Con Ferrarini il centrodestra torna a rappresentare Albano in Città Metropolitana

La mancata elezione di Nicola Marini in Città Metropolitana un grave errore politico del Partito Democratico dalle conseguenze imprevedibili

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Massimo Ferrarini e Nicola Marini

Volevamo tagliare la burocrazia e siamo finiti per tagliare la democrazia. Questo l’esito non brillante della riforma Delrio che, trasformando Province e Città Metropolitane in enti di secondo livello, ha tolto dalle mani degli elettori la facoltà di eleggere Presidente e Consiglieri Provinciali, consegnando di fatto il potere di farlo alle segreterie ed alle correnti di partito.

Nonostante questo che resta un vulnus auspicabilmente da riparare al più presto, le Province mantengono competenze significative su materie importanti come l’edilizia scolastica e la viabilità. La Città Metropolitana di Roma in particolare, sarà chiamata a gestire una fetta non trascurabile dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ecco perché per i territori è importante avere propri rappresentanti in questo consesso, sia in maggioranza che in opposizione.

Le elezioni svoltesi lo scorso fine settimana hanno segnato una svolta, per molti aspetti inattesa per Albano Laziale. Dopo circa 10 anni infatti il centrodestra torna ad esprimere l’unico Consigliere Metropolitano della città, nella figura di Massimo Ferrarini, mentre il Partito Democratico di Albano si vede privare di una sua propria rappresentanza in Consiglio Metropolitano, dopo che da 11 anni governa Palazzo Savelli, con Nicola Marini prima e Massimiliano Borelli adesso.

La non scontata elezione di Ferrarini è figlia di un investimento politico fatto dalla Federazione Provinciale di Fratelli d’Italia, partito di cui è capogruppo a Palazzo Savelli, che ha ritenuto necessario puntare, tra gli altri, su colui che è risultato il più votato della storia di Albano lo scorso anno, oltre che della credibilità personale di Ferrarini, che ha dimostrato di sapere allargare i consensi del partito di Giorgia Meloni sul territorio, guardando a settori del centrodestra e del civismo moderato, storicamente non assimilabili alla destra politica. Uno schema che potrebbe rappresentare una base su cui ridefinire il profilo ed il perimetro di tutta la coalizione alternativa al centrosinistra sul territorio, che veda FdI come perno imprescindibile.

Discorso inverso si deve fare per il Partito Democratico, provinciale e regionale, che in questa occasione pare avere inceppato un meccanismo che lo ha visto trionfare in molte occasioni negli ultimi anni, ad Albano ed in tutti i Castelli Romani. Ai nastri di partenza infatti il Pd presentava una candidatura di grande spessore, come quella di Nicola Marini, per 10 anni Sindaco di Albano, già Presidente di ANCI Lazio e del Consiglio delle Autonomie Locali del Lazio. Una candidatura che, stante l’automatica designazione di Roberto Gualtieri come Sindaco Metropolitano, possedeva tutti i requisiti per ambire alla carica di Vice Sindaco Metropolitano. Una posizione che avrebbe certamente portato grandi vantaggi al territorio, indipendentemente dalle colorazioni politiche. Uno scenario sfumato dalla non elezione di Marini.

Un grave errore politico del Pd, non solo per essersi privato di un suo esponente, che per competenza ed esperienza sarebbe stato un valore aggiunto per i Dem al governo dell’area metropolitana, ma perché, così facendo, inevitabilmente genererà conseguenze su tutto il territorio dei Castelli, che non vedrà esponenti del Pd in maggioranza, e sulla maggioranza di centrosinistra alla guida della città di Albano, sottoposta ad un indubbio smacco politico, sui cui esiti a medio termine è difficile pronunciarsi ora, ma che, in un quadro politico generale in evoluzione, potrebbero essere imprevedibili, anche per una coalizione come quella di Borelli, apparentemente più che solida.

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