CIO, la figura che sta cambiando la ristorazione, ma noi abbiamo scoperto chi è già un passo avanti

C’è un ruolo che sta emergendo silenziosamente nel mondo della ristorazione e promette di cambiarlo per sempre: il Culinary Intelligence Officer

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C’è una figura che sta emergendo silenziosamente nel mondo della ristorazione e promette di cambiarlo per sempre: il Culinary Intelligence Officer (CIO). Una figura a metà tra strategia, dati e creatività, capace di trasformare un ristorante in una macchina perfettamente calibrata per il successo. In Italia quasi nessuno ne parla ancora, ma c’è già chi lo fa da ben 6 anni. Il suo nome è Cristiano Bucciero. Un professionista con oltre 26 anni di esperienza nel food & beverage, una carriera che abbraccia marketing, storytelling, consulenza strategica e intelligenza artificiale applicata alla ristorazione. Lo abbiamo incontrato per capire perché tutti i più grandi ristoratori vogliono un CIO, ma nessuno è ancora pronto ad ammetterlo.

Cristiano, sei tra i pochi in Italia a rappresentare questa nuova figura professionale, il Culinary Intelligence Officer. Ma chi è esattamente un CIO e perché sta diventando fondamentale nella ristorazione?

“Il CIO è l’anello mancante tra chef, sommelier, maître di sala. È il professionista che, attraverso l’uso dei dati, dell’intelligenza artificiale e dell’analisi strategica, permette a un ristorante di prendere decisioni più precise, più redditizie e più sostenibili. Significa ridurre gli sprechi ottimizzando gli acquisti, prevedere cosa i clienti vorranno prima ancora che lo sappiano, strutturare i menu non solo in base alla creatività, ma anche ai margini di guadagno e alle tendenze emergenti. È un ruolo che all’estero, in Francia e Spagna, è già una realtà. In Italia? Ancora troppi preferiscono pensare che il successo sia solo questione di talento e intuizione”;

Ma allora, parliamoci chiaro: se il Culinary Intelligence Officer è così importante, perché nessuno ammette di averne uno?

“Perché siamo ancora fermi alla vecchia retorica del genio solitario. Lo chef visionario, il maître infallibile, il sommelier che indovina sempre il vino perfetto. La verità è che la ristorazione è cambiata: oggi serve una regia intelligente, qualcuno che sappia integrare tecnologia, branding e analisi dei dati per fare la differenza. Ma molti ristoratori non vogliono ammettere che dietro il loro successo c’è anche un lavoro scientifico e strategico. Non vogliono che si sappia che certe scelte di menu non sono solo “ispirazioni”, ma il risultato di un’analisi approfondita. È un po’ come la magia: il pubblico vuole lo spettacolo, non conoscere i trucchi dietro le quinte”;

Tu lavori come ghost consultant per chef e ristoratori. Ma cosa significa esattamente?

“Significa che il mio nome non appare, ma il mio lavoro è presente in molte realtà di successo. Io non fornisco solo consulenza, creo strategie su misura per il ristorante, basate su dati e analisi avanzate. Ottimizzo il menu, riduco gli sprechi, miglioro la brand identity, rendo un ristorante più redditizio senza snaturarne l’anima. La mia regola è chiara: lavoro con un solo cliente alla volta. Non esistono conflitti d’interesse. Se un ristoratore sceglie di lavorare con me, avrà il mio supporto esclusivo dall’inizio alla fine”;

Quindi non vedremo mai un ristorante dire pubblicamente: “Abbiamo un CIO, è Cristiano Bucciero”?

“Difficile. Il mio lavoro è fondato sulla lealtà e la riservatezza. I miei clienti si affidano a me perché sanno che non lavorerò con nessun altro concorrente. Ed è questa la grande differenza tra una semplice consulenza e il mio ruolo: io non faccio business con più ristoranti contemporaneamente. Lavoro con uno e lo porto al massimo del suo potenziale”;

Cristiano, a questo punto dobbiamo farti la domanda diretta: quanto costa avere un CIO come te?

“Dipende. Se la domanda è “quanto costa?”, probabilmente non sei pronto per lavorare con me. Ma se la domanda è “quanto posso guadagnare ottimizzando il mio business?”, allora possiamo iniziare a parlarne. Il mio lavoro si ripaga da solo. Chi sceglie un CIO non sta facendo una spesa, sta facendo un investimento sul proprio futuro”;

Parliamo di Chefs in Rome, il tuo progetto tra TV, libri e docufilm. Non è un po’ in contraddizione con il tuo ruolo di ghost consultant?

“Assolutamente no. Chefs in Rome è il mio investimento sul futuro. Il mio lavoro da ghost è il mio consolidamento dopo 26 anni di esperienza. Il primo è un progetto di crescita e divulgazione, il secondo è la mia expertise che diventa valore per chi sceglie di lavorare con me. La differenza è che in Chefs in Rome mi espongo, mentre nel mio lavoro di ghost consultant il mio nome resta dietro le quinte. Ma la passione per la ristorazione è la stessa”;

Quindi possiamo dire che il tuo vero lavoro è fare il ghost consultant?

“Il mio vero lavoro è creare valore nel food & beverage, sia che lo faccia con un progetto editoriale, sia che lo faccia con strategie invisibili ma efficaci per i ristoranti. La differenza è che con Chefs in Rome creo cultura e narrazione. Con il mio lavoro da ghost consultant creo risultati;

Torniamo alla figura del CIO. Secondo te, quando diventerà ufficialmente riconosciuta anche in Italia?

“Quando la ristorazione capirà che non basta un buon prodotto per avere successo. Serve un metodo. Serve qualcuno che sappia leggere i dati, anticipare le tendenze, rendere ogni euro investito più produttivo. La domanda non è se la figura del CIO si affermerà, ma quando chi oggi la ignora si renderà conto di averne bisogno. Molti chef vedono il CIO come una minaccia alla loro creatività. Pensano: “Ecco un altro consulente che vuole dirmi come cucinare.” Ma è il contrario. Io non tocco la creatività, la potenzio. Un CIO non dice a uno chef cosa deve fare. Gli fornisce dati per fare meglio quello che già sa fare benissimo. La resistenza è solo culturale. Ma sono sicuro che tra cinque anni chi non avrà un CIO nel proprio team sarà considerato un dinosauro della ristorazione”;

Possiamo dire con certezza che almeno uno dei ristoranti più famosi in Italia ha un CIO?

“Possiamo dire con certezza che chi oggi domina la scena enogastronomica non lo fa per caso”;

E quando verrà fuori la verità su chi sta già usando queste strategie?

“Sicura è una cosa, quel giorno il mercato non sarà più lo stesso, e il mio mood di lavoro è sempre quello di guardare al futuro senza mai perdere di vista il passato. Per rispondere alla tua domanda quando verrà fuori la verità su chi sta già usando queste strategie? Non so dirtelo, ma quello che posso dirti che sto già lavorando a qualcosa di ancora più avanti”.

COSA SUCCEDERÀ ORA?

La figura del Culinary Intelligence Officer è pronta a esplodere. Cristiano Bucciero ha già capito come funzionerà il futuro della ristorazione. Ma chi sarà il primo ad ammettere che ha un CIO dietro al proprio successo? Il dibattito è aperto.