a generare qualche esame di coscienza anche all’interno del Pd. Fino a quando i “dem” affideranno le loro sorti agli umori del duo socialista?
Sui social Borelli plaude per l’approvazione di una mozione su “Gaza”, scagliandosi contro il governo Meloni ed i consiglieri di opposizione “vecchi e nuovi”. Tuttavia crediamo che il Sindaco farebbe meglio a preoccuparsi di come lui sta gestendo la crisi della sua maggioranza, perché se le capacità di governo e mediazione sono quelle sotto gli occhi degli albanensi, difficilmente potrebbe ottenere da Hamas la liberazione degli ostaggi e la consequenziale cessazione del fuoco per parte israeliana.
Non vorremmo che il nobile obiettivo della pacificazione in “Terra Santa”, ad Albano si trasformi in una specie di piccola arma di distrazione rispetto allo stato comatoso del centrosinistra.
In questo contesto hanno buon gioco le consigliere comunali Laura Faccia e Simonetta Lucci, che sottolineando le ragioni per cui hanno deciso di chiamarsi fuori dalla maggioranza, stanno facendo emergere una realtà ben diversa dalla narrazione di Palazzo Savelli.
“La continua mancanza del numero minimo per l’apertura delle sedute dei consigli comunali, all’interno dell’attuale maggioranza, rafforza le nostre considerazioni: non ci sono le condizioni che permettano di promuovere le nostre idee e i nostri progetti né una visione unitaria di fine mandato elettorale. Non possiamo avallare scelte fondate su divisioni di ruoli a breve termine, basate su interessi politici limitati e di corrente anziché sul merito. Tutto questo da un lato rafforza le nostre scelte e, dall’altro, rappresenta una sconfitta per la città di Albano Laziale e per un progetto a cui
credevamo di poter dare un contributo fino a che e’ stato possibile”. Sono le parole che Faccia e Lucci hanno affidato ai social dopo il Consiglio Comunale del 20 maggio.
Altro che verifica per rilanciare il programma di fine mandato, nel centrosinistra si sta consumando ciò che assume i contorni di una “guerra per bande” al fine di spartire gli ultimi brandelli di potere in vista dell’ormai prossimo showdown elettorale.



















